Di chi muore, non importa a nessuno, chi resta presto dimentica, va avanti e si rifà una vita.
Ci dicono di pensare ai fatti propri, “vivi e lascia vivere”, che nessuno è indispensabile.
Tale è la volgarità del pensiero comune. Questa parte di mondo che chiamano Occidente corre veloce, non si ferma davanti a niente, assimila tutto ciò che incontra e spesso devasta.
La terra, l’acqua, le persone, le relazioni.
Tutto si tinge di squallore e desolazione.
Essere individui, autonomi, l’inganno di sentirsi liberi. Essere soli.
Frantumati e spezzati nell’affanno della vita quotidiana.
Essere soli e, solo, oggetti del potere, del controllo. Numeri senza storia e macchine, pezzi ricambiabili.
Questo, è un modo di pensare e di agire che mi fa ribrezzo.
Vogliono farci credere che sia l’unico modo possibile di abitare in questo mondo, ma non è così.
Tantissimi i segnali che ci dimostrano l’esatto contrario, quotidianamente, nel silenzio.
Un silenzio, troppo spesso, imposto.
Nel silenzio continuano a spegnersi le vite di donne e uomini che hanno respirato per anni, per varie ragioni e per nessun motivo logico, se non quello dell’interesse politico ed economico di altri, quella letale polvere che s’insinua nei corpi e nelle vite, fatalmente: la polvere di amianto.
La forza del movimento che rivendica giustizia per le migliaia di morti non causate da una cieca e innocente ignoranza e fatalità, sta proprio nel sentire l’urgenza di rompere il silenzio e, insieme, portare avanti una lotta e condividere il dolore.
Casale Monferrato è l’emblema della dignitosa azione collettiva e rivendicazione di giustizia contro la multinazionale svizzera dell’amianto, Eternit.
Molte altre città d’Italia e di altre parti del mondo (in alcune delle quali l’amianto continua ad essere estratto e lavorato), guardano al processo di Torino, iniziato il 6 Febbraio 2009 e che si concluderà il 13 Febbraio 2012, con la speranza che il verdetto finale possa favorire dei cambiamenti a livello internazionale.
Che l’istituzione comunale di Casale M. pensi e si accinga a firmare un accordo con chi ha perpetrato una sciagura umana e ambientale ai danni della città di cui dovrebbe essere portavoce, rappresenterebbe un ulteriore e grave atto di violenza.
La possibilità di contrattare non può e non deve essere sempre garantita: non ci si può liberare dalla responsabilità delle scelte fatte e rinegoziare la propria identità pagando 18 milioni di euro.
Se il Comune di Casale M., firmando l’accordo, rinuncerà a comparire nel processo come parte civile lesa e al diritto di intraprendere azioni giudiziarie future contro Stephan Schmidheiny, l’unica, ma grande, consolazione sarebbe quella che, nonostante l’abbandono istituzionale, i cittadini e tutti gli altri soggetti coinvolti in questa drammatica vicenda, non tornerebbero al silenzio e alla solitudine che rende vulnerabili.
Il silenzio per fortuna è rotto e non è più possibile.
L’istituzione comunale dovrebbe “solo” avere l’intelligenza di capire l’entità dell’errore che commetterebbe e le conseguenze, non solo simboliche, che potrebbero scaturire dalla violazione del patto di rappresentanza con in suoi cittadini.
Agata Mazzeo
Università di Amsterdam – Master in Antropologia Medica
Studiosa di questioni politiche e sociali
legate all’amianto e familiare di una vittima.
- ha regalato il disimpegno totale dall’obbligo futuro di bonifica e di ulteriore risarcimento a fronte di fattori ed eventi in corso di verifica ed accadimento;
- ha regalato una quantificazione irrisoria dei danni ad oggi, senza proiezioni certe.
- si è dichiarato completamente risarcito, oggi anche per il futuro.
- si è accollato tutto l’onere della bonifica, assolvendo gli inquinatori da ogni responsabilità risarcitoria ulteriore.
- l’offerta economica dello svizzero Schmidheiny è stata accolta in un baleno, con clausole liberatorie gravi ed illegittime perché lesive del diritto dell’intera comunità ad avere risarcito tutto il danno ambientale subito; ciò è avvenuto in pendenza di un processo giunto al termine del dibattimento ed in attesa della sentenza. Non ci poteva essere regalo maggiore all’imputato svizzero e, soprattutto, quando il secondo imputato ha oggi già 90 anni.
- l’imputato svizzero, fino all’ultima udienza del processo, ha negato ogni responsabilità per l’inquinamento e i suoi avvocati hanno tentato di demolire l’impianto accusatorio della Procura di Torino;
- non ha versato nulla in questi anni per la bonifica a Casale, pur conoscendo la causalità esiziale della fibra di amianto utilizzata negli stabilimenti.
La nostra storia è la storia di una strage, è la storia del più grande inquinamento industriale italiano e forse europeo. Chiediamo che almeno per una volta, venga sancito in modo giusto il principio che chi inquina paga e paga fino in fondo, senza sconti ed alibi, senza rinvii a nuovi costi per la comunità.” Si, Casale Monferrato per la dignità della sua gente, per l’impegno e la cordialità dei suoi cittadini rimane,per tutte le associazioni delle vittime amianto , un modello di lotta per la messa al bando dell’amianto nel mondo e non merita una classe politica ottusa come amministratori . Ci auguriamo sia e rimanga “pro tempore” sicuri che l’associazione non si muoverà di un millimetro dalle posizioni assunte affinché continui a sventolare ,per Casale Monferrato, il tricolore della giustizia.
