Pubblicato da admin il 3 dicembre 2013

Il diritto a non essere più confortati, Giuseppe Armenise, autore  del suo primo romanzo - Pane e amianto - ricorre ,per spiegarlo, a Pablo Neruda  :

“ Vivi nella mia assenza

come in una casa

E’ una casa sì grande l’assenza

che  entrerai dentro i muri

e appenderai i quadri nell’aria”

     

Il personaggio di Francesca, figlia di una vittima dell’amianto “ ne aveva abbastanza di conforto. Voleva che le fosse riconosciuto il diritto a non essere più  confortata. E voleva che questo diritto le fosse riconosciuto subito. Se la poesia ha un senso, il senso è quello di dilavare via i grumi del rancore. Spesso non è l’assenza che sentiamo, ma l’abbandono. E ne diamo colpa a chi se ne andato. Il papà di Francesca se n’era andato una mattina senza preavviso, con la stessa fatalità con la quale aveva affrontato ogni santo giorno a piedi la strada che separava la casa degli affetti dal lavoro delle certezze. Lungo la via aveva incontrato più volte, beffarda, senza che questa mai facesse le presentazioni, la trasfigurazione di una lusinga. Forte, seducente, infida lusinga. Lungo la strada, durante il lungo trascorrere della città che rotolava attraverso i binari della ferrovia dal quartiere Japigia a Madonnella, si era venuto formando lo spazio mentale dove albergavano insieme la sapienza del carnefice e l’intensità di slanci emotivi della vittima.”

girotondo di una città sopra un milione di vite. Fibronit per non dimenticareDa un episodio di cronaca, il caso della  Fibronit di Bari il cronista puntuale,  come se  volesse un effetto catartico lascia il posto allo scrittore,  racconta  “per non dimenticare”  la storia di un percorso d’amore, di denuncia, di dolore, di morte, ma alla fine di crescita e riscatto civile capace di affermarsi nonostante persino le vittime designate perché esposte ai veleni di una vecchia fabbrica d’amianto appaiano chi assente, chi addirittura ostile, preda di un misterioso ricatto che determina, apparentemente contro ogni logica, la sopravvivenza per oltre vent’anni di una discarica di rifiuti cancerogeni tra le case.

Ci racconta della crescita civile degli operai, dei cittadini, della consapevolezza che l’amianto non solo fa male , ma che uccide non solo le persone che ne vengono a contatto ma soprattutto i loro progetti di vita.

Dalla denuncia del caso Fibronit nasce un lungo percorso di riscatto civile e  di ricerca personale. C’è un misterioso patto che tiene insieme gli ex operai sopravvissuti  e il destino futuro dei suoli della fabbrica abbandonata. Un patto che affonda le sue radici nell’illusione del progresso. Tanti si sono legati a questa promessa convinti di poterne ricevere protezione, conforto e un futuro per i propri figli. Ma il patto è un imbroglio e insieme una maledizione, che colpisce soprattutto chi si dimostra più fedele e leale.

In tredici anni di storia, viaggiando tra Bari, Matera, Broni, Casale Monferrato, Torino, Lecco, Bergamo e Milano, si intrecciano le vicende professionali e umane di un gruppo di persone (il Giornalista, il Biondo, il Baffo, lo Smilzo, il Sornione, l’Assessore e il protagonista, voce narrante) :  lo zoccolo duro del Comitato Cittadino . In principio sospettose l’una dell’altra, vengono chiamate quasi inconsapevolmente a stringere una catena di amicizia e solidarietà per fare i conti con una città lontana, ostile e spesso rassegnata. Una città che non vuole vedere i rischi ambientali e igienico sanitari ai quali, se non si intervenisse presto con una bonifica, almeno altre due generazioni sarebbero consegnate al rischio amianto ,come i dati del C.O.R Puglia hanno evidenziato in questi anni.

Il mistero della Fibronit, alla fine, si svela solo grazie al senso della maternità e alla profondità del femminile. Sono madri, mogli, figlie e vedove delle vittime (quasi ormai 400 tra gli operai, ma a decine anche nella popolazione, tra coloro che non hanno mai lavorato alla Fibronit) a consentire – attraverso la loro testimonianza di vita capace di evocare una grande stagione di energia, amore, pietà e speranza – di risalire alle tante verità inconfessate e crudeli che appartengono agli uomini della fabbrica dell’amianto. Sarà una donna, dopo dieci anni di rivendicazioni, delusioni, tradimenti, tentativi di corruzione, sequestri e processi penali, a riuscire finalmente nel compito di riscattare le attese frustrate dei protagonisti e portare a compimento l’iter per la  bonifica. Un traguardo raggiunto dolorosamente, con decine di vittime lasciate colpevolmente per strada e consegnate alla memoria, di altre che purtroppo rimarranno coinvolte dagli effetti patologici dell’amianto per  cui si chiede alle Istituzioni  che si facciano carico  della ricerca di una cura del   mesotelioma, anche  per evidenziare  la possibilità della costruzione di un nuovo senso di comunità.

Il libro verrà presentato dall’Autore il giorno 11 Dicembre 2013 alle ore 18 presso l’aula consiliare del Comune  sita in Corso Vittorio Emanule II a Bari.

