<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: La zona rossa</title>
	<atom:link href="http://www.vittimeamianto.it/2009/04/la-zona-rossa/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.vittimeamianto.it/2009/04/la-zona-rossa/</link>
	<description>Lotta al Mesotelioma e sostegno ai malati</description>
	<lastBuildDate>Sat, 11 Feb 2012 20:39:25 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
	<item>
		<title>Di: Paola</title>
		<link>http://www.vittimeamianto.it/2009/04/la-zona-rossa/comment-page-1/#comment-8</link>
		<dc:creator>Paola</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2009 23:08:42 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vittimeamianto.it/?p=136#comment-8</guid>
		<description>Sono con voi in questa battaglia.
Ho perso mio padre l&#039;anno scorso per mesotelioma pleurico. Ha lavorato per quasi trent&#039;anni con una ditta appaltatrice nell&#039;ENICHEM di Brindisi. Si occupavano di smaltimento rifiuti industriali.Ed ora che era arrivato alla sudata pensione da circa un anno, ci è crollato il mondo addosso.
Leggendo la Vs testimonianza ho rivissuto il calvario della mia famiglia,cercavamo di aggrapparci ad ogni speranza.Abbiamo affrontato la chemio, un&#039;intervento chirurgico devastante, la radio, ma non siamo riusciti a salvarlo. Nell&#039;arco di nove mesi siamo stati travolti da un treno in corsa che ci ha reso impotenti e in tutto ciò era sconvolgente la totale assenza delle istituzioni e la mancanza dei servizi. Durante la malattia di mio padre abbiamo fatto richiesta all&#039;INAIL di riconoscimento della malattia professionale e solo pochi giorni dopo la sua morte abbiamo ricevuto una lettera dove respingevano tale riconoscimento. Come può, l&#039;Istituto che dovrebbe tutelare i lavoratori non riconoscere una malattia professionale quale il mesotelioma? Ci siamo sentiti così male perchè non solo non siamo riusciti a salvarlo ma non gli hanno reso nemmeno giustizia dopo che lui ha dato la vita per il suo lavoro! In seguito, tramite un patronato abbiamo fatto una lettera di opposizione all&#039;INAIL ed ora siamo in attesa....Non sò quanti anni passeranno prima di vedere giustizia...spero solo che vengano trovate le cure quanto prima!!!
Grazie Paola</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono con voi in questa battaglia.<br />
Ho perso mio padre l&#8217;anno scorso per mesotelioma pleurico. Ha lavorato per quasi trent&#8217;anni con una ditta appaltatrice nell&#8217;ENICHEM di Brindisi. Si occupavano di smaltimento rifiuti industriali.Ed ora che era arrivato alla sudata pensione da circa un anno, ci è crollato il mondo addosso.<br />
Leggendo la Vs testimonianza ho rivissuto il calvario della mia famiglia,cercavamo di aggrapparci ad ogni speranza.Abbiamo affrontato la chemio, un&#8217;intervento chirurgico devastante, la radio, ma non siamo riusciti a salvarlo. Nell&#8217;arco di nove mesi siamo stati travolti da un treno in corsa che ci ha reso impotenti e in tutto ciò era sconvolgente la totale assenza delle istituzioni e la mancanza dei servizi. Durante la malattia di mio padre abbiamo fatto richiesta all&#8217;INAIL di riconoscimento della malattia professionale e solo pochi giorni dopo la sua morte abbiamo ricevuto una lettera dove respingevano tale riconoscimento. Come può, l&#8217;Istituto che dovrebbe tutelare i lavoratori non riconoscere una malattia professionale quale il mesotelioma? Ci siamo sentiti così male perchè non solo non siamo riusciti a salvarlo ma non gli hanno reso nemmeno giustizia dopo che lui ha dato la vita per il suo lavoro! In seguito, tramite un patronato abbiamo fatto una lettera di opposizione all&#8217;INAIL ed ora siamo in attesa&#8230;.Non sò quanti anni passeranno prima di vedere giustizia&#8230;spero solo che vengano trovate le cure quanto prima!!!<br />
Grazie Paola</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Fernando Fernandez</title>
		<link>http://www.vittimeamianto.it/2009/04/la-zona-rossa/comment-page-1/#comment-7</link>
		<dc:creator>Fernando Fernandez</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2009 19:29:16 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vittimeamianto.it/?p=136#comment-7</guid>
		<description>Salve, 
chiedo scusa per il mio Scarso Italiano, Complementi per quella lotta che state facendo.. significa una cosa molto importante como esempio de coraggio contra una tecnologia che con il tempo ha dimostrato un problema grave per la salute di quelle persone che hanno visuto e si anno avicinato al amianto
Chiedo con tutto il mio cuore che vostra lotta non rimanga solo in vostro territorio.. che si prolunge per tutto il mondo. Eternit ancora esiste e vive nei territori piu bisognosi...
http://www.eternit.com.co/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=92&amp;Itemid=187
in colombia per esempio e un materiale molto usato... senza controllo e che provabilmente sara un problemma per un domani.. 
Aiudateci a darci una mano.. vorrei una capire como mai ancora esiste Eternit e continua a contaminare il mondo.

