Pubblicato da admin il 11 marzo 2015

 

meeting volontariato 2015

meeting volontariato 2015

Carissimi,
abbiamo il piacere di invitarVi al “Meeting del Volontariato 2015″, che si terrà nei giorni 14 e 15 Marzo 2015, presso la Fiera del Levante di Bari, Ingresso Orientale Pad.9 – 10
Anche la nostra Associazione sarà presente con un suo spazio espositivo in tale importante momento di raccolta e di confronto delle varie realtà che operano sul territorio nel grande ambito del volontariato e della solidarietà verso gli altri ,

Siamo allo stand 47 insieme alla ass. Butterfly

Siamo allo stand 47 insieme alla ass. Butterfly

divideremo lo stand 47 con l’associazione “Butterfly” che si occupa di assistenza domiciliare ,terapie del dolore e cure palliative, presieduta dal Dr. Ferruccio Aloè.

La vostra presenza, particolarmente gradita, sarà per noi un significativo gesto di vicinanza morale agli scopi di prevenzione e cura della popolazione e bonifica del territorio da noi perseguiti attraverso l’ opera di sensibilizzazione sugli effetti patologici dell’amianto.
Vi sappiamo sensibili a tali problematiche e partecipi del nostro comune impegno, che non è solo assistenziale, ma culturale, per diffondere nei cittadini la conoscenza e il significato della prevenzione, per sollecitare le Istituzioni a coordinare una “task force” sanitaria per avere una maggiore possibilità di cura del mesotelioma.
Sarà anche un’occasione per confrontarci e dibattere insieme in un percorso di arricchimento reciproco.
Vi ringraziamo fin d’ora per l’attenzione, la solidarietà e l’impegno che vorrete dedicarci.

 

Lillo Mendola

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Pubblicato da admin il 3 febbraio 2015
III consensus conference

III consensus conference

Si è tenuto a Bari il 29 e 30 gennaio 2015 la terza consensus conference sul mesotelioma maligno della pleura patrocinata  dall’associazione italiana oncologi medici ( AIOM)  e con il “contributo incondizionato” (sponsorizzazione) di  tre famose case farmaceutiche la Lilly, Bristol-Myers Squibb e Boehringer Ingelheim. La prima conferenza si è svolta a Bologna nel 2008  , la seconda  a Torino nel 2011  con l’intervallo della conferenza governativa sull’amianto del 2012 tenutasi a Venezia.

Nell’introdurre l’importanza dell’evento che si tiene ogni tre anni circa, i due presidenti il Dr. Carmine Pinto dell’AIOM e Prof .Giorgio Scagliotti coordinatore della  Rete organizzativa nazionale per la promozione della comprensione dei fenomeni molecolari, l’ottimizzazione dei percorsi diagnostici e terapeutici e gli studi clinici sperimentali per il mesotelioma maligno della pleura  hanno evidenziato che la terza conferenza di consenso sul mesotelioma nasceva proprio sulla scia della conferenza governativa sull’amianto di Venezia voluta fortemente dall’ex Ministro della Salute On. Renato Balduzzi ed era un momento professionale di unione che ne metteva  in risalto l’aspetto multidisciplinare. Quello di Bari era un evento terminale che culminerà in raccomandazioni cliniche precise sulla più infausta patologia asbesto- correlata: il mesotelioma pleurico.

La scelta di Bari, come luogo d’incontro, ci sembrava potesse in una qualche misura colmare un deficit insito nella “costruzione” di questa rete organizzativa che prevede cosiddetti “centri di riferimento” da Roma in su e solo in 7 regioni su 20. La nostra regione, la Puglia, ne è rimasta esclusa nonostante l’alta incidenza della patologia riscontrate a Bari con il sito d’interesse nazionale (S.I.N.) Fibronit ed a Taranto dove gli ultimi rapporti SENTIERI (acronimo di Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori ed altri Rischi) hanno visto incrementi del 400 per cento del mesotelioma dovuti all’utilizzo dell’amianto nei Cantieri Navali, Arsenale Militare e non ultimo l’Ilva la cui pericolosità ambientale e sotto gli occhi di tutti.

Man mano che la parte pubblica della manifestazione procedeva come da programma ci rendevamo conto che la stessa si sarebbe potuta tenere in qualsiasi altro posto poiché continuava secondo un copione ben collaudato nei precedenti consèssi: dopo l’introduzione della epidemiologia del mesotelioma in Italia si è parlato della “lezione di Casale Monferrato” e dei mesoteliomi dovuti alla fluoro-edenite a Biancavilla in provincia di Catania.