(1) http://www.penalecontemporaneo.it/gliautori/3-luca_masera/
“ Danni da amianto e diritto penale “
Tags: Casale monferrato, eternit, processo, risarcimento
Carissimi ,
Anche quest’anno abbiamo il piacere d’invitarVi al “Meeting del Volontariato 2011” che si terrà a Bari il 3 e 4 Dicembre 2011 presso la Fiera del Levante di Bari ,Ingresso Orientale, padiglione 9-10.
La nostra Associazione sarà presente con un suo spazio espositivo in tale importante momento di raccolta e di confronto delle varie realtà che operano sul territorio nel grande ambito del volontariato e della solidarietà verso gli altri,divideremo lo stand 34 con l’associazione “Butterfly” che si occupa di assistenza domiciliare,terapie del dolore e cure palliative, presieduta dal Dr. Ferruccio Aloè.
Il tema di quest’anno è :
“Riscoprire l’ideale per vivere il reale”
che ben sintetizza il nostro impegno morale agli scopi di prevenzione e cura della popolazione e bonifica del territorio da noi perseguiti attraverso l’ opera di sensibilizzazione sugli effetti patologici dell’amianto.
Il meeting ci darà la possibilità di diffondere nei cittadini la conoscenza e il significato della prevenzione, per tornare a sollecitare le Istituzioni circa l’urgenza della costituzione di una “task force” sanitaria ed il finanziamento alla ricerca per avere una maggiore possibilità di cura del mesotelioma.
Sarà anche un’occasione per confrontarci e dibattere insieme in un percorso di arricchimento reciproco , manifestare la solidarietà e la condivisione alla lotta che l’Associazione Famigliari Vittime Amianto di Casale Monferrato ( AFEVA) ha condotto nelle aule del Tribunale di Torino contro la multinazionale Eternit che andrà a sentenza il 13 di Febbraio 2012.
Sarà l’occasione per ribadire l’attenzione, la solidarietà e l’impegno per un
Varca fiducioso la soglia, fratello, col tuo dolore, con la tua speranza.
Amore e Scienza vegliano affinché possa nuovamente sorriderti la Vita.
E’ la frase che ti accoglie, quando si varca l’entrata degli Spedali Civili di Brescia.
Con la mente ripensavamo al percorso che ci aveva portato a Brescia. Su internet avevamo letto di un comunicato stampa :
VII Meeting of the International Mesothelioma Interest Group (I.M.I.G.)
”How advanced technology and new drugs are changing the perspectives of patients with MM”Brescia, Italy – June 24-26, 2004 School of Medicine of the University
Ovvero “Come la tecnologia avanzata ed i nuovi farmaci stanno cambiando la prospettiva dei malati di mesotelioma” ci colpì, in particolare, la motivazione del perché a Brescia si era tenuto quest’importante convegno sul mesotelioma:
“L’impegno congiunto di strutture ospedaliere (in particolare la Pneumologia e la Chirurgia Toracica) e universitarie (la Radiologia, la Medicina del Lavoro e l’Anatomia Patologica) ha concentrato a Brescia una casistica di mesoteliomi fra le maggiori in Italia.
Gli Spedali Civili rappresentano dunque una struttura di riferimento per la diagnosi e la terapia del Mesotelioma anche grazie all’istituzione di un Gruppo Multidisciplinare Mesotelioma che riunisce le competenze di pneumologi, chirurghi toracici, radioterapisti, oncologi medici, radiologi, anatomo-patologi, medici nucleari, laboratoristi e medici del lavoro. Tale gruppo è parte attiva del Gruppo Italiano Mesotelioma (G.I.Me.) recentemente costituito con finalità di promozione dell’attività clinica e della ricerca in questo campo e rappresenta indubbiamente un modello di moderno approccio alla patologia complessa.
L’assegnazione dell’importante convegno dell’IMIG a Brescia rappresenta perciò un significativo riconoscimento dell’attività svolta negli ultimi anni.”
Lo stesso convegno dedicato alle nuove tecnologie per la diagnosi della malattia ed ai nuovi farmaci per il trattamento vedeva la partecipazione di 60 relatori che sono i più importanti esperti al mondo e provengono da vari paesi dell’Europa, dagli Stati Uniti, dall’Australia e dal Giappone. Contemporaneamente si svolgeranno tre simposii satellite: uno di Medicina del Lavoro, organizzato dal prof. Alessio dell’Istituto di Medicina del Lavoro dell’Università di Brescia, sulle “Attualità e prospettive in ambito di salute del lavoro e dell’ambiente”; uno di Oncologia “Pemetrexed: un passo avanti” dedicato ad un nuovo farmaco per il trattamento della malattia ed uno di Toracoscopia dedicato alle nuove modalità di diagnosi e terapia endoscopica.
