Tutto cominciò il 10 giugno del 2005.
La scuola era appena finita  e quello era il primo giorno di vacanza di nostra  figlia, l’unica e amatissima figlia.
Era un venerdì stranamente piovoso per quel periodo.
Mio marito aveva la febbre, ma si offrì ugualmente di accompagnarmi  al lavoro. Rifiutai  e uscii di casa sotto la pioggia, agitata per il traffico mattutino.  Com’era  prevedibile non riuscii a trovare un parcheggio nemmeno a pagamento , così lasciai l’auto in doppia fila e salii in ufficio a firmare la presenza. Dopo dieci minuti ero di nuovo in macchina  e giravo  per un posteggio.
Mi fermai ad un incrocio col semaforo e la mia vita, la sua prospettiva, cambiò brutalmente e radicalmente.
Un ragazzo gentile e bello, dai tratti angelici, educato, mi tamponò. Ora, a distanza di due anni e sette mesi,  mi piace pensare che fosse un angelo mandato a salvarmi. O meglio, ad allungarmi la vita.
Al pronto soccorso trascorsi sei ore  tra radiografie alla colonna vertebrale , visite ortopediche e neurologiche. La diagnosi fu ‘colpo di frusta’ con dieci giorni di prognosi. Tornai finalmente  a casa, avevo davanti a me il sabato e la domenica per riposare.
Da tempo, tre anni circa,  soffrivo  di un dolore acuto e costante alla spalla destra, sotto la scapola, che non mi dava pace neanche di notte. Assumevo continuamente farmaci antinfiammatori per  garantire la mia presenza sul lavoro.
L’avevo detto più volte al medico, ma la mia richiesta di aiuto era  rimasta  sempre inascoltata. Anzi  una volta mi fu proposto  di prendere delle goccine calmanti. Il dottor R. non mi ha mai visitato, neanche  quando a febbraio mi prescrisse l’aerosol per una bronchitella  che mi accorciava il respiro.
Questo dolore in seguito al tamponamento si acuì.
Il lunedì successivo – 13 giugno – appena sveglia, presi la decisione di andare privatamente da un radiologo a cui spiegai l’accaduto.  Subito dispose una radiografia toracica che mise in evidenza il versamento pleurico. Mi ordinò di tornare al pronto soccorso immediatamente  con le sue lastre.
Qui, cominciò la via crucis. La mia e dei miei cari.
Fui subito sottoposta alla toracentesi per drenare il liquido che avevo .
L’operazione, svolta in medicheria e con una punturina di anestetico, fu dolorosissima e invasiva. Col bisturi mi fu praticato un taglio tra due costole dove penetrò fortemente  il dito del chirurgo per allargare il foro nel quale avrebbe introdotto il tubo di drenaggio. Il dolore fu immenso e mi  sentii violata nel mio corpo non più integro. Gridai. La notte in ospedale non passava mai e nonostante gli analgesici ero sfinita come dopo una battaglia. Non riuscivo a credere a ciò che mi era successo, a quel buco aperto nel torace col tubo che fuoriusciva collegato a un contenitore. 
La mattina successiva i medici del reparto cominciarono stranamente a interrogarmi sul quartiere dove abitavo e su quelli che avevo abitato  precedentemente, sui luoghi frequentati dalla nascita fino a quel giorno.
Io non capivo e non capii nemmeno quando nominarono la Fibronit, ex fabbrica dell’amianto chiusa ormai da diversi decenni.  Nessuno mi spiegò niente. Si concentrarono sul colore giallo del liquido drenato e mi dissero che se fosse stato rosso cioè ematico sarebbe stato meglio per me, sarei stata salva.
Fui impressionata ma non ricevetti altra spiegazione neanche nei giorni successivi. I medici erano evasivi anche con mio marito e ad ogni richiesta d’informazione rispondevano d’ interpellare  il primario che, quando c’era, era sempre occupato o in sala operatoria o con gli studenti di Medicina da esaminare.
Io cominciavo a capire che doveva essere qualcosa di grave e d’incurabile. Piangevo e pregavo, pensavo a mia figlia di dodici anni e intanto avevo sempre il tubo infilato nel torace che mi procurava dolore.
Fui sottoposta a toracoscopia per prelevare i tessuti da esaminare.
Dopo la sala operatoria fui letteralmente assediata dalla febbre.
Ricordo che quel giugno del 2005  fece un caldo bestiale, che  eravamo in cinque in una stanza e che i parenti  entravano numerosi a tutte le ore per sostare interi pomeriggi fino alle dieci di sera.
Nel corridoio altra gente seduta alle sedie che si sventolava e parlava ad alta voce delle malattie, quelle proprie, delle cognate, dei suoceri, dei vicini di casa, degli amici e degli amici di amici.
Tutto senza discrezione, ognuno col proprio dialetto in un clima di afa africana e io con la febbre alta.
Mio marito ogni volta mi portava il gelato,  io lo mangiavo lentamente per prolungare quel refrigerio. Ma ormai il mio pensiero era la diagnosi. Bisognava aspettare l’esame istologico.
Intanto i giorni passavano lenti. Io ero dentro dal 13 giugno e fui dimessa il 2 luglio. In questi diciannove giorni vidi morire due persone, entrambe di notte. Il reparto funzionava malissimo, sovraffollato e con gl’infermieri insufficienti e sempre scocciati.
Mi resi conto di essere stata dimessa quando mi ritrovai nell’aiuola antistante l’entrata del reparto. Il verde dell’erba mi sorprese piacevolmente, l’aria era leggera e finalmente sorrisi. Pensai: ‘comunque vada adesso sono fuori’.
Tornai finalmente a casa dimagrita di dieci chili.  Mia figlia non c’era. In tutto questo tempo era stata al mare ospite di un’amica e della sua famiglia.