 

  

 

 

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Pubblicato da admin il 22 novembre 2013

 

Quale speranza per l'uomo,oggi?E’ il grande tema del Meeting del Volontariato 2013, l’appuntamento  annuale delle associazioni di volontariato  coordinate dal C.S.V. ( Centro di Servizi del Volontariato ”San Nicola”)  che si svolgerà a Bari il 23 e 24 Novembre  presso la Cittadella Mediterranea della Scienza Viale Biagio Accolti Gil,2 (zona industriale ex C.I.A.P.I.).

Il meeting  non è solo un grande evento di promozione  della solidarietà ma è il   momento d’ incontro, riflessione ,scoperta in cui tutte le associazioni si riconoscono.

La domanda :” quale speranza per l’uomo oggi” è il tema di questa settima edizione

Lo stesso tema sarà sviscerato nei vari convegni in cui si svilupperanno le relative  tematiche intorno all’Uomo:

  • Quale speranza per il Lavoro
  • Quale speranza  per le Istituzioni
  • Quale speranza  per l’Impresa
  • Quale speranza  per la Scuola
  • Quale speranza  per la Famiglia

domande a cui tenteranno di rispondere i partecipanti .

Non mancheranno momenti di svago con il concerto di Erica Mou ( sabato 23 ore 20,30 Sala Cittadella) cantautrice che con la sua voce soave si sta proponendo come una delle più interessanti nel panorama musicale italiano.

Ci sarà uno spazio dedicato ai bimbi e per rendere più condiviso il percorso del meeting gareggeranno fra loro le varie associazioni andando allo “sbaraglio” misurandosi nel Canto, ballo, imitazioni, barzellette per contendersi il titolo di volontario creativo 2013.

Qui il programma-meeting

La nostra associazione parteciperà al meeting, saremo allo stand n.44 , per continuare nell’opera di sensibilizzazione sugli effetti patologici dell’amianto.

 Come raggiungere il meeting:

IN AUTO
Coordinate GPS: 
41″ 07′ 22,96″ N 16″ 39′ 00,99″ E

Provenendo da Nord:

Prendere l’uscita 5 verso Bari Centro/Bari S. Paolo/Interporto
Entrare in Strada Vicinale del Tesoro
Svoltare a sinistra e imboccare Viale Biagio Accolti Gil
Provenendo da Sud:
Prendere l’uscita 6 verso Bari
Svoltare a destra e imboccare Via la Rotella Pasquale
Continuare su Viale Guglielmo Lindemann
Svoltare a destra e imboccare Viale Francesco Fuzio
Alla rotonda prendere la 2a uscita e imboccare Viale Biagio Accolti
 Gil

CON I BUS
Linea 13:
 P.zza Moro – San Paolo (Cap. via Dalfino)
Linea 53: P.zza Moro – S. Girolamo-Fesca – Via De Blasi

Cittadella della scienza

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La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 Aprile 1974

La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 Aprile 1974

Con il bando di gara per la messa in sicurezza definitiva, la “vicenda Fibronit” sembrerebbe in dirittura d’arrivo .

La richiesta della messa in sicurezza risale al 1995 ma la pericolosità del sito si conosceva sin dagli anni ’70 del secolo scorso, quando gli operai dell’allora Cementifera Italiana Fibronit SpA (ex Sapic) ricorrevano al Pretore Dr.Vincenzo Binetti  per “la gravissima situazione che regna in fabbrica sotto il profilo dell’igiene e della sicurezza del Lavoro” e dove i “dipendenti continuano ad ammalarsi e a morire.

     Questa che potrebbe sembrare una dichiarazione allarmistica e demagogica, è invece probabilmente inadeguata solo per difetto, alla gravissima situazione che regna in fabbrica sotto il profilo dell’igiene e della sicurezza nell’ambito del lavoro.

    La vicenda non è nuova. Come risulta dai ritagli di stampa [..]da tempo i dipendenti hanno impostato, sul piano sindacale rivendicativo, il  problema della Salute sul posto di lavoro.

 Ed ancora  “ Hanno sostenuto lotte durissime culminate nel gennaio-febbraio del 1972, in agitazioni, assemblee e scioperi, che hanno registrato l’unanime adesione dei lavoratori”.

Il ricorso all’Ill. Sig. Pretore era stato rivolto da 128 operai, organizzazioni sindacali rappresentati dai  loro avvocati.

Nell’esposto si chiedeva che fosse eseguita un’ispezione giudiziale nella fabbrica con l’ausilio d’idonei consulenti tecnici per eseguire i dovuti accertamenti sui tassi di polverosità nei vari reparti e sulle singole produzioni.

Alcuni momenti dell'ispezione in fabbrica eseguita dal Pretore di Bari, dott.Vincenzo Binetti.

Alcuni momenti dell’ispezione in fabbrica eseguita dal Pretore di Bari, dott.Vincenzo Binetti.

 

L’intervento presso l’Autorità Giudiziaria rappresentava un successivo momento della lotta che da anni gli operai conducevano contro la direzione dell’azienda dove si producevano manufatti di cemento amianto, i quali  sprigionavano polveri che provocavano una grave malattia denominata asbestosi : malattia che aveva già provocato nell’arco di 10 anni ben 15 vittime.

La stessa ordinanza confermava ,in data 10.04.1974, che  fossero verificati “lo stato dei luoghi e la qualità e condizione all’interno della fabbrica, posto che a partire dal 1971 erano stati accertati con allarmante progressione numerosi casi di malattie professionali, particolarmente di asbestosi, alcuni sfociati nel decesso dei lavoratori colpiti.”