Contattammo gli organizzatori di quel Convegno, il Dottor Luciano Mutti ed il Dottor Gianfranco Tassi, entrambi si mostrarono comprensivi alle nostre richieste di ripetere la diagnosi, ci dissero di portare i vetrini ed i “blocchetti” richiedendoli all’istituto di anatomia patologica dell’università di Bari.
La Patologa ,Prof.ssa Serio fu molto disponibile a interloquire personalmente con i dottori di Brescia e, nel consegnarci “blocchetti” e vetrini, si augurava di essersi sbagliata e ci suggeriva di non perdere tempo, poiché l’istotipo epiteliomorfo, in caso di conferma della diagnosi, non solo era “operabile” ma consentiva una prognosi più favorevole.
A Brescia arrivammo dopo aver consultato il Dottor Alain Bisson , chirurgo francese che aveva già operato un nostro conoscente, e il prof. Sartori, primario di chirurgia toracica a Padova, il quale, qualche anno prima, aveva avuto un melanoma e aveva scritto un libro – ‘Dall’altra parte’ – insieme con altri suoi due colleghi, anch’essi provati duramente da gravi malattie. L’avevamo anche visto in televisione nel programma di Minoli ”Nemesi Medica”.
Partimmo per Parigi in autobus da Milano.
Il Dottor A. Bisson ci spiegò che in Francia, prima d’intervenire chirurgicamente, era obbligatorio ripetere la diagnosi in tre centri diversi per avere la certezza che si trattasse di mesotelioma maligno.
In cuor nostro speravamo in un errore della diagnosi. Il chirurgo francese, come pure Sartori, ci dette la sua disponibilità ad effettuare l’intervento di pleuropneumonectomia piuttosto che la sola pleurectomia (ossia decorticazione della pleura lasciando il polmone), in quanto statisticamente, nel 78% dei casi, la recidiva avviene in tempi brevi.
Scartammo Parigi per problemi logistici ed economici, il SSN non rimborsa interventi chirurgici che possono essere fatti in Italia, dove esistono svariati centri di eccellenza reperibili all’indirizzo della rubrica “sportello Cancro” del quotidiano on line del Corriere della Sera.
Il Professor Sartori ci disse che non aveva problemi ad operare, in quanto era il suo mestiere,ma si trattava di un tipo d’intervento che nessun chirurgo si augurava di fare, poichè molto demolitivo. Ci colpì per la sua grande umanità e schiettezza ma terminammo la visita più confusi che persuasi.
Così, a fine agosto, approdammo a Brescia dal chirurgo toracico Dr. Bovolato.
Il Dr. P. Bovolato dal tenore delle nostre domande,(quanti interventi avesse fatto la sua equipe,quanta mortalità aveva avuto nella sua casistica,che tipo di complicazioni si andava incontro nell’effettuare la pleuropneumonectomia rispetto alla pleuronectomia, e via dicendo),si rese conto che avevamo maturato l’idea della gravità della patologia; ragione per cui decise di rispondere alle nostre domande facendoci assistere alla discussione del caso insieme alla sua equipe.
La nostra impressione fu di un Direttore che teneva nella giusta considerazione i suoi collaboratori e tutta l’equipe avesse le idee chiare sul percorso da fare.
Rimanemmo sorpresi dall’ affabilità del personale paramedico e dalla pulizia ed organizzazione complessiva del reparto.
Alla fine della visita, chiedemmo qual’era il primo giorno utile per effettuare l’intervento chirurgico,ci disse che potevamo tornare il 15 per effettuare l’intervento il 20 di Settembre.
Tornammo a Bari,con la consapevolezza che il nostro personale viaggio della “speranza” era giunto al termine e che ormai era giunto il momento di affidarci alle mani “esperte ” dei chirurghi.
La diagnosi ,una sorta di sentenza ,era dunque di mesotelioma.
La parola Mesotelioma l’avevo letta,per la prima volta, su un trafiletto di pochi giorni prima,del giornale locale la Gazzetta del Mezzogiorno a firma di Nicola Simonetti .
Riferiva di un corso d’ aggiornamento per medici di famiglia sulle patologie collegate all’amianto , tenuto il 25 giugno 2005 proprio dalla Cattedra di chirurgia toracica presieduta dal professor Loizzi.
Sapevo di questo corso poiché la locandina faceva bella mostra lungo il corridoio del reparto,l’avevo letta svariate volte nell’attesa che i medici terminassero la quotidiana visita e, noi parenti, aspettavamo di rientrare nella stanza dov’erano ricoverati i nostri cari.
Prima di allora ,i medici parlavano genericamente di asbestosi e non di mesotelioma.Ho conservato l’articolo come tutte le notizie che riguardano la patologia collegata all’amianto.
Asbestosi appello ai medici di base.
In aumento le patologie collegate all’amianto:
“Serve la diagnosi precoce”
E l’amianto non uccise solo in fabbrica.
“Notiamo – ha detto il prof.Michele Loizzi,direttore della clinica di chirurgia toracica dell’Università,al corso di aggiornamento concluso ieri ,che ha organizzato e presieduto -
un preoccupante aumento nella popolazione barese di patologie collegabili con l’esposizione all’amianto. E ,purtroppo, dovremmo attenderci un ulteriore incremento.”