12 Commenti to “Testimone consapevole….”

  1. cristina scrive:

    ho trovato ieri questa testimonianza ma solo ora riesco a scriverne il commento,perchè mi tocca nel profondo ed è lacerante ricordare la stessa dolorosa via percorsa da mia madre,dall’indifferenza dei medici alle sue sofferenze al ricovero per versamento pleurico,alla dolorosissima procedura di drenaggio,ai giorni trascorsi a cercare di confortarla senza dirle la verità,talmente atroce da annientare anche noi famigliari.Poi il ritorno a casa con la certezza del poco tempo rimasto ma con la volontà di darle tutto il bene possibile.E’morta all’hospice a dicembre2009,due giorni dopo Natale,entrando a far parte dell’esigua percentuale di vittime dell’amianto per causa ignota.La procura ha disposto l’autopsia e l’abbiamo potuta seppellire solo sei mesi dopo.Dolore su dolore.Abbraccio la signora che è stata così coraggiosa e le auguro di cuore una buona vita.

    • admin scrive:

      Cara Cristina
      la signora ha vissuto 4 anni e 4 mesi dopo la diagnosi di mesotelioma pleurico,gli ultimi 11 mesi li ha vissuti con l’ausilio dell’ossigeno 24 ore su 24,ciò nonostante ha lottato e testimoniato fino all’ultimo per sensibilizzzare sulla ricerca medica grazie alla quale ha potuto vivere con un buona qualità di vita fino….. all’ossigeno. In questa sezione “esperienza sulla malattia” c’è il resoconto da Lei scritto, i familiari hanno acconsentito di trasciverlo sul blog, affinchè possa servire a chi , malauguratamente, ne possa avere bisogno.

  2. anna scrive:

    sono commossa da questa testimonianza

  3. Barbara scrive:

    Nel leggere ..scrivo con le lacrime agli occhi…ricordo come se fosse adesso,quando siamo venuti ha conoscenza di una verità che ci avrebbe cambiato..il mio papà fino ha gennaio conduceva una normalissima vita,si dedicava alla sua famiglia..e il suo lavoro.Fin quando ha iniziato ha stare poco bene…aveva tosse catarro..malessere generale.Dopo una cura di iniezioni,il suo stato comunque di salute non migliorava..purtroppo tendeva ha peggiorare sempre di più..cosi il medico ci consiglio di andare al pronto soccorso..nn ci aveva allarmato..pensava che fosse una pleurite..ed andava curata!In ospedale gli praticarono l’ha tirocentesi..gli tolsero parecchio liquido.Mio papà per fortuna stava un pò meglio..respirava molto meglio.Ma il suo miglioramento durò ben poco..l’ha sera dopo gli erono gonfiati pure i piedi..e riusciva ha stento ha vestirsi..gli mancavano le forze,decidemmo di portarlo al pronto soccorso..l’ho ricoverarono..da li inizio il nostro incubo..nn sono riuscita più ha portarlo ha casa,in nemmeno due mesi lui e mancato.Lui come immagino molti non ha mai ne bevuto ne fumato,però si è ammalato di questo maledetto Mesotelioma pleurico.Un abbraccio ha tutti voi con il dilore nel cuore.