grazie,

Fernando</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Salve,<br />
chiedo scusa per il mio Scarso Italiano, Complementi per quella lotta che state facendo.. significa una cosa molto importante como esempio de coraggio contra una tecnologia che con il tempo ha dimostrato un problema grave per la salute di quelle persone che hanno visuto e si anno avicinato al amianto<br />
Chiedo con tutto il mio cuore che vostra lotta non rimanga solo in vostro territorio.. che si prolunge per tutto il mondo. Eternit ancora esiste e vive nei territori piu bisognosi&#8230;<br />
<a href="http://www.eternit.com.co/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=92&#038;Itemid=187" rel="nofollow">http://www.eternit.com.co/inde.....Itemid=187</a><br />
in colombia per esempio e un materiale molto usato&#8230; senza controllo e che provabilmente sara un problemma per un domani..<br />
Aiudateci a darci una mano.. vorrei una capire como mai ancora esiste Eternit e continua a contaminare il mondo.</p>
<p>grazie,</p>
<p>Fernando</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: gianfranco ronga</title>
		<link>http://www.vittimeamianto.it/2009/04/la-zona-rossa/comment-page-1/#comment-6</link>
		<dc:creator>gianfranco ronga</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 16:12:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vittimeamianto.it/?p=136#comment-6</guid>
		<description>Sul sito dell’Associazione familiari vittime amianto ho letto dell’incontro programmato per le ore 18 del 6 aprile 2009 presso la Parrocchia San Sabino di Bari sul tema: 
Bonifica, lotta al mesotelioma pleurico, sostegno ai malati e alle loro famiglie.
La mia famiglia, originaria del barese e del foggiano, continua a nutrire un profondo interesse verso tutto quello che si muove nella realtà pugliese. Forse è un modo, almeno per quanto mi riguarda, di essere – non solo simbolicamente – vicino alla terra dove sono nato. Ho avuto occasione in passato (e per il tramite di chi era direttamente coinvolto) di seguire le iniziative che riguardano la c.d. Agenda Amianto ma l’attenzione era concentrata ai siti produttivi più conosciuti e pertanto non sapevo dell’esistenza di problemi nella città di Bari. Per questo, anche se oggi il cuore e la mente sono rivolte al vicino Abruzzo, da Roma ho invitato vecchi e nuovi amici baresi ad esserci, almeno per testimoniare con la propria presenza che questi problemi riguardano l’intera comunità civile e non solo chi ha pagato la duplice ingiuria della malattia e dell’indifferenza. La mia vicinanza oggi la posso esprimere solo con le parole in versi che ho scritto nel 2008 dedicate agli operai della Thyssen Krupp e alle vittime dell’amianto e del silenzio. Con amicizia, Gianfranco Ronga. 

Le ciliegie più rosse

Donami un ciliegio
con figlie più rosse
del fuoco che invade
alla colata di acciaio
e fa che siano pronte
se la vita le chiede
e il cielo è in attesa.
Dai la figlia più dolce
alla madre che dorme
nella bara di amianto
e le figlie più nere
e più dure del buio
per svegliare i vivi
dal loro letargo.


