Pubblicato da admin il 28 aprile 2013

Oggi più che mai vivo con ogni parte di me stessa questo giorno di memoria di quanti sono stati strappati via da artigli invisibili, dalla sottilissima polvere d’amianto così come dalle meschine logiche di un folle profitto che si è letteralmente mangiato quanti hanno contribuito a farlo accrescere o ha divorato chi, per sua sfortuna e spesso a sua insaputa, si è trovato invischiato in un disastro ambientale, sociale e personale dal quale non s’è potuto fuggire.

Oggi si ricordano uomini e donne strappati via, troppo presto e ingiustamente, dai loro affetti, dai loro sogni, dalle possibilità straordinarie di vivere ancora nuovi, meravigliosi incontri.

Non conta l’età, la provenienza, l’entità del disastro.

In Italia ogni anno muoiono più di tremila persone a causa dell’amianto.

Questi numeri, per chi resta, rappresentano un vuoto incolmabile, legami insostituibili.

Ricordare non è facile. Ricordare fa male, richiama alla mente dolore e senso d’impotenza dinanzi a malattie logoranti come quelle asbesto-correlate che ti soffocano e ti tolgono il respiro.

Chi ricorda, nonostante la sofferenza che inevitabilmente torna ad attanagliare, non deve essere lasciato solo.

Chi ricorda per denunciare l’ingiustizia subita, va ascoltato.

Chi ricorda per cercare di costruire dalle macerie qualcosa di bello, va aiutato e spronato ad andare avanti.

La morte di una persona che amiamo ci destabilizza, ci priva di qualcosa che per noi era preziosa.

La consapevolezza che a portarcela via siano state delle cause ben precise, legate alla lavorazione criminale dell’amianto, può condizionare i percorsi intrapresi da chi resta per mantenere saldo un legame con chi, irrimediabilmente, non è più con noi.

Oggi io ricordo la dignità di chi ancora indossa la tuta blu per denunciare la violenza subita; ricordo gli occhi pieni di lacrime di una sorella; l’amore di una donna la cui voce è ancora rotta dai singhiozzi per aver perso il marito oltre vent’anni fa; gli occhi spenti di chi non ce la fa più a sopportare il vuoto lasciato dalla perdita di un numero spietato di propri cari, a causa dell’amianto.

Oggi io ricordo il dolore di chi resta. Un dolore inconsolabile. Un dolore che non conosce prescrizione. Un dolore che non si dà pace, ma che grazie alla forza e alla tenacia di uomini e donne, non si esaurisce nel privato ma sfocia nelle diverse forme di lotte civili e di denuncia della pericolosità dell’amianto. Tuttavia, la lotta non allevia il dolore intimo, privato, che logora.

Oggi io ricordo i troppi che non ci sono più e abbraccio chi lotta, nonostante, anzi proprio a partire dalla sofferenza che si continua a patire nelle diverse città, quartieri, e corsie d’ospedale.

Abbraccio te, Lillo, e abbraccio Mariuccia, Giuliana, Linda, Romana e i tanti altri che ho avuto l’onore di incontrare e attraverso i quali ho potuto conoscere chi a causa dell’amianto non c’è più, ma che continua ad essere costantemente presente in atti e parole d’amore che vanno al di là della sfera privata. La mia speranza ed il mio sostegno sono rivolti a queste lotte, quotidiane, private e collettive, perché possano attraversare le distanze più lontane.

 

Con affetto,

Agata Mazzeo

Amsterdam, 28 aprile 2013

Pubblicato da admin il 19 aprile 2013

 

 

 

E’ dal 2005 che il 28 Aprile   ricorre la  giornata del Ricordo delle vittime dell’amianto da quando  a Porto Allegre, in Brasile, nell’ambito del Forum Mondiale sull’amianto, fu  proposta dall’ABREA (Associazione Brasiliani Esposti Amianto) una giornata da dedicare alla memoria delle persone morte a causa di questo materiale.

Successivamente  in occasione della Conferenza Europea sull’amianto tenutasi a Bruxelles il 22  settembre 2005 , tale proposta è stata  assunta e ribadita anche in quella  Sede,  stabilendone  la commemorazione  il 28 Aprile di ogni anno, in quanto concomitante con la ‘Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro’.

 

L’Associazione Familiari Vittime dell’amianto di Bari unitamente al   Comitato Cittadino Fibronit

si riuniranno alle ore 17 presso i locali (Sala Angelo Moscati) della  Parrocchia San Sabino ( Viale Caduti del 28 Luglio 1943 n. 5 Bari)    per  ricordare i tanti associati vittime degli effetti patologici dell’amianto.

L’Associazione ed il Comitato ritenendo  che l’intento della  celebrazione commemorativa non sia solo  quello di ricordare a tutta l’opinione pubblica la gravità della catastrofe sanitaria ed ambientale che l’utilizzo dell’amianto ha comportato e che tuttora continua a comportare , si soffermeranno e  discuteranno del nuovo Piano nazionale Amianto ed in particolar modo la parte inerente alla Ricerca della cura del Mesotelioma e lo stato dell’arte della bonifica del maggior sito inquinato della nostra Città,la Fibronit.

 

“La ricerca deve curare le malattie ed il mesotelioma in particolare,  ma anche indicare alle istituzioni come recepire  le evidenze scientifiche  per prevenire una lotta ancora difficile e dolorosa. Su questo fronte  c’ è forse ancor più da fare che nei laboratori.”