La fabbrica iniziò la sua attività, precisamente nel 1935, sarebbe durata fino al 1985, occupando un’area di circa 100.000 metri quadri e impiegando mediamente 400 lavoratori. Essa fu collocata al di fuori dell’area urbana, tuttavia nei decenni successivi, la città ha finito con  inglobare la fabbrica in una progressiva espansione verso Sud, durata fino ai primi anni Novanta. Durante il boom economico e edilizio degli anni Cinquanta e Sessanta, proprio in questa zona sono  stati , infatti, costruiti  numerosi palazzi di edilizia popolare: appartamenti a basso costo che attrassero principalmente, agli inizi, gli operai della fabbrica, i quali, assieme alle loro famiglie, si trasferirono nelle immediate vicinanze del luogo di lavoro. Alcuni lavoratori con le rispettive famiglie hanno vissuto proprio all’interno dello stabilimento, abitando negli appartamenti messi a disposizione dalla compagnia . Quella che era aperta campagna, in un paio di decenni, è andata trasformandosi in una zona densamente popolata; sono sorti grandi condomini, cooperative, ma anche numerosi servizi, scuole, attività commerciali, uno studentato universitario, anche un campo nomadi non autorizzato, sgomberato e spostato appena un po’ più in là. Tutto ciò letteralmente a ridosso di quello che oggi è considerato un sito d’inquinamento ambientale di rilevanza nazionale.

Inoltre, via Caldarola, dove sorge lo stabilimento, ha rappresentato, ed è tuttora, una delle principali strade di una città squarciata dai binari di una ferrovia che divide il centro da quella che ormai non può più essere considerata periferia . Una strada, attraversata ogni giorno da centinaia di automobilisti e pedoni. Presso lo stabilimento si producevano molti manufatti in cemento-amianto (tubi, lastre ondulate, vasche, manicotti, etc… ), impiegati massicciamente in edilizia. L ’amianto utilizzato proveniva per la maggior parte dalla cava di Balangero, dall’Australia e dall’attuale Zimbabwe.

Il cemento-amianto era costituito per il 15/20 per cento da amianto e per il resto da cemento .

da sinistra: i laboratori MeleValerio,Scardicchio del Consiglio di Fabbrica,il Prof.Antonio Grieco,la dott.ss a Marina Musti, Il prof. Nicola Zurlo e il prof.Marroni consulente medico dell'INCA-CGIL centrale

da sinistra: i lavoratori Mele,Valerio, Scardicchio del Consiglio di Fabbrica,il prof.Antonio Grieco,la dott.ssa Marina Musti, Il prof. Nicola Zurlo e il prof.Marroni consulente medico dell’INCA-CGIL centrale

La lavorazione, nelle sue varie fasi, avveniva senza alcuna prevenzione e, pertanto, senza alcuna garanzia nel suo impatto ambientale: le operazioni di trasporto e la manipolazione del minerale determinavano una notevole dispersione di polveri, minacciando la salubrità sia del luogo di lavoro sia delle aree adiacenti alla stessa fabbrica.

L’amianto era trasportato in sacchi di juta, quindi sottoposto alla sminuzzatura e cardatura ad umido per separarne le fibre, per poi essere miscelato con cemento e impastato con acqua. Dopo la stagionatura, i manufatti erano rettificati al tornio e segati a secco. È difficile immaginare quanta polvere potesse disperdersi durante questo ciclo.

Soltanto nel 1967 si apportarono alcune parziali modifiche al processo produttivo: il trasporto adesso avveniva con l’ausilio di mezzi meccanici proprio per diminuire (seppur di poco) la dispersione delle polveri.
 I provvedimenti adottati dall’azienda non furono  ritenuti sufficienti e idonei  dai lavoratori tant’è che si rivolsero al Pretore.

Nel 1975, lo stesso anno delle prime denunce della totale inesistenza di  misure di sicurezza sul luogo di lavoro, da parte dei sindacati, fu  rilevata la presenza di polveri nell’aria non solo della fabbrica, ma anche nelle zone limitrofe, già ad alta densità abitativa.

L’ex Sapic (Società Adriatica Prodotti in cemento-amianto)  per decenni ha anche stoccato rifiuti di lavorazione e scarti di produzione, colmando aree depresse e livellando ampie zone di territorio sia per recuperare superfici utili alla movimentazione di mezzi meccanici sia per la costruzione di nuovi capannoni.

La Fibronit , nel corso della sua attività produttiva, ha adibito intere aree a discarica di rifiuti e scarti di lavorazione, in quanto non erano stati previsti sistemi di raccolta e smaltimento degli stessi, mancava, fra l’altro, una normativa che regolamentasse le procedure in tal senso .Anche altre aree della città, esterne alla fabbrica furono ripetutamente utilizzate come discarica abusiva.

La signora  Franca Maria Bortone, vedova dell’avvocato Gaetano Volpe, uno dei principali punti di riferimento delle lotte sindacali a Bari negli anni Settanta, soprattutto per quanto riguarda il “caso Fibronit”, racconta che “quelli della Fibronit andavano a scaricare direttamente a mare il materiale di risulta contenente amianto, sul Lungomare verso Torre a Mare.