(2008)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sul sito dell’Associazione familiari vittime amianto ho letto dell’incontro programmato per le ore 18 del 6 aprile 2009 presso la Parrocchia San Sabino di Bari sul tema:<br />
Bonifica, lotta al mesotelioma pleurico, sostegno ai malati e alle loro famiglie.<br />
La mia famiglia, originaria del barese e del foggiano, continua a nutrire un profondo interesse verso tutto quello che si muove nella realtà pugliese. Forse è un modo, almeno per quanto mi riguarda, di essere – non solo simbolicamente – vicino alla terra dove sono nato. Ho avuto occasione in passato (e per il tramite di chi era direttamente coinvolto) di seguire le iniziative che riguardano la c.d. Agenda Amianto ma l’attenzione era concentrata ai siti produttivi più conosciuti e pertanto non sapevo dell’esistenza di problemi nella città di Bari. Per questo, anche se oggi il cuore e la mente sono rivolte al vicino Abruzzo, da Roma ho invitato vecchi e nuovi amici baresi ad esserci, almeno per testimoniare con la propria presenza che questi problemi riguardano l’intera comunità civile e non solo chi ha pagato la duplice ingiuria della malattia e dell’indifferenza. La mia vicinanza oggi la posso esprimere solo con le parole in versi che ho scritto nel 2008 dedicate agli operai della Thyssen Krupp e alle vittime dell’amianto e del silenzio. Con amicizia, Gianfranco Ronga. </p>
<p>Le ciliegie più rosse</p>
<p>Donami un ciliegio<br />
con figlie più rosse<br />
del fuoco che invade<br />
alla colata di acciaio<br />
e fa che siano pronte<br />
se la vita le chiede<br />
e il cielo è in attesa.<br />
Dai la figlia più dolce<br />
alla madre che dorme<br />
nella bara di amianto<br />
e le figlie più nere<br />
e più dure del buio<br />
per svegliare i vivi<br />
dal loro letargo.</p>
<p>(2008)</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Cristina Costantini</title>
		<link>http://www.vittimeamianto.it/2009/04/la-zona-rossa/comment-page-1/#comment-5</link>
		<dc:creator>Cristina Costantini</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 09:54:02 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vittimeamianto.it/?p=136#comment-5</guid>
		<description>Mi chiamo Costantini Cristina e vivo a Varese in Via Gradisca 19, a pochi metri da un fabbricato con un tetto molto esteso interamente coperto da cemento amianto ETERNIT).
In data 04.10.09 abbiamo inviato al ns Comune e per conoscenza all&#039;ASL e all&#039;ARPA una lettera nella quale
richiedevamo una valutazione della pericolosita&#039; di questa copertura.
In data 27.03.09, non avendo mai ricevuto alcuna risposta dagli enti interpellati, ho contattato il mio comune e mi e&#039; stato detto quanto segue.
Il proprietario del fabbricato ha consegnato il piano di controllo previsto dalla legge redatto da persona da lui
designata e il risultato e&#039; stato un indice di degrado pari a 48 (secondo i vecchi algoritmi).
Cio&#039; prevede obbligo di incapsulamento o rimozione della copertura entro 5 anni.
Nel caso in cui fossero stati applicati i nuovi algoritmi, in vigore dal dicembre 2008, vi sarebbe stato l&#039;obbligo di rimozione entro 12 mesi.
Ora mi chiedo:
1) E&#039; possibile che il controllo venga affidata a persona designata dal proprietario e non da terza persona esterna alle parti interessate?
2) E&#039; possibile che, soltanto per avere inviato la domanda a ottobre anziche&#039; gennaio, vengano applicati algoritmi vecchi che portano poi ad un obbligo molto diverso ossia ad un meno tempestivo intervento?
Faccio presente che a meno di 300 metri da questo fabbricato esiste una scuola e cio&#039;, secondo i nuovi algoritmi, definisce l&#039;area in questione un&#039;area sensibile.
 