 

 

 

Il Ricordo delle vittime verrà completato con la funzione liturgica della Santa Messa che si terrà alle ore 19 presso la Chiesa di San Sabino.

 Lillo Mendola                                                                          Nicola Brescia

Associazione Familiari Vittime Amianto              Comitato Cittadino Fibronit

 

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Pubblicato da admin il 1 marzo 2013

Vorrei esprimere la partecipazione dell’Associazione Familiari vittime Amianto di Bari di cui Antonio e Rosa fanno parte ed  insieme a tante famiglie,  a Bari come  nel resto d’Italia e nel Mondo, sono  devastate dagli effetti patologici dell’amianto.

La molla che ha fatto scattare l’esigenza di costituire  l’associazione  è stata una frase sentita in una conferenza sullo stato dell’aria attorno alla fibronit dopo che era stato messo in sicurezza il sito, tenutasi nella Parrocchia San Sabino diventata poi la nostra sede e centro di ascolto per le persone che venivano coinvolte .

la frase diceva più o meno così:

“la situazione è sotto controllo, dai rilevamenti effettuati non vi sono motivi di preoccupazione, certo ci possono essere sempre dei colpi di coda pregressi….”.

In quella frase ci è sembrato sottintesa la rinuncia a contrastare la malattia.

Questo modo un po’ burocratico di minimizzare i rischi ed esorcizzarne per così dire  la sofferenza è stato uno dei motivi per cui è nata l’associazione , per fare in modo che ,sulla scorta dell’esperienza di ognuno di noi, chi si ammala di Mesotelioma  avesse un percorso terapeutico degno di questo nome,aiutato da coloro i quali hanno messo a disposizione la loro esperienza con la malattia .

Antonio oltre che a respirare l’amianto,ne è stato a contatto  lavorandovi ,ignaro dei suoi  effetti perversi ,eppure la società pubblica in cui ha lavorato per 40 anni sapeva che i suoi dipendenti erano a contatto di questo serial killer,il colpo di coda l’ha sentito 40 anni più tardi, subito dopo essere andato in Pensione,nel momento in cui doveva riprogrammare la propria Vita,quando dopo una vita di onesto lavoro, doveva coltivare i suoi hobby quali la musica, gli amici,le giornate al terzo pontile,il suo vero domicilio nella lunga stagione estiva che caratterizza la nostra Città.

Eppure nonostante la gravità della malattia diagnosticata,ha lottato ed aiutato anche gli altri,si è sottoposto a cure sperimentali,sicuro in questo modo di aiutare la Ricerca di una Cura ,e fare si che altri potessero un domani usufruire del suo consapevole contributo.

Personalmente,devo dire che ho una grande pena nel cuore, poiché ho avuto la fortuna di conoscere una persona che aveva  carattere,umanità e sostanza di pensiero,in questi due anni dalla diagnosi di mesotelioma  era Lui che ha aiutato me e con il suo esempio ci aiuterà ancora per  fare in modo  che possiamo sostenere quanti  vengono  coinvolti nel dramma che il mesotelioma comporta, non solo per l’ammalato ma anche in chi vive attorno, annullandone  i progetti di vita .

Grazie Antonio, per te l’estate è già arrivata sei già nella spiaggia di Pane e pomodoro,nel tuo angoletto del terzo pontile,di fronte a San Sabino dove noi continueremo ad incontrarci e dove troverai l’abbraccio e la comprensione  di Angela, Lilli,  Lucia, Grazia, Elsa,Ernesto , Gennaro ,Vito , Salvatore , Antonio, Guido  e di tutti gli altri con i quali  abbiamo avuto l’onore di percorrere insieme un tratto di cammino di cui custodiremo un dolce e intenso ricordo.

Ciao Antonio , Ciao Che Guevara

 

Bari 25 febbraio 2013

Chiesa Mater Ecclesiae

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Eternit(à)

 Mostra d’arte contemporanea

Con IL PATROCINIO E IL SOSTEGNO DI REGIONE PUGLIA, PROVINCIA DI BARI, COMUNE DI BARI E

UNIVERSITA’  DEGLI STUDI DI BARI

 

I numerosi casi di mesotelioma pleurico, la terribile patologia connessa all’inalazione di fibre d’amianto, che in questi ultimi tempi si stanno moltiplicando, uniti alla crescente richiesta di assistenza proveniente da chi ne è colpito, sono la motivazione alla base della scelta del Comitato Cittadino Fibronit, dell’ Associazione Familiari Vittime Amianto e della SIGEA sezione Puglia, di organizzare la manifestazione ”Eternit(à)” che si svolgerà dal 21 al 30 novembre prossimi presso il centro polifunzionale degli studenti dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” .

Il coinvolgimento della Fabbrica degli Artisti nella organizzazione di questa importante manifestazione, ha lo scopo di fornire un ulteriore argomento di sensibilizzazione e conoscenza dei mali derivanti dall’inquinamento da amianto. Gli artisti presenti e provenienti da diverse parti d’Italia, con le loro opere, avranno l’opportunità di esprimere in modo nuovo ed originale la loro personale sensibilità rispetto al drammatico tema del disastro ambientale.

E’ indubbia l’importanza che eventi di questo tipo possono assumere nella nostra città, provincia e regione e la conferma viene dalla stretta collaborazione tra il comitato organizzatore e le istituzioni che, insieme all’Università degli Studi di Bari, hanno concesso il loro patrocinio che, quindi, non è da considerarsi scontato ma frutto, evidentemente, di una scelta attenta e lungimirante in considerazione dell’emergenza sanitaria a cui la città di Bari e l’intera Regione stanno andando incontro.