Versamenti pleurici recidivanti,placche pleuriche,mesoteliomi a vari livelli dell’organismo sono,purtroppo,eventi che hanno nell’amianto (o asbesto) il proprio diavolo.
“A parte le iniziative a difesa effettiva dell’ambiente e della popolazione e le possibilità terapeutiche non troppo utili, è importante – ha detto Loizzi – instaurare iniziative di diagnosi anticipata almeno per i soggetti a rischio.”
“Chiediamo collaborazione ai medici di famiglia e specialisti per questo scopo irrinunciabile. Purtroppo ci giungono situazioni già avanzate e per questo non trattabili. Un trattamento precoce le avrebbe potuto salvare . Il prof . David Sugarbaker di Boston – insiste Loizzi- ottiene nei suoi malati operati di pleuropneumonectomia allargata, il 22 % di sopravvivenza a 5 anni di distanza che noi non raggiungiamo perché interveniamo a “misfatto compiuto e consolidato”. “Bari e la Puglia meritano attenzione. Si inizi con la sensibilizzazione,l’educazione,si combattano paure e pregiudizi.”
“ I soggetti a rischio, in particolare, vanno seguiti ed i versamenti pleurici iniziali devono essere indagati con biopsia in torascopia.”
L’immunocitochimica su cellule può aiutare. (Prof.Serio).
L’assessore regionale Tedesco si è mostrato interessato ad iniziative di screening,tenendo presenti i dati epidemiolologici ( Prof.Marina Musti registro nazionale mesoteliomi).
Nel mesotelioma intervengono anche fattori genetici e virali studiati dai Prof.Gabriella Serio e Lucio Pollice (anatomia patologica università Bari) che hanno seguito una famiglia barese con casi ripetuti della malattia.
Cerco notizie del congresso su Internet,trovo solo un comunicato stampa sul sito della fimmg
Amianto e medici di famiglia: si alla prevenzione dei soggetti a rischio
“Siamo pronti a raccogliere l’appello lanciato dal prof. Loizzi – Direttore della Clinica di Chirurgia Toracica dell’Università di Bari, con il quale già da qualche anno, come associazione, abbiamo avviato un proficuo confronto”, ha dichiarato il dott. Filippo Anelli – Segretario Regionale della Fimmg.
Il prof. Loizzi aveva lanciato ieri l’allarme circa l’aumento nella popolazione barese delle patologie legate all’amianto. Patologie gravi, come l’asbestosi o i terribili mesoteliomi, spesso incurabili quando si manifestano, che richiedono un attento monitoraggio dei soggetti a rischio per consentire di giungere precocemente alla diagnosi.
Una diagnosi precoce, infatti, può allungare la sopravvivenza e far si che una considerevole percentuale della popolazione affetta da queste patologie possa agevolmente sopravvivere oltre i cinque anni di malattia.
L’esposizione all’amianto è particolarmente elevata in Puglia ed in particolare nel barese per la presenza di siti ricchi di materiale tossico, come l’ex fabbrica Fibronit.
“Utilizzando i dati epidemiologici sinora raccolti e tenendo conto di quelli presenti nel registro regionale mesoteliomi – curato dal prof. Assennato”, ha proposto il dott. Vito De Robertis Lombardi – segretario provinciale della Fimmg Bari, “si potrebbe individuare la popolazione a rischio ed avviare indagini specifiche per consentire la diagnosi precoce”.
“Proponiamo di costituire a livello regionale un gruppo di lavoro che elabori una linea guida condivisa e definisca un percorso diagnostico-terapeutico con il quale attribuire compiti specifici a tutti gli operatori sanitari interessati”, ha affermato il dott. Anelli.
“Siamo certi che su queste tematiche vi sia una elevata sensibilità da parte dell’assessore alle politiche della salute della Regione Puglia, Alberto Tedesco, e degli altri assessori regionali interessati al problema, come i responsabili dell’ambiente, del lavoro, dell’urbanistica e così via”, ha continuato il dott. Anelli. “Solo con iniziative pluridisciplinari si potrà ridurre il rischio di esposizione all’amianto dei cittadini pugliesi”
Il giorno delle dimissioni era Sabato, dovevamo incontrare il Primario il Lunedì successivo alle 11 ,lo stesso doveva prescriverci il percorso di cura con relative indagini da effettuare .
Passammo l’intero fine settimana a consultare internet. Le parole chiavi utilizzate per la ricerca erano proprio le virgolettate dell’intervista della Gazzetta :
Possibilità terapeutiche (non troppo utili) a detta del Primario che lasciava presagiva un atteggiamento rinunciatario,forse per via del fatto che parlava di “misfatto avvenuto” nella maggior parte dei casi che arrivavano alla sua osservazione.
Sugarbaker David era il nome del chirurgo che aveva ottenuto i migliori risultati,in termini di sopravvivenza,dal suo metodo cosiddetto trimodale.
Metodo trimodale era la terapia adottata da Sugarbaker comprendente la Chirurgia,Chemioterapia e Radioterapia.
Sopravvivenza,cura, pleuropneumonectomia, e così via più andavamo avanti nella ricerca e più aumentava lo sconforto.