I Baresi lo sapevano che quella era una zona malsana, te ne accorgevi dal pessimo odore, lì ci scaricava non solo la fogna, per questo furono scettici, in un primo momento, quando il Comune decise di costruire proprio lì un’area attrezzata per la balneazione. Sulla spiaggia c’erano pezzi d’amianto grandi come pietre che venivano prelevati tranquillamente dai cittadini per utilizzarli come rivestimento dei pozzi delle loro ville, infatti l’amianto è bello a vedersi, argentato com’ è” .

Sulla beffarda quanto drammatica questione di come si sia  costruito  un’area attrezzata per la balneazione proprio in quella parte del Lungomare, nei pressi di Torre Quetta, senza che il territorio fosse prima bonificato, anche se collegato alla vicenda Fibronit ,torneremo in seguito ,poiché Torre Quetta  è un’altra storia ,che dice molto della mancata consapevolezza e percezione dei rischi per la Salute da parte degli amministratori pubblici.

Come pure ritorneremo in seguito a spiegare del perché , dopo la chiusura dello stabilimento nel 1989, l’opera di una parziale messa in sicurezza del soprasuolo sia stata ultimata solo nel 2007, dopo tante pressioni da parte , ma non solo, delle organizzazioni cittadine e dopo tante morti causate da malattie asbesto-correlate, soprattutto la peggiore, il mesotelioma pleurico. Gli anni dalla chiusura dello stabilimento alla messa in sicurezza provvisoria evidenzieranno le responsabilità più̀ propriamente politiche della gestione del sito Fibronit, durante e, soprattutto, dopo la sua attività̀ produttiva.

Qui si vuole evidenziare di come la battaglia , contro gli effetti patologici dell’amianto, sia iniziata prima che la risonanza mediatica del processo Eternit di Torino ,con la pluriennale lotta degli operai e abitanti di Casale Monferrato tramite l’Associazione Famigliari Vittime Amianto  , la portasse all’attenzione mondiale.

Di come la stessa lotta ebbe inizio proprio dalle lotte e rivendicazioni degli operai baresi, i quali  prima di essere elencati nel C.O.R. (Centro Operativo Regionale) del Re.na.m (Registro Nazionale Mesotelioma) firmarono quel ricorso al Pretore aprendo la strada affinché le leggi  sulla sicurezza dei luoghi di lavoro trovassero piena applicazione, tanto da far dire al Procuratore Generale della Repubblica della Corte di Appello di Bari dott. Ignazio De felice :

” Non deve essere più consentito che alla logica del massimo profitto sia sacrificata ogni elementare preoccupazione dell’incolumità personale degli uomini addetti al lavoro”

Correva l’anno giudiziario 1975.

Credits immagini : Archivio Comitato Cittadino Fibronit 

Credits ricerca : Agata Mazzeo
Università di Amsterdam – Master in Antropologia Medica
Studiosa di questioni politiche e sociali
legate all’amianto e familiare di una vittima.

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Pubblicato da admin il 5 giugno 2013

 

“Sono molto soddisfatta  perché vicende come queste restituiscono un senso alla politica. ..”

Sono le prime parole dette dall’assessore all’Ambiente del Comune di Bari Maria Maugeri,nel presentare l’imminente bando di gara per la bonifica definitiva del SIN (Sito Interesse Nazionale) della Fibronit di Bari. Ne ha ben ragione ,a definirsi soddisfatta l’assessore,la “questione Fibronit” si trascina dal 1995 quando dei giovani laureandi in Geologia appartenenti all’associazione Anarres portarono all’attenzione dell’opinione pubblica,con articoli di stampa,lo stato di degrado in cui versava  lo stabilimento di Via Caldarola,che  presentandosi  come una discarica a cielo aperto ,metteva a rischio la salute dei cittadini.  Qui  vi sono le date temporali che hanno caratterizzato la vicenda Fibronit, ma le tappe principali che hanno portato alla decisione finale della costruzione di un parco, se mette in evidenza le lotte che cittadini ed associazioni hanno fatto per raggiungere tale risultato,non rendono completamente l’idea delle sofferenze e dolore che gli effetti patologici dell’amianto hanno arrecato e purtroppo produrranno  ancora. In questa pagina, aiutandoci con i resoconti dei giornali dell’epoca, metteremo in evidenza di come sia stato difficile sensibilizzare l’opinione pubblica e come solo  la consapevolezza e la percezione del rischio dei cittadini,riunitisi nel Comitato Cittadino Fibronit , possano modificare  il corso degli eventi  e lottare affinché il diritto alla Salute si confermi  bene non negoziabile,anche nei confronti di amministrazioni pubbliche  che l’hanno posposto  nel corso del tempo  al lavoro o al profitto.

 

 

 

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Pubblicato da admin il 28 aprile 2013

Oggi più che mai vivo con ogni parte di me stessa questo giorno di memoria di quanti sono stati strappati via da artigli invisibili, dalla sottilissima polvere d’amianto così come dalle meschine logiche di un folle profitto che si è letteralmente mangiato quanti hanno contribuito a farlo accrescere o ha divorato chi, per sua sfortuna e spesso a sua insaputa, si è trovato invischiato in un disastro ambientale, sociale e personale dal quale non s’è potuto fuggire.

Oggi si ricordano uomini e donne strappati via, troppo presto e ingiustamente, dai loro affetti, dai loro sogni, dalle possibilità straordinarie di vivere ancora nuovi, meravigliosi incontri.