Il grande Processo dell'amiantoLa manifestazione “Eternit(à) si aprirà il 21 novembre alle ore 16 con la proiezione del film-documentario “Polvere” con la partecipazione del regista Andrea Prandstraller e la presentazione del libro “ Amianto” .Processo alle fabbriche  della Morte di Giampiero Rossi (edizioni Melampo)  a cui seguirà l’inaugurazione della mostra che sarà aperta dal Lunedì al Venerdì, in orario continuato, dalle 9.00 alle 20.00.La presenza delle autorità regionali, provinciali e comunali sarà da sfondo costante alle varie iniziative.

Il convegno del 27 Novembre, inserito nel cuore della manifestazione, si pone questo obiettivo: trovare soluzioni che possono sollevare la sofferenza di quanti sono colpiti dalle malattie asbesto correlate ed i loro familiari, oggi costretti ad affrontare momenti di grande difficoltà molto spesso in completa solitudine. Il convegno, nella sua sessione mattutina, vedrà protagonisti esperti come il Dott. Luciano Mutti, presidente del Gruppo Italiano Mesotelioma o il Dott. Piero Bovolato direttore del reparto di chirurgia toracica degli spedali civili di Brescia che confronteranno le loro esperienze con professionisti operanti nella nostra città come il Dott. Paolo Sardelli, responsabile del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari o il Dott. Gennaro Palmiotti, oncologo dell’ospedale Di Venere di Bari

 Nella sessione pomeridiana del convegno, avremo modo di conoscere la straordinaria esperienza di Casale Monferrato, che ha portato alla sentenza di condanna dei responsabili Eternit, dalla stessa voce dei protagonisti, Bruno Pesce e Nicola Pondrano in qualità, rispettivamente, di responsabile dell’Associazione Familiari Vittime Amianto di Casale Monferrato e di Presidente del Fondo Vittime Amianto.

Confidiamo molto nei risultati di questo evento alla cui organizzazione sono state dedicate tutte le energie disponibili, con la certezza di riuscire a lanciare un messaggio al tempo stesso di allarme e di speranza, affinché l’amianto possa fare sempre meno paura.

                                                            

 

 

Comitato Cittadino Fibronit

SIGEA Sezione Puglia

Associazione Familiari Vittime Amianto Bari

Fabbrica degli Artisti

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Pubblicato da admin il 15 novembre 2012

Spesso la mancanza di Linee Guida di una determinata patologia è la causa dell’atteggiamento rinunciatario  da parte  della classe medica, in quanto  la moderna  medicina è basata sull’elaborazione e raccomandazione di un “comportamento clinico”  basato sugli studi scientifici più aggiornati,secondo il proprio metodo. Esistono quindi delle linee guida nazionali che uniformano il comportamento del medico nei confronti della patologia.  Per ogni patologia,in definitiva,le linee guida descrivono le alternative disponibili e le relative possibilità di successo in modo che il medico possa orientarsi nella gran quantità di informazione scientifica in circolazione,il paziente abbia modo di esprimere consapevolmente le proprie preferenze, e l’amministratore possa compiere scelte razionali in rapporto agli obiettivi  e alle priorità locali.

Ora , allo stato attuale,  sembrano non esistere delle linee guida nazionali per quanto riguarda il mesotelioma ,ma dal 2010 esistono delle linee guida europee  elaborate dalla Società Europea di Respirazione  e dalla Società Europea di Chirurghi Toracici per la gestione del Mesotelioma Pleurico Maligno.

Unico esperto italiano invitato a partecipare ed elaborare queste linee guida è stato il Dr. Luciano Mutti Presidente del gruppo di ricerca Gime (Gruppo Italiano Mesotelioma ) che paradossalmente non figura tra gli “esperti “nominati dal Ministero della Salute  che hanno il compito di prevenire e ricercare una cura per la più ,attualmente,infausta delle malattie asbesto correlate : il mesotelioma.

Ci auguriamo che i medici di base e quelli in corsia ne prendano visione e le  utilizzino nella loro quotidiana pratica clinica,non vorremmo che dietro il “vuoto” di raccomandazioni “nazionali” si trincerasse della semplice mancanza di conoscenza che perpetua l’atteggiamento nichilista caratterizzante ,spesso,  l’approccio clinico a discapito del miglior percorso terapeutico.

Vivaddio,almeno per la Tutela della Salute, seguiamo l’Europa.

2010 ERJ MPM Taskforce ERS-ESTS

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Pubblicato da admin il 22 settembre 2012

Un nostro associato,subito dopo il convegno “Verso la 2a conferenza governativa” tenutasi a Casale Monferrato ha inviato una lettera al bisettimanale “Il Monferrato” per esternare le sue perplessità circa la parte del programma che riguarda la Ricerca.

Eravamo fiduciosi nel ritornare a Casale Monferrato,poiché  il Ministro della Salute , mantenendo l’impegno preso l’indomani della sentenza del Processo Eternit,conclusosi in primo grado con la condanna dei responsabili della multinazionale, vi andava a presentare il XV ° Quaderno della Salute .