Nella nostra mente risuonavano due passaggi ,quello del resoconto giornalistico del convegno,”possibilità terapeutiche non troppo utili” e la conferma del comunicato dell’associazione dei medici di base che parlavano di “patologie gravi come… i terribili mesoteliomi spesso incurabili quando si manifestano”. Per di più scoprivo che non esistevano delle linee guida condivise tutto ciò faceva aumentare l’ansia in noi familiari e lo sconforto nel malato.
Ci risollevò il morale mio cognato,aveva saputo che a Bari un signore ,affetto da mesotelioma, era stato operato e sopravvive da Aprile 1997. Lo contattammo telefonicamente e andammo a trovarlo, la condivisone della malattia porta alla solidarietà, ci raccontò la sua odissea e man mano che parlava c’infondeva speranza e forza ,tutto quello che avevamo letto su internet,sopravvivenza scarsa,prognosi infausta e così via, era come se si fosse annacquato.
In breve ci raccontò di aver subìto un primo intervento chirurgico in Francia,successivamente ,dopo 1 anno, ebbe una recidiva e provò a farsi operare a Bari,lo stesso chirurgo del policlinico disse che era in grado di effettuare,lo stesso tipo d’intervento e che non era il caso di ritornare a Parigi.
Dopo averlo aperto lo richiuse quasi subito,dicendo ai familiari,che purtroppo non c’era niente da fare.
Il fratello non si diede per vinto,ricontattò il chirurgo francese il quale l’operò ed è tutt’ora libero da malattia..
Le sue cartelle cliniche sono oggetto di studio,dei vari medici specializzandi che, ancora oggi, lo contattano per studiarsele.
Il lunedì il ritorno a chirurgia toracica,si presentò più caotico del solito,quella mattina si sostenevano esami, gli studenti di medicina erano mischiati ai pazienti che erano in attesa della visita o della terapia,noi aspettavamo silenziosamente il nostro turno,un aiuto del Primario andò a riferire della nostra presenza ed il Professore ci fece accomodare nella sua stanza,aspettammo 10 minuti il tempo che finisse d’interrogare uno studente a cui aveva rivolto delle domande,quando entrò nella stanza la sua espressione era abbastanza affranta,ci disse che il sospetto che fino ad allora non aveva esternato, di mesotelioma,anatomia patologica l’aveva confermato.
Nello stesso tempo,però, l’istotipo era epiteliomorfo e data la giovane età e le condizioni generali della paziente, era possibile tentare una pleuropneumonectomia allargata per togliere tutto il tumore visibile.
Si trattava di un intervento che metteva a dura prova qualsiasi chirurgo ma che lui si sentiva di affrontarlo.
Chiesi quanti interventi di quel tipo avesse affrontato fino a quel momento,a questo rispose che avremmo trovato sempre,nel reparto,la massima comprensione e disponibilità.
Io comunque ,prima di qualsiasi decisione,volevo un secondo parere e per questo dovevo e volevo contattare un centro di eccellenza.
Il 2 Luglio 2005, giorno delle dimissioni, i medici del reparto di Chirurgia Toracica non avevano più sospetti clinici,erano venuti a conoscenza della diagnosi,nessuno ebbe il coraggio di comunicarci la cattiva notizia.
Ad una mia espressa richiesta, alzando gli occhi al cielo risposero che Anatomia Patologica 2, distante 500 metri dal reparto,non aveva ancora completato l’esame istologico, che comunque doveva essere il Primario a comunicarci la diagnosi ,non appena il patologo faceva pervenire per iscritto l’esame istologico.
Noi avevamo dei brutti presentimenti,nell’incamminarci verso l’uscita del reparto ci sentivamo gli occhi dei medici addosso,la loro era Carità Cristiana volevano solo risparmiarci alcuni giorni di dolore.
Uscendo dal reparto un acre odore di sigarette ci avvolse,di fronte c’era la Cappella aperta entrammo e le nostre lacrime si fecero preghiera,una volontaria si avvicinò disse di non disperarci anche le situazioni più drammatiche,con l’aiuto della Divina Misericordia, potevano risolversi.
Il nostro pensiero era rivolto a nostra figlia,trovare il modo di comunicargli la gravità della situazione era un problema nel problema,nel frattempo aspettavo di leggere la diagnosi istologica,avevo letto su Internet che la diagnosi sul mesotelioma si presta ad errore.
Disperatamente cercavo notizie che avvaloravano queste ipotesi speravo che la diagnosi fosse di placche pleuriche,meno drammatica rispetto al mesotelioma.
Trovo un PDF sulla sezione medici del sito Gime cercavo una motivazione per avere,eventualmente, un secondo parere clinico ,la cosiddetta second opinon in caso di diagnosi da tutti definita infausta.
Nella diagnosi differenziale delle neoplasie pleuriche è necessario tener conto che il cavo pleurico è frequentemente sede di metastasi di neoplasie extrapleuriche che devono essere escluse per formulare con certezza la diagnosi di mesotelioma.
Le neoplasie che con maggior frequenza interessano la pleura sono:
• Adenocarcinoma metastatico
• Mesotelioma
• Carcinoma indifferenziato a piccole cellule
• Linfoma
• Melanoma metastatico
La diagnostica differenziale delle neoplasie pleuriche è resa particolarmente difficoltosa dalle caratteristiche dei campioni che più spesso arrivano al patologo, cioè i versamenti pleurici e le biopsie toracoscopiche, che possono presentare un serie di problematiche:
• Piccole dimensioni
• Artefatti da compressione
• Perdita di aggregazione cellulare nei versamenti e negli agoaspirati
• Cattiva fissazione (versamenti)
Nonostante i problemi indicati, in molti casi la morfologia della neoplasia è sufficiente per un orientamento diagnostico.