Concludo quindi chiedendoVi: come cittadino c&#039;e&#039; qualcuno che alla fine puo&#039; tutelarmi, e mettermi per iscrittoche nessuno di noi (compreso il mio bambino di 2 anni) corre il rischio di contrarre il mesotelioma per questa vicinanza a zona molto sospetta?
 
Vi ringrazio per ogni informazione possiate darmi, sono molto preoccupata.
 
Grazie    </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi chiamo Costantini Cristina e vivo a Varese in Via Gradisca 19, a pochi metri da un fabbricato con un tetto molto esteso interamente coperto da cemento amianto ETERNIT).<br />
In data 04.10.09 abbiamo inviato al ns Comune e per conoscenza all&#8217;ASL e all&#8217;ARPA una lettera nella quale<br />
richiedevamo una valutazione della pericolosita&#8217; di questa copertura.<br />
In data 27.03.09, non avendo mai ricevuto alcuna risposta dagli enti interpellati, ho contattato il mio comune e mi e&#8217; stato detto quanto segue.<br />
Il proprietario del fabbricato ha consegnato il piano di controllo previsto dalla legge redatto da persona da lui<br />
designata e il risultato e&#8217; stato un indice di degrado pari a 48 (secondo i vecchi algoritmi).<br />
Cio&#8217; prevede obbligo di incapsulamento o rimozione della copertura entro 5 anni.<br />
Nel caso in cui fossero stati applicati i nuovi algoritmi, in vigore dal dicembre 2008, vi sarebbe stato l&#8217;obbligo di rimozione entro 12 mesi.<br />
Ora mi chiedo:<br />
1) E&#8217; possibile che il controllo venga affidata a persona designata dal proprietario e non da terza persona esterna alle parti interessate?<br />
2) E&#8217; possibile che, soltanto per avere inviato la domanda a ottobre anziche&#8217; gennaio, vengano applicati algoritmi vecchi che portano poi ad un obbligo molto diverso ossia ad un meno tempestivo intervento?<br />
Faccio presente che a meno di 300 metri da questo fabbricato esiste una scuola e cio&#8217;, secondo i nuovi algoritmi, definisce l&#8217;area in questione un&#8217;area sensibile.<br />
 <br />
Concludo quindi chiedendoVi: come cittadino c&#8217;e&#8217; qualcuno che alla fine puo&#8217; tutelarmi, e mettermi per iscrittoche nessuno di noi (compreso il mio bambino di 2 anni) corre il rischio di contrarre il mesotelioma per questa vicinanza a zona molto sospetta?<br />
 <br />
Vi ringrazio per ogni informazione possiate darmi, sono molto preoccupata.<br />
 <br />
Grazie    </p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Franco Boiti</title>
		<link>http://www.vittimeamianto.it/2009/04/la-zona-rossa/comment-page-1/#comment-4</link>
		<dc:creator>Franco Boiti</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2009 18:58:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.vittimeamianto.it/?p=136#comment-4</guid>
		<description>Ricordi sull’amianto – 1955 - Trieste