In più di un’occasione il Ministro Balduzzi  aveva  ribadito la necessità di mettere a punto, in relazione alle tematiche connesse alla individuazione, bonifica, smaltimento dell’amianto ed alla tutela della salute, modelli d’ intervento ispirati ad un approccio integrato da estendere  a tutto il territorio italiano , in quanto il problema amianto si configura come una vera e propria “ emergenza nazionale” nonché sovranazionale.

In particolare per la Tutela della Salute ,facendo riferimento alla situazione di Casale Monferrato aveva  posto l’accento sulla necessità di un progetto centrato sulle diverse aree tematiche: prevenzione, sorveglianza, diagnosi precoce, ricerca clinica  e presa in carico dei casi, da estendere a tutto il territorio nazionale.

L’intendimento del Ministro, è stato messo nero su bianco nel XV ° Quaderno della Salute dai suoi collaboratori ,fornendone uno “stato dell’arte e prospettive in materie  di contrasto alle patologie asbesto correlate”.

 Questo “quaderno”,allo stato attuale ,è stato premesso, è una sorta di “work in progress” verso la conferenza governativa che si terrà a Venezia dal 22 al 24 novembre di quest’anno.

Noi ,associazione familiari vittime dell’amianto di Bari,  siamo rimasti colpiti  nel non veder elencato nelle “slide” esemplificative ,tra i siti d’interesse nazionale da bonificare , quello della Fibronit, responsabile di centinaia di morti tra gli operai e cosa più recente dall’ esplodere dei casi di mesotelioma tra i cittadini residenti ,che hanno avuto solo il torto di aver abitato o frequentato le scuole nelle vicinanze della fabbrica e che non hanno mai avuto a che fare con l’amianto.

Ci è sembrato come se la sofferenza della Città di Bari non venisse presa in considerazione ,nonostante l’opera meritoria sia della magistratura che degli operai e cittadini  baresi che per primi in Italia, hanno sollevato il problema della sicurezza sul lavoro e la pericolosità degli effetti patologici dell’amianto.

La nostra associazione ha uno slogan: lotta al mesotelioma e sostegno ai malati

Per noi la priorità è la ricerca di una cura,conosciamo,purtroppo bene, la fame d’aria, il respiro sincopato, ,l’effetto “corazza”del  torace o addome, la disperazione di chi combatte contro il mesotelioma ,la ricerca spasmodica di un percorso terapeutico efficace, proprio per questo ci aspettavamo che dal “Quaderno” emergessero da parte degli “esperti” indicazioni positive in tal senso.

Sulle quasi 200 pagine del documento nella parte riguardante la “cura” traspare una sorta di rinuncia ,abbondano espressioni del tipo: ” il ruolo della chirurgia sebbene stabilito dalla pratica clinica..è tuttora al centro di controversie” oppure si ammette che per molti anni,il trattamento medico del paziente affetto da mesotelioma pleurico è stato ed ancora  per certi versi  è  ,caratterizzato da un “atteggiamento nichilista” .

Forse per questo la parte più estesa ,nel documento governativo, riguarda l’individuazione dei siti, le problematiche dello smaltimento e della bonifica,argomenti questi ben sviluppati ,mentre l’aspetto della tutela della salute sembra sacrificato forse perché tra i coordinatori,persiste  ancora l’atteggiamento rinunciatario ; non possiamo dimenticare  che uno degli esperti nominati dal Ministro il prof. Garattini ebbe a dire che “ il mesotelioma appartiene al passato,destinato a scomparire quasi naturalmente essendo oggi bandito l’amianto”e quindi si punta alla prevenzione solo attraverso la bonifica dei siti, operazione questa che a nostro parere richiede tempi ancora più lunghi e finanziamenti più cospicui rispetto a  quello del contrasto all’emergenza sanitaria.

La parte riguardante la ricerca clinica è molto deficitaria,eppure nel mondo dei ricercatori v’è un certo fermento,ogni due  anni si tiene un congresso mondiale che riguarda la patologia del mesotelioma,organizzata proprio dell’IMIG,(International Mesothelioma Interest Group)l’ultimo del 2012 è stato tenuto a Boston non più di 10 giorni fa a cui hanno partecipato più  di 500 esperti,dove sono stati invitati anche gruppi di ricerca sul mesotelioma italiani,finanziate dalla Fondazione Buzzi onlus di Casale Monferrato.

Diceva un famoso  cardiochirurgo Sandro Bartoccioni,il quale si è trovato ad essere “dall’altra parte” della barricata che  l’ammalato di cancro si trova ad essere come il naufrago nell’oceano,resiste con la speranza che passi una nave a  raccoglierlo ed invitava gli ammalati a non demordere poiché “una battaglia è persa quando sei tu a pensare di averla persa”.

Fuor di metafora la nave ,per quanto riguarda il mesotelioma,è rappresentata dalla “ricerca clinica”,dalla chirurgia ,dalla radioterapia  e dai tentativi  cui  gli ammalati volentieri si sottopongono  per le future generazioni affinché  possa trovarsi una cura.

I risultati dipendono dalla collaborazione fra Pubblico e Privato, che fanno fronte comune per la ricerca di una cura,esiste già una rete di relazione  fra ricercatori occorre potenziarla e credere che l’interscambio possa portare a risultati a breve termine. Capiamo che si possa correre il rischio di ” illudere”, ma al tempo stesso non bisogna pensare sempre che si possa avere a che fare con “venditori di fumo”,vero  è che i tempi della ricerca sono lunghi,ma se non s’ inizia ad investire la cura del mesotelioma tarda ad essere trovata,occorre fare ogni sforzo con spirito positivo, occorre pensare ai “vivi” affinché non rientrino nel novero delle crude statistiche,ovvero gli inevitabili “colpi di coda pregressi”,in modo che  non vi sia una fine senza speranza ma una speranza infinita.