Ci aspettavamo di sapere della “dimensione” del problema in Puglia, ci aspettavamo che alla Prof.ssa Marina Musti, responsabile del nostro Centro Operativo Regionale (C.O.R.)  Renam Puglia, dessero la parola per evidenziare con i numeri l’emergenza che sta vivendo la nostra regione il cui picco e sempre più spostato nel tempo e sottolineare che il problema è nazionale e riguarda tutte le regioni visto l’uso che se ne è fatto in Italia di questo materiale killer.

In scaletta veniva il turno dell’ex Ministro della Salute Balduzzi cui i congressisti non hanno lesinato elogi ma lo stesso ha preferito intervenire per ultimo prendendosi il compito di tirare le somme della giornata di presentazione.

Lo scopo per cui si svolgono queste conferenze di consenso oltre a quello dello scambio d’idee fra operatori che si occupano della Patologia nei diversi aspetti è anche quello d’informare pazienti e familiari circa i progressi raggiunti dalla comunità scientifica ed in particolare se ci siano novità sul percorso terapeutico e se ci siano possibilità di addivenire in tempi brevi ad una cura o quantomeno se vi siano trials promettenti che vanno in quella direzione.

Il ”manuale metodologico” <<Come organizzare una conferenza di consenso>>   edito dal Sistema Nazionale delle Linee Guida così recita : “Le conferenze di consenso rappresentano uno degli strumenti disponibili per raggiungere, attraverso un processo formale, un accordo tra diverse figure rispetto a questioni sanitarie particolarmente controverse e complesse, favorendo la scelta di orientamenti il più possibile uniformi nella pratica clinica nell’ottica di fornire ai pazienti la migliore qualità di cura in rapporto alle risorse disponibili. Perché la conferenza di consenso diventi uno strumento che allarga il confronto su questioni di salute che interessano gli utenti, è indispensabile che i pazienti, i cittadini e/o i loro rappresentanti siano coinvolti nel suo sviluppo, con modalità e livelli di partecipazione che possono variare a seconda del tema oggetto di discussione.”

In Italia il concetto di conferenza di consenso è soggetto a varie interpretazioni, che spesso portano alla produzione di documenti – definiti “di consenso” –  ma  in realtà rappresentano semplicemente una presa di posizione autoreferenziale da parte di un gruppo di esperti. Dispiace dirlo ma l’impressione percepita almeno nella parte pubblica, in quanto la sezione essenzialmente medica è rimasta nell’alveo degli addetti ai lavori, la si è avuta anche qui a Bari. Vorremmo tanto che le raccomandazioni dei vari gruppi di lavoro segnassero un cambiamento di rotta nell’approccio alla malattia, che le evidenze trovate in laboratorio, se effettivamente cercate, venissero portate nella pratica clinica poiché i pochi finanziamenti statali per la ricerca sul mesotelioma sono stati erogati a “questo” gruppo di esperti.  Non ci sembra però che, allo stato attuale, abbiano prodotto nuove sperimentazioni o se ci sono difettano nella comunicazione nonostante in sede di assegnazione del progetto di costituzione della rete “nazionale” il Quaderno della Salute numero 15  prevedesse che “al fine di facilitare il processo di disseminazione dell’informazione ai professionisti coinvolti ed ad altri centri nonché ai pazienti si prevede l’apertura di un sito web appositamente dedicato.”

Non è che prima della costituenda rete non ci fosse niente, esisteva e persiste una rete di ricercatori facenti parte al  GIMe (Gruppo Italiano Mesotelioma), che aveva partecipato alla prima consensus conference di Bologna e che ha prodotto con l’aiuto di fondazioni private dei trials promettenti, che seppur non suffragate dalla significatività statistica, meritava  di essere ampliata e sostenuta anche dai finanziamenti pubblici   e nonostante abbia avuto riconoscimenti e pubblicazioni  nei consessi internazionali non sono stati invitati . Penso ai riconoscimenti ottenuti all’ IMIG( International Mesothelioma Interest Group) che riunisce ricercatori di tutto il mondo ed organizza una manifestazione che si tiene ogni due anni, l’ultima a Città del Capo nel 2014 e la prossima nel 2016 a Birmingham (U.K.), penso alla partecipazione nei  convegni  del MARF (Mesothelioma Applied Research Foundation ) un’associazione americana formata da pazienti e familiari che si occupa di raccolta fondi  e la messa la bando dell’amianto negli USA che ha erogato  più di dieci milioni di dollari nella ricerca ed organizza convention “con” e “per” familiari e pazienti . Ricercatori che hanno collaborazioni e rete di relazioni internazionale ma che, in Italia, sono oggetto di ostracismo. Noi pensiamo che la collaborazione ed il confronto fra ricercatori sia essenziale proprio per favorire la scelta di orientamenti il più possibile uniformi nella pratica clinica   e nell’ottica di fornire ai pazienti la migliore qualità di cura in rapporto alle risorse disponibili.