Non conta l’età, la provenienza, l’entità del disastro.

In Italia ogni anno muoiono più di tremila persone a causa dell’amianto.

Questi numeri, per chi resta, rappresentano un vuoto incolmabile, legami insostituibili.

Ricordare non è facile. Ricordare fa male, richiama alla mente dolore e senso d’impotenza dinanzi a malattie logoranti come quelle asbesto-correlate che ti soffocano e ti tolgono il respiro.

Chi ricorda, nonostante la sofferenza che inevitabilmente torna ad attanagliare, non deve essere lasciato solo.

Chi ricorda per denunciare l’ingiustizia subita, va ascoltato.

Chi ricorda per cercare di costruire dalle macerie qualcosa di bello, va aiutato e spronato ad andare avanti.

La morte di una persona che amiamo ci destabilizza, ci priva di qualcosa che per noi era preziosa.

La consapevolezza che a portarcela via siano state delle cause ben precise, legate alla lavorazione criminale dell’amianto, può condizionare i percorsi intrapresi da chi resta per mantenere saldo un legame con chi, irrimediabilmente, non è più con noi.

Oggi io ricordo la dignità di chi ancora indossa la tuta blu per denunciare la violenza subita; ricordo gli occhi pieni di lacrime di una sorella; l’amore di una donna la cui voce è ancora rotta dai singhiozzi per aver perso il marito oltre vent’anni fa; gli occhi spenti di chi non ce la fa più a sopportare il vuoto lasciato dalla perdita di un numero spietato di propri cari, a causa dell’amianto.

Oggi io ricordo il dolore di chi resta. Un dolore inconsolabile. Un dolore che non conosce prescrizione. Un dolore che non si dà pace, ma che grazie alla forza e alla tenacia di uomini e donne, non si esaurisce nel privato ma sfocia nelle diverse forme di lotte civili e di denuncia della pericolosità dell’amianto. Tuttavia, la lotta non allevia il dolore intimo, privato, che logora.

Oggi io ricordo i troppi che non ci sono più e abbraccio chi lotta, nonostante, anzi proprio a partire dalla sofferenza che si continua a patire nelle diverse città, quartieri, e corsie d’ospedale.

Abbraccio te, Lillo, e abbraccio Mariuccia, Giuliana, Linda, Romana e i tanti altri che ho avuto l’onore di incontrare e attraverso i quali ho potuto conoscere chi a causa dell’amianto non c’è più, ma che continua ad essere costantemente presente in atti e parole d’amore che vanno al di là della sfera privata. La mia speranza ed il mio sostegno sono rivolti a queste lotte, quotidiane, private e collettive, perché possano attraversare le distanze più lontane.

 

Con affetto,

Agata Mazzeo

Amsterdam, 28 aprile 2013

Pubblicato da admin il 19 aprile 2013

 

 

 

E’ dal 2005 che il 28 Aprile   ricorre la  giornata del Ricordo delle vittime dell’amianto da quando  a Porto Allegre, in Brasile, nell’ambito del Forum Mondiale sull’amianto, fu  proposta dall’ABREA (Associazione Brasiliani Esposti Amianto) una giornata da dedicare alla memoria delle persone morte a causa di questo materiale.

Successivamente  in occasione della Conferenza Europea sull’amianto tenutasi a Bruxelles il 22  settembre 2005 , tale proposta è stata  assunta e ribadita anche in quella  Sede,  stabilendone  la commemorazione  il 28 Aprile di ogni anno, in quanto concomitante con la ‘Giornata Mondiale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro’.

 

L’Associazione Familiari Vittime dell’amianto di Bari unitamente al   Comitato Cittadino Fibronit

si riuniranno alle ore 17 presso i locali (Sala Angelo Moscati) della  Parrocchia San Sabino ( Viale Caduti del 28 Luglio 1943 n. 5 Bari)    per  ricordare i tanti associati vittime degli effetti patologici dell’amianto.

L’Associazione ed il Comitato ritenendo  che l’intento della  celebrazione commemorativa non sia solo  quello di ricordare a tutta l’opinione pubblica la gravità della catastrofe sanitaria ed ambientale che l’utilizzo dell’amianto ha comportato e che tuttora continua a comportare , si soffermeranno e  discuteranno del nuovo Piano nazionale Amianto ed in particolar modo la parte inerente alla Ricerca della cura del Mesotelioma e lo stato dell’arte della bonifica del maggior sito inquinato della nostra Città,la Fibronit.

 

“La ricerca deve curare le malattie ed il mesotelioma in particolare,  ma anche indicare alle istituzioni come recepire  le evidenze scientifiche  per prevenire una lotta ancora difficile e dolorosa. Su questo fronte  c’ è forse ancor più da fare che nei laboratori.”

 

 

 

Il Ricordo delle vittime verrà completato con la funzione liturgica della Santa Messa che si terrà alle ore 19 presso la Chiesa di San Sabino.

 Lillo Mendola                                                                          Nicola Brescia

Associazione Familiari Vittime Amianto              Comitato Cittadino Fibronit

 

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Pubblicato da admin il 1 marzo 2013

Vorrei esprimere la partecipazione dell’Associazione Familiari vittime Amianto di Bari di cui Antonio e Rosa fanno parte ed  insieme a tante famiglie,  a Bari come  nel resto d’Italia e nel Mondo, sono  devastate dagli effetti patologici dell’amianto.