Lillo Mendola

 

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Pubblicato da admin il 1 settembre 2012

“Stato dell’arte e prospettive in materia di contrasto alle patologie asbesto-correlate”

è il titolo del “Quaderno della Salute” n.15  che sarà presentato a Casale Monferrato il 17 Settembre  2012  a sottolineare l’importanza dell’evento  saranno  presenti  oltre al Ministro della Salute Renato Balduzzi anche il Ministro dell’Ambiente  Corrado  Clini  ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali  Elsa Fornero.

L’incontro è organizzato in prospettiva della Seconda  Conferenza Nazionale amianto che si terrà a Venezia dal 22 al 24 novembre 2012 .

La nostra associazione sarà presente  poiché  ha aderito alla proposta di Bruno Pesce  sulla necessità di un coordinamento delle associazioni al fine di richiedere chiarimenti e/o  formulare proposte ai  dirigenti  del Ministero della Salute incaricati dal Ministro  per la preparazione della Conferenza di Venezia.

Pubblicato da admin il 11 gennaio 2012

Di chi muore, non importa a nessuno, chi resta presto dimentica, va avanti e si rifà una vita.
Ci dicono di pensare ai fatti propri, “vivi e lascia vivere”, che nessuno è indispensabile.
Tale è la volgarità del pensiero comune. Questa parte di mondo che chiamano Occidente corre veloce, non si ferma davanti a niente, assimila tutto ciò che incontra e spesso devasta.
La terra, l’acqua, le persone, le relazioni.
Tutto si tinge di squallore e desolazione.
Essere individui, autonomi, l’inganno di sentirsi liberi. Essere soli.
Frantumati e spezzati nell’affanno della vita quotidiana.
Essere soli e, solo, oggetti del potere, del controllo. Numeri senza storia e macchine, pezzi ricambiabili.
Questo, è un modo di pensare e di agire che mi fa ribrezzo.
Vogliono farci credere che sia l’unico modo possibile di abitare in questo mondo, ma non è così.
Tantissimi i segnali che ci dimostrano l’esatto contrario, quotidianamente, nel silenzio.
Un silenzio, troppo spesso, imposto.
Nel silenzio continuano a spegnersi le vite di donne e uomini che hanno respirato per anni, per varie ragioni e per nessun motivo logico, se non quello dell’interesse politico ed economico di altri, quella letale polvere che s’insinua nei corpi e nelle vite, fatalmente: la polvere di amianto.
La forza del movimento che rivendica giustizia per le migliaia di morti non causate da una cieca e innocente ignoranza e fatalità, sta proprio nel sentire l’urgenza di rompere il silenzio e, insieme, portare avanti una lotta e condividere il dolore.
Casale Monferrato è l’emblema della dignitosa azione collettiva e rivendicazione di giustizia contro la multinazionale svizzera dell’amianto, Eternit.
Molte altre città d’Italia e di altre parti del mondo (in alcune delle quali l’amianto continua ad essere estratto e lavorato), guardano al processo di Torino, iniziato il 6 Febbraio 2009 e che si concluderà il 13 Febbraio 2012, con la speranza che il verdetto finale possa favorire dei cambiamenti a livello internazionale.
Che l’istituzione comunale di Casale M. pensi e si accinga a firmare un accordo con chi ha perpetrato una sciagura umana e ambientale ai danni della città di cui dovrebbe essere portavoce, rappresenterebbe un ulteriore e grave atto di violenza.
La possibilità di contrattare non può e non deve essere sempre garantita: non ci si può liberare dalla responsabilità delle scelte fatte e rinegoziare la propria identità pagando 18 milioni di euro.
Se il Comune di Casale M., firmando l’accordo, rinuncerà a comparire nel processo come parte civile lesa e al diritto di intraprendere azioni giudiziarie future contro Stephan Schmidheiny, l’unica, ma grande, consolazione sarebbe quella che, nonostante l’abbandono istituzionale, i cittadini e tutti gli altri soggetti coinvolti in questa drammatica vicenda, non tornerebbero al silenzio e alla solitudine che rende vulnerabili.
Il silenzio per fortuna è rotto e non è più possibile.
L’istituzione comunale dovrebbe “solo” avere l’intelligenza di capire l’entità dell’errore che commetterebbe e le conseguenze, non solo simboliche, che potrebbero scaturire dalla violazione del patto di rappresentanza con in suoi cittadini.

Agata Mazzeo
Università di Amsterdam – Master in Antropologia Medica
Studiosa di questioni politiche e sociali
legate all’amianto e familiare di una vittima.

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Pubblicato da admin il 19 dicembre 2011
Casale rimane un modello di lotta all’amianto.
 
 
Le  città di Casale Monferrato e Bari sono martoriate da un terribile disastro umano e ambientale, entrambe sono vittime degli effetti patologici dell’amianto.
 
A Bari il killer si chiama Fibronit , a Casale Monferrato Eternit fabbriche di cemento amianto ormai dismesse, entrambe hanno lo stesso suffisso ed uguale conseguenze:
la morte di centinaia di operai e cittadini, provocato dal mesotelioma, inconsapevoli del rischio letale che sprigionano le fibre di amianto.
 