  4. alessia scrive:

    Anch’io ho avuto un’ esperienza dolorosa come voi con mio papa’che purtroppo e’ deceduto due giorni fa a causa del mesotelioma pleurico.Tutto e’ cominciato a ottobre del 2010 quando mio papa’ ha avvertito i primi sintomi (tosse stizzosa con espulsione di catarro con sbalzi febbrili ).Sono incominciati i primi accertamenti:broncoscopia,toracoscopia ed infine la biopsia alla pleura.Il 30 dicembre 2010 la terribile diagnosi:mesotelioma pleurico di tipo epitelioide,mio papa’aveva lavorato dal 1974 al 1990 alla ferrovie della fervet di castelfranco veneto dove era presente l’amianto e a quell’epoca non era ancora considerato cancerogeno.Abbiamo cominciato sei cicli di ct che li aveva sopportati bene poi dopo due mesi dal termine dlla ct il tumore stava aumentando.L’oncologo ha deciso di sottoporre mio papa’a 25 sedute di rt ad aviano .Finite le rt mio papa’ ha subito lamentato disturbi di disfagia e una tosse persistente e mancanza di respiro .e’incominciato il suo calvario,gli hanno riscontrato una polmonite da rt che era impossibile da debellare e insufficienza respiratoria.sono incominciati i ricoveri dove lo hanno bombardato di antibiotici e cortisone ma senza produrre effetti positivi.poi e’ ritornato a casa e lui si sentiva sempre depresso e debole,faceva tre passi e poi doveva fermarsi perche’ non aveva le forze per stare in piedi.fino alla notte del 12 giugno ,ha avuto febbre alta,respiro affannoso,tachicardia e ipotensione.abbiamo subito chiamato l’ambulanza che in seguito lo hanno ricoverato in medicina .e’ li’ i medici mi hanno dato il colpo di grazia ,purtroppo per mio papa’ non c’era piu’ niente da fare perche’ e’ subentrata l’embolia polmonare,la polmonite stafilococcica e una grave insufficienza respiratoria causata dalle complicanze del mesotelioma.ha sofferto una settimana attaccato alla maschera dell’ossigeno dove giorno dopo giorno aveva sempre piu’ bisogno di aria da respirare.gli hanno messo poi la morfina per non renderlo sofferente,era dimagrito di quasi 15 kg era irriconoscibile sembrava un vegetale.si e’ spento la mattina del 19 giugno,la polvere dell’amianto me l’ha portato via.e’ una malattia che non lascia scampo ,ti uccide dentro .ora devono fargli l’autopsia per vedere se oltre al mesotelioma c’erano altre malattie correlate come l’asbestosi o placche pleuriche.a mio papa’prendeva l’indenizzo per malattia professionale e adesso che non c’e'piu spetta a mia mamma il risarcimento per tutto quello che l’amianto ha provocato anche se non porteranno piu’in vita mio papa’.

    • admin scrive:

      la nostra solidarietà per per il decesso di suo Padre, è vero è una malattia che ,per ora, non lascia scampo ma ciò deve aumentare la nostra richiesta di finanziamento per la ricerca di una cura da parte dello Stato,è il minimo che possa fare per porre rimedio al deficit di tutela della salute nei confronti degli ignari cittadini.

  5. Giuseppe scrive:

    Io non riesco nemmeno a trovare le parole per scrivere la mia esperienza. Ho mio padre molto malato di mesotelioma pleurico diagnosticato a novembre scorso. La mia solidarietà va a tutte le persone che ci sono passate e che oggi combattono …..

  6. vivonelricordo scrive:

    …solo chi ci è passato può capire!vi abbraccio tutti

  7. Matteo scrive:

    Abbraccio tutte le persone così gravemente colpite da questo terribile male. Un carissimo amico di famiglia “padrino” del mio miglior amico fino dall’infanzia è mancato a febbraio 2011 per mesotelioma pleurico. Non ha mai lavorato o vissuto nè a Casale nè a Bari ma sempre e solo a Genova come impiegato di banca.

    Ciao Marco.

  8. Alessio scrive:

    Mi sto occupando del problema dell’amianto, dopo aver preso coscienza che, andando in giro, è sparso un po’ ovunque. Per fortuna, incrociando le dita, non ho familiari che accusano sintomi legati a tale patologia, ma ciò non toglie che si sta male al pensiero di quante persone abbiano sofferto e continuino a soffrire. E’ un bruttissimo male, che poteva, senza la cattiveria di pochi, essere un lontano ricordo. A pagare migliaia di persone destinate ad una morte atroce.
    L’augurio è che a breve sia possibile una cura, perché se di amianto oggi si muore, tutti noi speriamo si possa non morire più.
    Un saluto di cuore a tutti!

  9. Elvira scrive:

    Sono vicina a tutti quelli che come me stanno combattendo questa brutta bestia che è il mesotelioma…la mia mamma è in fase ossigeno da due settimane e ormai nn mangia neanche più…solo parenterale e flebo elettrolitiche…è tra le forme più bastarde…poveri noi e soprattutto loro

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