Buon giorno sono Franco Boiti triestino ma bergamasco di adozione dal 1974, ingegnere meccanico laureato al Politecnico di Torino, nato a Parenzo (allora provincia di Pola) il 16 gennaio 1943,  ma rientrato subito a Trieste, citta natia dei miei genitori, per le persecuzioni “delle foibe”.
Mio padre, morto nel 1999 a 89 anni, era farmacista dell’INAM a Trieste.
A proposito dell’amianto, quando se ne parla sembra che il suo effetto cancerogeno sia noto solo da ventanni, invece io ricordo che ero appena ragazzino, probabilmente al primo anno delle medie (quindi nel 1955) che avevo letto un documento di mio padre dell’associazione farmacisti che descriveva una ricerca sui tumori ai polmoni per l’amianto presente nel cantiere CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico) che aveva sede a Trieste tra il centro e il porto di Trieste; la ricerca riguardava una area ovale di circa mezzo km quadrato sottovento al cantiere in piena area cittadina abitata. E in quella zona la percentuale di tumori al polmone era nettamente superiore alla media e corrispondeva esattamente all’area soggetta alla ben nota “bora di Trieste” (vento di tramontana costantemente orientato da NNE tutto l’inverno).
Quindi sono ormai almeno 53 anni, piu’ il tempo allora necessario per fare la ricerca, che la cangerogenicita’ dell’amianto era ben nota nell’ambiente scientifico almeno dai primissimi anni del dopoguerra.
Sarebbe bello contestare queste date a chi ha continuato ad autorizzare l’uso nell’amianto nelle scuole, nelle carrozze ferroviarie, nell’edilizia in genere, nelle caldaie, nei ferri da stiro, nel famoso “eternit”,….fino a troppo pochi anni fa. 	Quella e’ la gente che dovrebbe pagare (sia in senso legale che finanziario) e sono tantissimi in tanti anni.
Sarebbe anche bello rintracciare questo documento che probabilmente risale all’ordine dei farmacisti a cui era iscritto mio papa’, ma che probabilmente era stato fatto come ricerca dall’universita’, o dalla sanita’, o dal comune di Trieste. (non penso che allora ci fossero altre istituzioni in grado di fare simili ricerche.
Grazie per l’attenzione
Ing. Franco Boiti
Pradalunga, Via Valle 44 CAP 24020 (BG)
Email: fboiti@yahoo.it</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ricordi sull’amianto – 1955 &#8211; Trieste</p>
<p>Buon giorno sono Franco Boiti triestino ma bergamasco di adozione dal 1974, ingegnere meccanico laureato al Politecnico di Torino, nato a Parenzo (allora provincia di Pola) il 16 gennaio 1943,  ma rientrato subito a Trieste, citta natia dei miei genitori, per le persecuzioni “delle foibe”.<br />
Mio padre, morto nel 1999 a 89 anni, era farmacista dell’INAM a Trieste.<br />
A proposito dell’amianto, quando se ne parla sembra che il suo effetto cancerogeno sia noto solo da ventanni, invece io ricordo che ero appena ragazzino, probabilmente al primo anno delle medie (quindi nel 1955) che avevo letto un documento di mio padre dell’associazione farmacisti che descriveva una ricerca sui tumori ai polmoni per l’amianto presente nel cantiere CRDA (Cantieri Riuniti dell’Adriatico) che aveva sede a Trieste tra il centro e il porto di Trieste; la ricerca riguardava una area ovale di circa mezzo km quadrato sottovento al cantiere in piena area cittadina abitata. E in quella zona la percentuale di tumori al polmone era nettamente superiore alla media e corrispondeva esattamente all’area soggetta alla ben nota “bora di Trieste” (vento di tramontana costantemente orientato da NNE tutto l’inverno).<br />
Quindi sono ormai almeno 53 anni, piu’ il tempo allora necessario per fare la ricerca, che la cangerogenicita’ dell’amianto era ben nota nell’ambiente scientifico almeno dai primissimi anni del dopoguerra.<br />
Sarebbe bello contestare queste date a chi ha continuato ad autorizzare l’uso nell’amianto nelle scuole, nelle carrozze ferroviarie, nell’edilizia in genere, nelle caldaie, nei ferri da stiro, nel famoso “eternit”,….fino a troppo pochi anni fa. 	Quella e’ la gente che dovrebbe pagare (sia in senso legale che finanziario) e sono tantissimi in tanti anni.<br />
Sarebbe anche bello rintracciare questo documento che probabilmente risale all’ordine dei farmacisti a cui era iscritto mio papa’, ma che probabilmente era stato fatto come ricerca dall’universita’, o dalla sanita’, o dal comune di Trieste. (non penso che allora ci fossero altre istituzioni in grado di fare simili ricerche.<br />
Grazie per l’attenzione<br />
Ing. Franco Boiti<br />
Pradalunga, Via Valle 44 CAP 24020 (BG)<br />
Email: <a href="mailto:fboiti@yahoo.it">fboiti@yahoo.it</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