Gli operai che hanno lavorato con l’amianto, in passato, i loro familiari e i comuni cittadini, oggi, continuano ad essere offesi nella loro dignità di donne e uomini: i loro progetti di vita spezzati, i loro corpi afflitti non sono casuali incidenti di percorso o numeri nel calcolo delle probabilità, ma sono l’effetto di logiche di potere e di mercato, le stesse logiche che hanno portato, coloro che hanno perseguito unicamente il proprio profitto economico , a tenere all’oscuro della pericolosità dell’amianto, pur essendone a conoscenza, i lavoratori e i cittadini.
 
Abbiamo conosciuto  Bruno Pesce e Nicola Pondrano  più di cinque anni fa , lì contattammo per costituire un’analoga associazione familiari vittime dell’amianto , ci  risposero , dopo essersi informati da quale città  chiamassimo , che proprio in quel periodo  avevano rifatto lo “Statuto”  in quanto a Casale erano confluite nell’associazione altri gruppi che si occupavano della lotta per la messa al bando dell’amianto, ce  ne inviarono   una copia in modo da  averla come  guida e adattarla alla situazione di Bari.
 
Successivamente  dopo la costituzione dell’associazione  e dopo aver messo “in rete”  il sito www.vittimeamianto.it, molti chiamano il numero telefonico ,che funge da “centro di ascolto”,  contattandoci  per parlare con il Comitato Vertenza Amianto.
Puntualmente  giriamo il loro  numero telefonico, specialmente ai giornalisti, che vogliono intervistarli per questioni relative al processo Eternit.
 
Dopo tre anni di contatti telefonici, l’occasione per conoscerci personalmente è la sesta giornata mondiale delle vittime dell’amianto,tenutasi a Casale il 28 Aprile di quest’anno.
 
Facciamo   parte della delegazione dell’Associazione Familiari Vittime Amianto della città di Bari, invitata da quella casalese a partecipare al convegno di lotta Un mondo senza amianto assieme a diverse altre delegazioni italiane ed estere (Messico, Stati Uniti, Brasile, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera) di associazioni di familiari delle vittime dell’amianto, di esposti, rappresentanze sindacali, politiche, mediche e giuridiche, esperte delle questioni legate all’amianto.
Ad ogni angolo di strada, da molti balconi, da molte vetrine sventolavano i tricolori della giustizia,  bandiere italiane issate  soprattutto per  lanciare il messaggio : Eternit Giustizia
Casale Monferrato in quei giorni è il punto di riferimento mondiale della lotta per la messa al bando dell’amianto nel mondo.
Secondo le stime dell’International Labour Organization (ILO), il bilancio mondiale delle vittime per l’esposizione professionale all’amianto è di almeno 100.000 all’anno, cui vanno aggiunti molti altri casi di patologie asbesto correlate per esposizione ambientale e domestica.
Nel 2000 i Paesi che avevano bandito l’amianto erano 18, nel 2010 55; nel 2000 in 66 Paesi si consumava amianto, nel 2010 in 39.
L’obiettivo del convegno di lotta Un mondo senza amianto è quello di redigere un documento mediante il quale avanzare delle istanze presso le principali istituzioni e organizzazioni europee e mondiali per l’ambiente, il lavoro e la sanità.
Bruno Pesce,  portavoce per l’Italia, sottolinea l’importanza simbolica del processo Eternit che si sta svolgendo a Torino, nel quale i principali azionisti di controllo, il barone belga Jean-Louis De Cartier De Marchienne e lo svizzero Stephan Schmidheiny,  sono accusati di disastro ambientale doloso permanente.
 
È probabile che nel prossimo futuro si avvierà un processo bis per coloro i quali si sono ammalati successivamente e non sono costituiti nel processo  e questo riguarderebbe anche i lavoratori italiani impiegati presso gli stabilimenti Eternit in Svizzera.
 
Casale Monferrato è  diventata un punto di riferimento per le altre cittadine, italiane e straniere, per le sperimentazioni di diversi protocolli su come affrontare la bonifica, per la diagnosi e la cura del mesotelioma pleurico tramite il finanziamento al Gime (Gruppo Italiano Mesotelioma) della Fondazione Buzzi Unicem onlus, società cementifera di Casale che in questo modo contribuisce a dare una speranza ed a credere in una cura.
 
Su circa 1200 casi di mesotelioma pleurico registrati in Italia, 40/50 sono a Casale M. e di questi l’80% è causato da esposizione ambientale alle fibre d’amianto.
 
Bisogna estendere la consapevolezza del rischio che la tragedia dell’amianto provoca.
 
Il processo dopo 66 udienze ha chiuso la fase dibattimentale, l’accusa ha chiesto venti anni di reclusione per i due imputati, massimi esponenti della multinazionale svizzero-belga , la sentenza è prevista per il 13 febbraio 2012.
 
Nel documento finale del convegno  il “Processo Eternit” rappresenta il simbolo concreto delle battaglie per ottenere giustizia  ed  assume una prospettiva internazionale per quanto riguarda i diritti delle vittime e i crimini legati all’amianto, determinati dalle multinazionali.
 