La molla che ha fatto scattare l’esigenza di costituire  l’associazione  è stata una frase sentita in una conferenza sullo stato dell’aria attorno alla fibronit dopo che era stato messo in sicurezza il sito, tenutasi nella Parrocchia San Sabino diventata poi la nostra sede e centro di ascolto per le persone che venivano coinvolte .

la frase diceva più o meno così:

“la situazione è sotto controllo, dai rilevamenti effettuati non vi sono motivi di preoccupazione, certo ci possono essere sempre dei colpi di coda pregressi….”.

In quella frase ci è sembrato sottintesa la rinuncia a contrastare la malattia.

Questo modo un po’ burocratico di minimizzare i rischi ed esorcizzarne per così dire  la sofferenza è stato uno dei motivi per cui è nata l’associazione , per fare in modo che ,sulla scorta dell’esperienza di ognuno di noi, chi si ammala di Mesotelioma  avesse un percorso terapeutico degno di questo nome,aiutato da coloro i quali hanno messo a disposizione la loro esperienza con la malattia .

Antonio oltre che a respirare l’amianto,ne è stato a contatto  lavorandovi ,ignaro dei suoi  effetti perversi ,eppure la società pubblica in cui ha lavorato per 40 anni sapeva che i suoi dipendenti erano a contatto di questo serial killer,il colpo di coda l’ha sentito 40 anni più tardi, subito dopo essere andato in Pensione,nel momento in cui doveva riprogrammare la propria Vita,quando dopo una vita di onesto lavoro, doveva coltivare i suoi hobby quali la musica, gli amici,le giornate al terzo pontile,il suo vero domicilio nella lunga stagione estiva che caratterizza la nostra Città.

Eppure nonostante la gravità della malattia diagnosticata,ha lottato ed aiutato anche gli altri,si è sottoposto a cure sperimentali,sicuro in questo modo di aiutare la Ricerca di una Cura ,e fare si che altri potessero un domani usufruire del suo consapevole contributo.

Personalmente,devo dire che ho una grande pena nel cuore, poiché ho avuto la fortuna di conoscere una persona che aveva  carattere,umanità e sostanza di pensiero,in questi due anni dalla diagnosi di mesotelioma  era Lui che ha aiutato me e con il suo esempio ci aiuterà ancora per  fare in modo  che possiamo sostenere quanti  vengono  coinvolti nel dramma che il mesotelioma comporta, non solo per l’ammalato ma anche in chi vive attorno, annullandone  i progetti di vita .

Grazie Antonio, per te l’estate è già arrivata sei già nella spiaggia di Pane e pomodoro,nel tuo angoletto del terzo pontile,di fronte a San Sabino dove noi continueremo ad incontrarci e dove troverai l’abbraccio e la comprensione  di Angela, Lilli,  Lucia, Grazia, Elsa,Ernesto , Gennaro ,Vito , Salvatore , Antonio, Guido  e di tutti gli altri con i quali  abbiamo avuto l’onore di percorrere insieme un tratto di cammino di cui custodiremo un dolce e intenso ricordo.

Ciao Antonio , Ciao Che Guevara

 

Bari 25 febbraio 2013

Chiesa Mater Ecclesiae

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                                                                     Eternit(à)

 Mostra d’arte contemporanea

Con IL PATROCINIO E IL SOSTEGNO DI REGIONE PUGLIA, PROVINCIA DI BARI, COMUNE DI BARI E

UNIVERSITA’  DEGLI STUDI DI BARI

 

I numerosi casi di mesotelioma pleurico, la terribile patologia connessa all’inalazione di fibre d’amianto, che in questi ultimi tempi si stanno moltiplicando, uniti alla crescente richiesta di assistenza proveniente da chi ne è colpito, sono la motivazione alla base della scelta del Comitato Cittadino Fibronit, dell’ Associazione Familiari Vittime Amianto e della SIGEA sezione Puglia, di organizzare la manifestazione ”Eternit(à)” che si svolgerà dal 21 al 30 novembre prossimi presso il centro polifunzionale degli studenti dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro” .

Il coinvolgimento della Fabbrica degli Artisti nella organizzazione di questa importante manifestazione, ha lo scopo di fornire un ulteriore argomento di sensibilizzazione e conoscenza dei mali derivanti dall’inquinamento da amianto. Gli artisti presenti e provenienti da diverse parti d’Italia, con le loro opere, avranno l’opportunità di esprimere in modo nuovo ed originale la loro personale sensibilità rispetto al drammatico tema del disastro ambientale.

E’ indubbia l’importanza che eventi di questo tipo possono assumere nella nostra città, provincia e regione e la conferma viene dalla stretta collaborazione tra il comitato organizzatore e le istituzioni che, insieme all’Università degli Studi di Bari, hanno concesso il loro patrocinio che, quindi, non è da considerarsi scontato ma frutto, evidentemente, di una scelta attenta e lungimirante in considerazione dell’emergenza sanitaria a cui la città di Bari e l’intera Regione stanno andando incontro.

Il grande Processo dell'amiantoLa manifestazione “Eternit(à) si aprirà il 21 novembre alle ore 16 con la proiezione del film-documentario “Polvere” con la partecipazione del regista Andrea Prandstraller e la presentazione del libro “ Amianto” .Processo alle fabbriche  della Morte di Giampiero Rossi (edizioni Melampo)  a cui seguirà l’inaugurazione della mostra che sarà aperta dal Lunedì al Venerdì, in orario continuato, dalle 9.00 alle 20.00.La presenza delle autorità regionali, provinciali e comunali sarà da sfondo costante alle varie iniziative.