Da più parti si dichiara che «l’Italia è al vertice della task force europea per la sorveglianza attiva dell’amianto» noi ci chiediamo come lo possa essere se non vengono intessute relazioni con quegli organismi internazionali che si occupano precipuamente della patologia , se non si considerano i ricercatori che fanno parte di network internazionali che si occupano di nuovi marcatori prognostici e target terapeutici , non è ignorandoli che si fa il bene degli ammalati , si dovrebbero ,invece , trovare convergenze e mettere da parte diatribe  professionali pensando che ogni giorno che passa lo sguardo delle persone ,a cui lentamente viene a mancare il respiro, è  rivolto alla ricerca che dovrebbe essere prioritaria rispetto anche ai risarcimenti e alla sacrosanta richiesta di giustizia.

costituzione di una Procura Nazionale sugli Infortuni e le malattie professionali perché è necessaria la specializzazione

costituzione di una Procura Nazionale sugli Infortuni e le malattie professionali perché è necessaria la specializzazione

L’argomento Giustizia  è stato sviluppato dal Procuratore di Torino Raffaele Guariniello il quale trattando il tema : “ A che punto siamo nel controllo dei rischi” lasciava trasparire tutta l’amarezza per la recente sentenza della Cassazione sul Processo Eternit che sul concetto di disastro ambientale ha vanificato, con la prescrizione del reato,  il lavoro di anni del pool da lui istituito : la produzione di  220.000 pagine dell’ atto di accusa.

Suggerendo  un inasprimento del regime sanzionatorio, l’istituzione di  un Pubblico Ministero Europeo onde facilitare le rogatorie internazionali e la costituzione di una Procura Nazionale sugli Infortuni e le malattie professionali perché è necessaria la specializzazione. Allo stesso tempo agli esperti suggeriva di non intaccare l’imparzialità e terzietà, evitando il conflitto d’interesse del tipo oncologi preposti alla cura della malattia, che siano al contempo consulenti di case farmaceutiche.

La prima giornata del consensus si è conclusa con una tavola rotonda dal titolo strategia di controllo e garanzie di diritti cui per il protrarsi dei relatori precedenti è rimasto solo il tempo di una riflessione ad alta voce, il direttore regionale Inail Giovanni Asaro ha  sottolineato che la legge di stabilità prevede il riconoscimento non solo per gli esposti di tipo professionale ma anche per gli esposti di tipo ambientale solo che al momento mancano i decreti attuativi ,da parte nostra abbiamo sottolineato che, quando e se questo fosse avvenuto, si eliminava una discriminazione fra soggetti che per la stessa causa , l’aver respirato l’amianto, erano decedute e che spesso  l’Inail o il suo ufficio legale aveva difficoltà a riconoscere  l’esposizione di tipo professionale anche quando la stessa azienda assicurata ,affermava di avere “esternalizzato” il lavoro di bonifica degli ambienti contaminati.

strategia di controllo e garanzie di diritti

strategia di controllo e garanzie di diritti

Il presidente del Fondo Vittime Amianto  Nicola Pondrano sottolineava  che quest’apertura ad eliminare le  differenze di trattamento fra esposti  e  fare in modo che non fosse più intesa come una forma di indennità aggiuntiva è stata raggiunta grazie alle lotte e alla mobilitazione della Città di Casale Monferrato . Dispiace che in questo contesto non si siano invitati, gli ex operai Fibronit superstiti, facenti parte dell’ANMIL e gli esponenti del Comitato Cittadino Fibronit che tanto si sono battuti per la sensibilizzazione del problema amianto e la messa in sicurezza del sito. Avrebbero potuto testimoniare come gli operai della Fibronit di Bari hanno dato un notevole contributo alla messa al bando dell’amianto fin dagli  anni 70 ” i dipendenti hanno impostato, sul piano sindacale rivendicativo, il  problema della Salute sul posto di lavoro e  sostenuto lotte durissime culminate nel gennaio-febbraio del 1972, in agitazioni, assemblee e scioperi, che hanno registrato l’unanime adesione dei lavoratori” come recita  un ricorso all’ allora   Pretore Dr. Vincenzo Binetti fatto da 128 operai ,organizzazioni sindacali rappresentati dai  loro avvocati.