Il processo si è potuto fare grazie alla trentennale lotta dell’associazione familiari vittime dell’amianto , dei sindacati ,delle istituzioni, che sono rimasti accanto alle vittime,  determinando la coesione di una Città  che vuole Giustizia in  memoria di tutte le morti provocate dall’amianto   e  per questa via contribuire a  bandirlo nel resto del  mondo.
Purtroppo a rompere questa “coesione” sono state fatte circolare  prima delle “voci“ di proposte transattive da parte del maggior imputato Stephan Schmidheiny con parziali smentite del sindaco e della giunta di centrodestra che la sostiene,successivamente , grazie alla stampa locale ,quando si è saputo il veicolo  (la Becon AG societa satellite) attraverso il quale si concretizzava la transazione, “l’offerta del diavolo” non è stata più nascosta.
 
A nulla sono valsi gli appelli lanciati dall’associazione famigliari vittime amianto (AFEVA) ,nell’assemblea pubblica del 7 dicembre da loro organizzata a cui non si è presentato il sindaco Demezzi .
 
In  particolar modo l’appello fattogli da Romana Blasotti Pavesi la  coraggiosa  Presidente dell’associazione ,da quello accorato della D.ssa Daniela De Giovanni  oncologa responsabile dell’hospice cittadino, che ha riferito dei 47 nuovi casi di mesotelioma dall’inizio dell’anno a Casale,dato sottostimato.
 
Da  Bruno Pesce che ha messo in evidenza i risultati del processo ,da  Nicola Pondrano che ha evidenziato l’incongruenza di accettare l’offerta di 18,3 milioni dallo svizzero e rimanere come parte civile “ a fianco delle vittime”.per il belga Jean-Louis De Cartier De Marchienne  a cui ha augurato lunga vita ma a quasi 91 anni  c’è la probabilità che non possa “partecipare” ai tre gradi di processo.
Da altri innumerevoli interventi di associati che sottolineavano come  la proposta non doveva essere neanche presa in considerazione sentendosi offesi e indignati per la scelta che gli amministratori si accingevano a prendere.
In particolar modo non riuscivano a capire  perché il sindaco andava a prendere una decisione senza coinvolgere la città , accettando l’offerta economica dello svizzero , reputando congrua  la  valutazione dei danni che tutti invece considerano insufficiente ma soprattutto spaccava una città fino allora coesa ,che ha avuto più di 1800 vittime, ha molte aree del proprio territorio ancora inquinate dall’amianto, ha una consolidata e drammatica incidenza di 50 nuovi casi all’anno di mesotelioma, ha una ingente quota di superficie e volumi da bonificare.
 
La rabbia e l’indignazione dei cittadini,si è riversata per le strade di Casale , ed alle 3,27 del 17 dicembre a misfatto compiuto l’AFEVA  ha continuato a ricevere  la solidarietà dall’estero e dall’Italia come dimostrano l’email pervenute all’associazione delle vittime da tutte le parti del mondo.
 
Come ha ben “postato” l’avv. Sergio Fravettotradimento ed autorete per la città”sul gruppo di facebook “Processo Eternit”, con un voto irresponsabile ha reso pur in presenza  di un’ imputazione penale gravissima (disastro ambientale doloso permanente) a carico dei proprietari svizzero e belga dell’Eternit ed una richiesta altrettanto pesante di pena fino a 20 anni, il consiglio comunale con un voto irresponsabile ha regalato all’imputato svizzero uno sconto senza precedenti:
  • ha regalato  il disimpegno totale dall’obbligo futuro di bonifica e di ulteriore risarcimento a fronte di fattori ed eventi in corso di verifica ed accadimento;
  • ha regalato una quantificazione irrisoria dei danni ad oggi, senza proiezioni certe.
  • si è dichiarato completamente risarcito, oggi anche per il futuro.
  • si è accollato tutto l’onere della bonifica, assolvendo gli inquinatori da ogni responsabilità risarcitoria ulteriore.
  • l’offerta economica dello svizzero Schmidheiny è stata accolta in un baleno, con clausole liberatorie gravi ed illegittime perché lesive del diritto dell’intera comunità ad avere risarcito tutto il danno ambientale subito; ciò è avvenuto in pendenza di un processo giunto al termine del dibattimento ed in attesa della sentenza. Non ci poteva essere regalo maggiore all’imputato svizzero e, soprattutto, quando il secondo imputato ha oggi già 90 anni.
  • l’imputato svizzero, fino all’ultima udienza del processo, ha negato ogni responsabilità per l’inquinamento e i suoi avvocati hanno tentato di demolire l’impianto accusatorio della Procura di Torino;
  • non ha versato nulla in questi anni per la bonifica a Casale, pur conoscendo la causalità esiziale della fibra di amianto utilizzata negli stabilimenti.
E prosegue : ” Il consiglio comunale, la giunta ed il sindaco stanno realizzando una grave ed irreparabile autorete alla città; compiono un atto di sfiducia nei confronti della Procura di Torino e del Collegio del Tribunale che hanno dedicato tempo e professionalità, intelligenza ed intuizione investigativa.”
 