Il convegno del 27 Novembre, inserito nel cuore della manifestazione, si pone questo obiettivo: trovare soluzioni che possono sollevare la sofferenza di quanti sono colpiti dalle malattie asbesto correlate ed i loro familiari, oggi costretti ad affrontare momenti di grande difficoltà molto spesso in completa solitudine. Il convegno, nella sua sessione mattutina, vedrà protagonisti esperti come il Dott. Luciano Mutti, presidente del Gruppo Italiano Mesotelioma o il Dott. Piero Bovolato direttore del reparto di chirurgia toracica degli spedali civili di Brescia che confronteranno le loro esperienze con professionisti operanti nella nostra città come il Dott. Paolo Sardelli, responsabile del reparto di chirurgia toracica dell’ospedale San Paolo di Bari o il Dott. Gennaro Palmiotti, oncologo dell’ospedale Di Venere di Bari

 Nella sessione pomeridiana del convegno, avremo modo di conoscere la straordinaria esperienza di Casale Monferrato, che ha portato alla sentenza di condanna dei responsabili Eternit, dalla stessa voce dei protagonisti, Bruno Pesce e Nicola Pondrano in qualità, rispettivamente, di responsabile dell’Associazione Familiari Vittime Amianto di Casale Monferrato e di Presidente del Fondo Vittime Amianto.

Confidiamo molto nei risultati di questo evento alla cui organizzazione sono state dedicate tutte le energie disponibili, con la certezza di riuscire a lanciare un messaggio al tempo stesso di allarme e di speranza, affinché l’amianto possa fare sempre meno paura.

                                                            

 

 

Comitato Cittadino Fibronit

SIGEA Sezione Puglia

Associazione Familiari Vittime Amianto Bari

Fabbrica degli Artisti

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Pubblicato da admin il 15 novembre 2012

Spesso la mancanza di Linee Guida di una determinata patologia è la causa dell’atteggiamento rinunciatario  da parte  della classe medica, in quanto  la moderna  medicina è basata sull’elaborazione e raccomandazione di un “comportamento clinico”  basato sugli studi scientifici più aggiornati,secondo il proprio metodo. Esistono quindi delle linee guida nazionali che uniformano il comportamento del medico nei confronti della patologia.  Per ogni patologia,in definitiva,le linee guida descrivono le alternative disponibili e le relative possibilità di successo in modo che il medico possa orientarsi nella gran quantità di informazione scientifica in circolazione,il paziente abbia modo di esprimere consapevolmente le proprie preferenze, e l’amministratore possa compiere scelte razionali in rapporto agli obiettivi  e alle priorità locali.

Ora , allo stato attuale,  sembrano non esistere delle linee guida nazionali per quanto riguarda il mesotelioma ,ma dal 2010 esistono delle linee guida europee  elaborate dalla Società Europea di Respirazione  e dalla Società Europea di Chirurghi Toracici per la gestione del Mesotelioma Pleurico Maligno.

Unico esperto italiano invitato a partecipare ed elaborare queste linee guida è stato il Dr. Luciano Mutti Presidente del gruppo di ricerca Gime (Gruppo Italiano Mesotelioma ) che paradossalmente non figura tra gli “esperti “nominati dal Ministero della Salute  che hanno il compito di prevenire e ricercare una cura per la più ,attualmente,infausta delle malattie asbesto correlate : il mesotelioma.

Ci auguriamo che i medici di base e quelli in corsia ne prendano visione e le  utilizzino nella loro quotidiana pratica clinica,non vorremmo che dietro il “vuoto” di raccomandazioni “nazionali” si trincerasse della semplice mancanza di conoscenza che perpetua l’atteggiamento nichilista caratterizzante ,spesso,  l’approccio clinico a discapito del miglior percorso terapeutico.

Vivaddio,almeno per la Tutela della Salute, seguiamo l’Europa.

2010 ERJ MPM Taskforce ERS-ESTS

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Pubblicato da admin il 22 settembre 2012

Un nostro associato,subito dopo il convegno “Verso la 2a conferenza governativa” tenutasi a Casale Monferrato ha inviato una lettera al bisettimanale “Il Monferrato” per esternare le sue perplessità circa la parte del programma che riguarda la Ricerca.

Eravamo fiduciosi nel ritornare a Casale Monferrato,poiché  il Ministro della Salute , mantenendo l’impegno preso l’indomani della sentenza del Processo Eternit,conclusosi in primo grado con la condanna dei responsabili della multinazionale, vi andava a presentare il XV ° Quaderno della Salute .

In più di un’occasione il Ministro Balduzzi  aveva  ribadito la necessità di mettere a punto, in relazione alle tematiche connesse alla individuazione, bonifica, smaltimento dell’amianto ed alla tutela della salute, modelli d’ intervento ispirati ad un approccio integrato da estendere  a tutto il territorio italiano , in quanto il problema amianto si configura come una vera e propria “ emergenza nazionale” nonché sovranazionale.