In gran parte delle situazioni, invece, sia in presenza di biopsie che, soprattutto, di versamenti, la sola valutazione morfologica non basta per dare indicazione di primitività. Di particolare rilievo a questo proposito è la diagnosi differenziale delle neoplasie epiteliomorfe o, più raramente, sarcomatoidi, che possono essere sia di natura epiteliale (carcinoma) che mesoteliale (mesotelioma)
Comunque, anche nei casi in cui l’istologia della lesione e la clinica sembrano orientare la diagnosi con sufficiente certezza, è sempre opportuno confermare la natura della neoplasia mediante un pannello di reazioni immunoistochimiche.
Leggo di problemi irrisolti nel fare la diagnosi differenziale tra un mesotelioma e un carcinoma :
I marcatori attualmente disponibili hanno sicuramente facilitato la diagnosi differenziale delle neoplasie pleuriche, ma la loro affidabilità non è mai assoluta, sia perchè le cellule neoplastiche possono perdere l’immunoreattività per alcuni marcatori delle cellule di origine o esprimere marcatori aberranti, che per la variabilità legata alla fissazione ed alla processazione dei campioni, per cui si raccomanda sempre di utilizzare pannelli di più marcatori.
Per molti quesiti di diagnostica differenziale (ad esempio, metastasi di adenocarcinoma gastrico o pancreatico) non esistono marcatori sufficenti per formare un pannello immunoistochimico discriminante. In questi casi, possono essere di aiuto la storia clinica, e l’aspetto morfologico della lesione
Insomma ci si attacca a tutto affinché il male sia minore.
La conferma invece arriva ed è quella che tu cercavi di rimuovere dalla mente.
Unita’ Anatomia Patologica 2
Comunicazione di diagnosi istologica
Materiale inviato:
A biopsia pleura
B biopsia pleura
Bari ,li 30/06/2005
Inviato da CHIRURGIA TORACICA
Campione pervenuto il 20/06/2005
Sospetto Clinico.
Versamento pleurico dx con ispessimenti pleurici. Paziente abitante da anni c/o Fibronit.
Reperto Macroscopico.
Pervenuti 2 contenitori:
A ) Privo di indicazioni: alcuni frammenti irregolari grigio-brunastri dal diam. max variabile da cm. 0,3 a cm. 0,6
B) Privo di indicazioni : alcuni frammenti fibro- adiposi del diam.max variabile da cm. 0,4 a cm.0,9.
Diagnosi intraoperatoria provvisoria:
Sospetto mesotelioma
Diagnosi.
Mesotelioma maligno epiteliomorfo con prevalenti aspetti tubulari della pleura.
Reazioni immunoistochimiche:
Positive per CKAE1/AE3 (+++); Calretinina(++); Ki 67 (20%),
Negative per TTF-1
Il Patologo
Tags: comunicazione, diagnosi, esame istologico
Entriamo nel centro di Casale Monferrato in questa mattina di fine aprile, il cielo coperto minaccia pioggia.
È il 28 Aprile 2011 – 6a Giornata mondiale delle Vittime dell’Amianto e noi facciamo parte della delegazione dell’Associazione Familiari Vittime Amianto della città di Bari, invitata da quella casalese a partecipare al convegno di lotta Un mondo senza amianto assieme a diverse altre delegazioni italiane ed estere (Messico, Stati Uniti, Brasile, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera) di associazioni di familiari delle vittime dell’amianto, di esposti, rappresentanze sindacali, politiche, mediche e giuridiche esperte delle questioni legate all’amianto.
Ad ogni angolo di strada, da molti balconi, da molte vetrine sventolano le bandiere italiane issate a celebrare l’unità d’Italia che si sono unite a quelle per lanciare il messaggio Eternit: giustizia. Giustizia in questa bella cittadina italiana martoriata da un terribile disastro umano e ambientale.
Non ero mai stata prima a Casale Monferrato.
Fa male ammirare la bellezza delle colline, dei canali, degli edifici: bellezza violentata dalla presenza inquietante e imponente dello stabilimento Eternit, a poche centinaia di metri dall’elegante Teatro Comunale e dalla Piazza del Castello.
Il teatro, così come ci appare oggi, è stato inaugurato nel 1791 e dai contemporanei fu considerato il miglior teatro del Regno di Sardegna, dopo quello di Torino.
Quando la sera risuonerà, nel buio, delle note del Dies Irae di Mozart, grazie alla performance che il Casale Coro, dall’alto del loggione, ha splendidamente eseguito e donato ai presenti prima della proiezione del film documentario “Polvere” Il grande processo dell’amianto di Niccolò Bruna e Andrea Prandstraller, per un momento, nonostante l’intensità del Dies Irae così drammaticamente contingente alle questioni affrontate durante tutto il giorno nello stesso luogo, mi sembra di trovarmi “semplicemente” in un bel teatro per seguire un’opera.