In effetti il “Processo Eternit” (1) ha utilizzato una soluzione giuridica radicalmente diversa al problema della qualificazione dei danni da amianto, per la prima volta la Procura ha deciso di non contestare ai responsabili dell’esposizione i reati di omicidio o di lesioni colpose in relazione ai singoli soggetti che hanno contratto il mesotelioma, bensì i reati di cui all’art. 437 co. 2 c.p. (rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, aggravato dalle verificazione del disastro o dell’infortunio) in relazione alle patologie (non solo mesoteliomi, ma anche asbestosi e tumori polmonari) insorte tra i lavoratori, e del reato di cui all’art. 434(disastro doloso) in relazione ai moltissimi casi di mesotelioma verificatisi nella popolazione di Casale Monferrato, in ragione della pervasiva diffusione dell’amianto anche al di fuori degli impianti ove la sostanza veniva lavorata.
Il procedimento si segnala  per la scelta di contestare, invece dei consueti reati di danno che presuppongono la prova della causalità individuale tra l’esposizione alla sostanza e le singole patologie insorte tra gli esposti, reati di pericolo, in relazione ai quali per l’accusa è sufficiente fornire la prova che l’esposizione abbia cagionato un pericolo per la salute della popolazione.
Di più l’aspetto più innovativo del processo di Torino è ancora un altro. La contestazione di reati di pericolo non ha impedito, infatti, alla Procura di indicare nel capo di imputazione tutti i singoli soggetti (centinaia di persone) che secondo l’ipotesi accusatoria sono morti o si sono ammalati in ragione dell’esposizione. In sostanza, l’impostazione della Procura è che per contestare non solo gli illeciti di pericolo, ma anche le aggravanti relative alla verificazione degli eventi “disastro” o “infortunio” non sarebbe necessario accertare i singoli nessi causali tra l’esposizione, da un lato, e la morte o le lesioni, dall’altro, bastando l’evidenza epidemiologica che l’esposizione abbia cagionato un danno alla popolazione.
 
Ed ancora prosegue Sergio Fravetto:
 
“ Si stanno valutando possibilità di impugnazione degli atti amministrativi ed ipotesi di azioni di tutta la collettività, anche in surroga del Comune, per difendere i diritti al risarcimento totale dei danni subiti ed attesi.”
 
E  conclude :
 
“Rivolgo un esplicito appello alla Magistratura: noi casalesi, da decenni esposti alla fibra di amianto, colpiti dal mesotelioma negli affetti e fra gli amici, chiediamo una condanna esemplare e giusta, nella parte sanzionatoria, senza sconti od attenuanti; chiediamo una valutazione risarcitoria congrua, complessiva e non residuale, con anche la considerazione di una scansione pluriennale dei danni, data la permanenza del reato.
La nostra storia è la storia di una strage, è la storia del più grande inquinamento industriale italiano e forse europeo. Chiediamo che almeno per una volta, venga sancito in modo giusto il principio che chi inquina paga e paga fino in fondo, senza sconti ed alibi, senza rinvii a nuovi costi per la comunità.”
 
Si, Casale Monferrato per la dignità  della sua gente, per l’impegno e la cordialità dei suoi cittadini rimane,per tutte le associazioni delle vittime amianto , un modello di lotta per la messa al bando dell’amianto nel mondo e non merita una classe politica ottusa come amministratori .
Ci auguriamo sia e rimanga  “pro tempore”   sicuri che l’associazione non si muoverà di un millimetro dalle posizioni assunte affinché  continui a sventolare  ,per Casale Monferrato, il tricolore della giustizia.
 
 
(1)   http://www.penalecontemporaneo.it/gliautori/3-luca_masera/
          “ Danni da amianto e diritto penale “

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Pubblicato da admin il 15 dicembre 2011
 
All’attenzione del Sindaco di Casale Monferrato
Giorgio Demezzi
e di tutta la giunta comunale
 
Siamo venuti a conoscenza,avendo partecipato all’assemblea organizzata il 7/12/2011 dall’Associazione Famigliari Vittime dell’Amianto (AFEVA) , dell’offerta a Voi rivolta dagli avvocati di Stephan Schmidheiny e della possibilità che si realizzi un patto con l’imputato condizionato  al ritiro del Comune di Casale Monferrato dal processo in cambio di soldi.
 
Questa notizia ci sconcerta e rattrista allo stesso tempo.
 
Abbiamo sempre guardato a Casale Monferrato come al più importante esempio collettivo di sensibilità ambientale contro l’amianto e all’Associazione Famigliari Vittime Amianto come un modello da seguire nella lotta della messa al bando dell’amianto.
 
Anche la nostra città Bari , al pari di Casale Monferrato , è martoriata da un terribile disastro umano e ambientale essendo vittima degli effetti patologici dell’amianto, causati dalla dispersione delle fibre prodotte per tanti anni in massima parte dalla Fibronit  fabbrica di cemento amianto, come la Eternit .
 
Lei e la giunta che la sostiene siete i rappresentanti, pro tempore, dei Cittadini casalesi  i quali  nella suddetta assemblea le hanno lanciato un accorato appello affinché il Comune continui a rimanere accanto ai familiari delle vittime nell’ambito del processo Eternit.   
 
L’accettazione di questo “patto con il diavolo” avrebbe una ricaduta simbolica su tutte le vittime ed i cittadini che si battono contro l’amianto nel mondo.
 
Non concediamo attenuanti ad un crimine così esteso e profondo: prima dei soldi la giustizia.
 
Chiediamo pertanto al Comune di Casale Monferrato ed alle istituzioni parti civili del più grande processo penale internazionale contro la strage dell’amianto di respingere fermamente le proposte di Stephan Schmidheiny, tese ad ottenere attenuanti ed a proporsi nel mondo come un benefattore.
 
Non diventate complici di quest’uomo, tradendo le tante vittime ed i cittadini.
 
Esprimiamo tutta la nostra piena solidarietà ed appoggio alla lotta dei cittadini di Casale e di tutte le vittime dell’amianto.
 
Associazione Familiari Vittime Amianto Bari
 

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