In particolare per la Tutela della Salute ,facendo riferimento alla situazione di Casale Monferrato aveva  posto l’accento sulla necessità di un progetto centrato sulle diverse aree tematiche: prevenzione, sorveglianza, diagnosi precoce, ricerca clinica  e presa in carico dei casi, da estendere a tutto il territorio nazionale.

L’intendimento del Ministro, è stato messo nero su bianco nel XV ° Quaderno della Salute dai suoi collaboratori ,fornendone uno “stato dell’arte e prospettive in materie  di contrasto alle patologie asbesto correlate”.

 Questo “quaderno”,allo stato attuale ,è stato premesso, è una sorta di “work in progress” verso la conferenza governativa che si terrà a Venezia dal 22 al 24 novembre di quest’anno.

Noi ,associazione familiari vittime dell’amianto di Bari,  siamo rimasti colpiti  nel non veder elencato nelle “slide” esemplificative ,tra i siti d’interesse nazionale da bonificare , quello della Fibronit, responsabile di centinaia di morti tra gli operai e cosa più recente dall’ esplodere dei casi di mesotelioma tra i cittadini residenti ,che hanno avuto solo il torto di aver abitato o frequentato le scuole nelle vicinanze della fabbrica e che non hanno mai avuto a che fare con l’amianto.

Ci è sembrato come se la sofferenza della Città di Bari non venisse presa in considerazione ,nonostante l’opera meritoria sia della magistratura che degli operai e cittadini  baresi che per primi in Italia, hanno sollevato il problema della sicurezza sul lavoro e la pericolosità degli effetti patologici dell’amianto.

La nostra associazione ha uno slogan: lotta al mesotelioma e sostegno ai malati

Per noi la priorità è la ricerca di una cura,conosciamo,purtroppo bene, la fame d’aria, il respiro sincopato, ,l’effetto “corazza”del  torace o addome, la disperazione di chi combatte contro il mesotelioma ,la ricerca spasmodica di un percorso terapeutico efficace, proprio per questo ci aspettavamo che dal “Quaderno” emergessero da parte degli “esperti” indicazioni positive in tal senso.

Sulle quasi 200 pagine del documento nella parte riguardante la “cura” traspare una sorta di rinuncia ,abbondano espressioni del tipo: ” il ruolo della chirurgia sebbene stabilito dalla pratica clinica..è tuttora al centro di controversie” oppure si ammette che per molti anni,il trattamento medico del paziente affetto da mesotelioma pleurico è stato ed ancora  per certi versi  è  ,caratterizzato da un “atteggiamento nichilista” .

Forse per questo la parte più estesa ,nel documento governativo, riguarda l’individuazione dei siti, le problematiche dello smaltimento e della bonifica,argomenti questi ben sviluppati ,mentre l’aspetto della tutela della salute sembra sacrificato forse perché tra i coordinatori,persiste  ancora l’atteggiamento rinunciatario ; non possiamo dimenticare  che uno degli esperti nominati dal Ministro il prof. Garattini ebbe a dire che “ il mesotelioma appartiene al passato,destinato a scomparire quasi naturalmente essendo oggi bandito l’amianto”e quindi si punta alla prevenzione solo attraverso la bonifica dei siti, operazione questa che a nostro parere richiede tempi ancora più lunghi e finanziamenti più cospicui rispetto a  quello del contrasto all’emergenza sanitaria.

La parte riguardante la ricerca clinica è molto deficitaria,eppure nel mondo dei ricercatori v’è un certo fermento,ogni due  anni si tiene un congresso mondiale che riguarda la patologia del mesotelioma,organizzata proprio dell’IMIG,(International Mesothelioma Interest Group)l’ultimo del 2012 è stato tenuto a Boston non più di 10 giorni fa a cui hanno partecipato più  di 500 esperti,dove sono stati invitati anche gruppi di ricerca sul mesotelioma italiani,finanziate dalla Fondazione Buzzi onlus di Casale Monferrato.

Diceva un famoso  cardiochirurgo Sandro Bartoccioni,il quale si è trovato ad essere “dall’altra parte” della barricata che  l’ammalato di cancro si trova ad essere come il naufrago nell’oceano,resiste con la speranza che passi una nave a  raccoglierlo ed invitava gli ammalati a non demordere poiché “una battaglia è persa quando sei tu a pensare di averla persa”.

Fuor di metafora la nave ,per quanto riguarda il mesotelioma,è rappresentata dalla “ricerca clinica”,dalla chirurgia ,dalla radioterapia  e dai tentativi  cui  gli ammalati volentieri si sottopongono  per le future generazioni affinché  possa trovarsi una cura.

I risultati dipendono dalla collaborazione fra Pubblico e Privato, che fanno fronte comune per la ricerca di una cura,esiste già una rete di relazione  fra ricercatori occorre potenziarla e credere che l’interscambio possa portare a risultati a breve termine. Capiamo che si possa correre il rischio di ” illudere”, ma al tempo stesso non bisogna pensare sempre che si possa avere a che fare con “venditori di fumo”,vero  è che i tempi della ricerca sono lunghi,ma se non s’ inizia ad investire la cura del mesotelioma tarda ad essere trovata,occorre fare ogni sforzo con spirito positivo, occorre pensare ai “vivi” affinché non rientrino nel novero delle crude statistiche,ovvero gli inevitabili “colpi di coda pregressi”,in modo che  non vi sia una fine senza speranza ma una speranza infinita.

Lillo Mendola

 

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