Ho dimenticato l’orrore dell’amianto e c’è solo la bellezza dell’arte. Ma è solo un attimo. Ripenso immediatamente al corteo silenzioso, nel pomeriggio, allo stabilimento dell’Eternit, presenza spettrale e minacciosa.
Mi immagino i ragazzi e le ragazze, giovani donne e uomini, persone più anziane, che vi andavano a lavorare in bicicletta, con la prima auto pagata a rate, ogni giorno per venti, trent’anni, puntuali sul posto di lavoro, troppo in ritardo per conoscere il male tenuto volontariamente nascosto da chi invece sapeva e non ha pensato ad altro che ai propri interessi economici.
Il programma del convegno è molto ricco e gli interventi tutti interessanti.
Ci accoglie il Sindaco di Casale Monferrato Giorgio Demezzi, il quale apre ufficialmente il convegno.
Si ribadisce da parte delle amministrazioni locali l’impegno a fare di Casale Monferrato un centro d’avanguardia nella ricerca e nella cura del mesotelioma pleurico, il cancro strettamente legato all’inalazione di fibre d’amianto, causa di molte vittime a Casale Monferrato e in misura minore, ma non per questo meno significativa, in altre città d’Italia, fra cui Bari, dove la più grande fonte d’inquinamento legato alla dispersione di fibre d’amianto è stato lo stabilimento Fibronit, nel cuore della città.
Purtroppo la ricerca scientifica per la cura del mesotelioma pleurico non è molto incoraggiata da investimenti economici. Nonostante il numero delle persone che contraggono questa grave patologia sia in aumento e il picco per l’Italia sia previsto fra qualche anno, i “casi” per incentivare la ricerca scientifica in questo ambito sono ritenuti ancora troppo pochi, in base alla logica dei numeri economici e dei dati statistici.
Gli operai che hanno lavorato con l’amianto, in passato, i loro familiari e i comuni cittadini, oggi, continuano ad essere offesi nella loro dignità di donne e uomini: i loro progetti di vita spezzati, i loro corpi afflitti non sono casuali incidenti di percorso o numeri nel calcolo delle probabilità, ma sono l’effetto di logiche di potere e di mercato, le stesse logiche che hanno portato coloro che hanno perseguito unicamente il proprio profitto economico a tenere all’oscuro della pericolosità dell’amianto, pur essendone a conoscenza, i lavoratori e i cittadini.
Secondo le stime dell’International Labour Organization (ILO) il bilancio mondiale delle vittime per l’esposizione professionale all’amianto è di almeno 100.000 all’anno, cui vanno aggiunti molti altri casi di patologie asbesto correlate per esposizione ambientale e domestica.
Nel 2000 i Paesi che avevano bandito l’amianto erano 18, nel 2010 55; nel 2000 in 66 Paesi si consumava amianto, nel 2010 in 39.
L’obiettivo del convegno di lotta Un mondo senza amianto è quello di redigere un documento mediante il quale avanzare delle istanze presso le principali istituzioni e organizzazioni europee e mondiali per l’ambiente, il lavoro e la sanità.
Bruno Pesce, presidente dell’Associazione Famigliari Vittime Amianto (AFeVA) di Casale Monferrato, portavoce per l’Italia, sottolinea l’importanza simbolica del processo Eternit che si sta svolgendo a Torino, nel quale i principali azionisti di controllo, il barone belga Jean-Louis De Cartier De Marchienne e lo svizzero Stephan Schmidheiny, sono accusati di disastro ambientale doloso permanente. È probabile che nel prossimo futuro si avvierà un processo bis per omicidio e questo riguarderebbe anche i lavoratori italiani impiegati presso gli stabilimenti Eternit in Svizzera.
Casale Monferrato è tristemente diventata un punto di riferimento per le altre cittadine, italiane e straniere, per le sperimentazioni di diversi protocolli su come affrontare la bonifica, per la diagnosi e la cura del mesotelioma pleurico.
Su circa 1200 casi di mesotelioma pleurico registrati in Italia, 40/50 sono a Casale M. e di questi l’80% è causato da esposizione ambientale alle fibre d’amianto.
Bisogna estendere la consapevolezza del rischio e della tragedia dell’amianto e ottenere giustizia per tutte le morti, a memoria di tutte delle morti.
I punti salienti del documento finale redatto al termine del convegno tenutosi a Casale Monferrato il 28 e il 29 Aprile 2011 sono:
1. Data la nocività dell’amianto per l’uomo è indispensabile e urgente eliminare dall’ambiente umano qualsiasi causa di dispersione delle sue fibre sottili;
2. Bisogna migliorare la qualità e la quantità dei dati epidemiologici relativi alla situazione europea, fortemente interessata negli anni passati dall’uso industriale dell’amianto;
3. È moralmente ingiustificabile l’attuale divario fra i Paesi che utilizzano l’amianto e quelli che lo hanno bandito dal proprio territorio nazionale;
4. Bisogna inserire l’amianto crisotilo nell’elenco dei materiali nocivi per l’uomo e vietarne l’uso commerciale presso le popolazioni, tenute volutamente inconsapevoli dei rischi e per questo ancora più vulnerabili;
5. Fare una mappatura mondiale delle zone più colpite da inquinamento ambientale dovuto all’amianto;
6. Sostenere la ricerca scientifica relativa alla prevenzione e alla cura delle patologie asbesto-correlate (diagnosi tempestiva, trattamento) e aggiornare i dati scientifici attuali;
7. Fare in modo che le agenzie regionali e nazionali supportino le spese di bonifica per le città colpite da inquinamento ambientale dovuto alla presenza di amianto;
8. Fare del processo di Torino, durante il quale si sono costituite oltre 6.000 parti civili contro la multinazionale Eternit, un simbolo iconico per la lotta in nome della giustizia delle vittime dell’amianto in tutto il mondo;
9. Prendere spunto dall’esperienza francese per l’istituzione di un fondo di risarcimento per le vittime dell’amianto, a prescindere dal tipo di esposizione, e conservare il diritto di avviare azioni penali contro i datori di lavoro, anche per coloro che abbiano ricevuto un indennizzo. Tale indennizzo dovrebbe essere equo e veloce, essere elargito in maniera efficiente e giusta e il fondo essere finanziato in primo luogo dalle contribuzioni delle aziende, delle multinazionali, delle società pubbliche e private che hanno tratto un beneficio economico a danno della salute di lavoratori e cittadini;
10. Promuovere nella Giornata Mondiale delle Vittime dell’Amianto una raccolta fondi per la ricerca scientifica, rivolgendosi in primo luogo agli interlocutori pubblici, in modo da migliorare lo stato attuale della scienza riguardo alle patologie asbesto-correlate, fra le quali la più grave è il mesotelioma pleurico, il cancro ancora oggi considerato inguaribile, ma non per questo incurabile.
Sono orgogliosa di aver fatto parte della delegazione dell’Associazione Familiari Vittime Amianto di Bari al convegno di lotta Un mondo senza amianto.
Il confronto delle testimonianze, tutte così diverse eppure così uguali nella tragedia vissuta, l’energia di tutte queste “vittime” che fortunatamente non si rassegnano e lottano insieme per migliorare le condizioni di vita e di lavoro di tutti, la cordialità dei casalesi che ci hanno accolto e ospitato in questi due giorni mi lascia una bella sensazione: qualcosa, insieme, si può e si deve cambiare perché la logica del profitto economico basata sullo sfruttamento dell’uomo sugli altri uomini e sull’ambiente che lo circonda non è affatto naturale e immutabile, deve cessare per dare spazio e rispetto alla comune umanità di ognuno.
Agata Mazzeo
Tags: bonifica, mesotelioma pleurico, processo, ricerca scientifica, risarcimento, Testimonianze
Raccontare di un fatto quando questo è particolarmente doloroso, è difficile specialmente quando rinnova una ferita ancora aperta,ma la difficoltà viene superata nel momento in cui la sofferenza viene esorcizzata o minimizzata in un sbrigativo quanto burocratico:
“la situazione è sotto controllo, dai rilevamenti effettuati non vi sono motivi di preoccupazione, certo ci possono essere sempre dei colpi di coda pregressi….”.
E’ quello che abbiamo ascoltato in una conferenza sullo stato dell’aria attorno alla fibronit dopo che era stato messo in sicurezza il sito, tenutasi nella Parrocchia San Sabino diventata poi la nostra sede e centro di ascolto della nostra associazione.
La sofferenza, l’essere colpiti in quello che hai di più caro, per noi vittime degli effetti patologici dell’amianto ci è sembrata ridotta ad uno sbrigativo resoconto che andava ad arricchire le statistiche e gli studi epidemiologici.
Ecco questo è il motivo per cui ci ripromettiamo di raccontare i problemi che sorgono nel momento in cui si scopre che la tua famiglia,viene colpita da un evento che stravolge completamente i tuoi progetti di vita ,scoprire che la tua compagna o compagno,la madre o il padre dei tuoi figli ,ha un tumore,il mesotelioma pleurico, che “in letteratura ” allo stato attuale ha una prognosi infausta un modo diverso per dire che è inguaribile ma ,se non si perde la speranza, curabile.
L’associazione familiari vittime amianto si propone di combattere oltre che con la malattia,anche con il “nichilismo”, l’atteggiamento rinunciatario,di chi ha il dovere di darti delle “speranze” ed invece si limita a proporre soluzioni palliative alzando gli occhi al cielo.
Speriamo che queste note su facebook possano aiutare chi si dovesse, malauguratamente, trovare nella stessa situazione.
Nel ripercorrere le fasi della malattia, essere d’aiuto per un “percorso di cura” che spesso chi dovrebbe indicarlo, il medico di base ,non è in grado di fare o peggio ancora non è in grado di coglierne i sintomi.
Speriamo che possano sensibilizzare sulle patologie collegate all’amianto , la cui ricerca è affidata ad un numero esiguo di ricercatori ,che con i mezzi a disposizione, scarsi o nulli ,cercano di colmare il distacco che questa patologia ha rispetto ad altri tipi di neoplasie.
Fare in modo che i risultati , le sperimentazioni cliniche , non rimangono nell’ambito dei circuitì congressuali o dei “crediti formativi” ,ma che possano trovare applicazione per chi veramente ne ha bisogno : i malati ed i loro familiari.