Il processo Eternit ha avuto una grande visibilità mediatica ma ciò che ha fatto clamore è stato sia il risvolto penale della vicenda giudiziaria, con la configurazione non accolta del disastro ambientale permanente, sia  il  risarcimento milionario  riconosciuto alle famiglie con le  condanne comminate nei primi due gradi di giudizio. Le azioni giudiziarie fatte a Bari, dei veri e propri processi pilota in Italia, non hanno avuto la stessa eco in quanto la Fibronit  è stata dichiarata fallita vanificando richieste di risarcimento a cui  le famiglie  segnate dall’amianto avrebbero diritto. Infine Bruno Pesce del Comitato Vertenza Amianto   ha sottolineato come a Casale i fondi derivanti dalle transazioni effettuate da chi non ha proseguito le cause legali ,un  milione e mezzo di euro su quattro milioni e mezzo accantonati, siano andati alle strutture pubbliche per fare ricerca e stabilizzare il personale dell’Unità funzionale interaziendale mesotelioma(UFIM ) costituito fra L’Azienda Ospedaliera Santi Antonio e Biagio e Cesare Arrigo di Casale  e l’ASL di Alessandria ,speriamo che questi portino i risultati che le popolazioni coinvolte negli effetti patologici dell’amianto si aspettano.

Lillo Mendola

 

 

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Pubblicato da admin il 28 gennaio 2015

ricerca_25_05431A ricordarci che Bari è una delle Città più colpite dagli effetti patologici dell’amianto è la terza conferenza di consenso sul mesotelioma che si terrà nei giorni 29 e 30 gennaio 2015.La presentazione del convegno organizzato dall’Aiom (associazione italiana medici oncologi) avverrà nella sala consiliare della Provincia da parte del Presidente  nazionale AIOM Prof. Carmine Pinto e dal Prof. Giorgio Scagliotti dell’Università di Torino nominato coordinatore della “rete nazionale”da Renato Balduzzi ex Ministro della Sanità anch’egli presente alla inaugurazione.

Quali tutele e misure di prevenzione sono previste per le popolazioni che vivono vicino ai luoghi contaminati? Quali sono le cure adeguate nel mesotelioma maligno della pleura, il tumore “marker” di esposizione ad amianto? Rispondere a queste domande che interessano i cittadini coinvolti dovrebbe essere lo scopo precipuo del convegno . A fare  il punto sullo stato dell’arte di  questa patologia concorreranno medici del lavoro,  epidemiologi,  medici nucleari,  pneumologi, chirurghi toracici e  radioterapisti. La scelta di Bari che, insieme a Taranto, è una delle città della Puglia più colpite da questa vera e propria epidemia è giustificata  dai numeri che ,purtroppo, anno dopo anno crescono in maniera superiore alla media nazionale come attesta il nostro Centro Operativo regionale presso il Renam Puglia.

Inoltre lo scopo per cui si svolgono questi convegni oltre a quello dello scambio d’idee fra operatori che si occupano della Patologia nei diversi aspetti è anche quello d’informare pazienti e familiari circa i progressi raggiunti dalla comunità scientifica ed in particolare se ci sono novità sul percorso terapeutico e  se ci sono possibilità di addivenire in tempi brevi ad una  cura.

“Le conferenze di consenso rappresentano uno degli strumenti disponibili per raggiungere, attraverso un processo formale, un accordo tra diverse figure rispetto a questioni sanitarie particolarmente controverse e complesse, favorendo la scelta di orientamenti il più possibile uniformi nella pratica clinica nell’ottica di fornire ai pazienti la migliore qualità di cura in rapporto alle risorse disponibili. Perché la conferenza di consenso diventi uno strumento che allarga il confronto su questioni di salute che interessano gli utenti, è indispensabile che i pazienti, i cittadini e/o i loro rappresentanti siano coinvolti nel suo sviluppo, con modalità e livelli di partecipazione che possono variare a seconda del tema oggetto di discussione.”

 Così recita il”manuale metodologico” Come organizzare una conferenza di consenso   edito dal Sistema Nazionale delle Linee Guida

In Italia il concetto di conferenza di consenso è soggetto a varie interpretazioni, che spesso portano alla produzione di documenti – definiti “di consenso” – che in realtà rappresentano semplicemente una presa di posizione autoreferenziale da parte di un gruppo di esperti.

Ci auguriamo che non sia il caso di questo convegno anche perché questa è la terza  consensus conference sul mesotelioma nell’arco di 4 anni ,a Torino nel 2011,  Venezia nel  2012 ed ora qui a Bari nelle giornate del 29 e 30 gennaio 2015 ( presso l’Hotel Nicolaus la parte scientifica riguardante i gruppi di lavoro) .

Noi come associazione familiari abbiamo contribuito al piano regionale amianto  e vorremmo che questa nostra partecipazione all’evento non sia solo formale ma  aiuti a fare in modo che anche la nostra regione diventi un centro di riferimento in quanto l’attuale “rete nazionale” prevede solo centri cosiddetti di “eccellenza”  e riguardano  solo 7 Regioni con esclusione della nostra. Noi ci accontenteremmo  funzionasse l’ordinarietà , anche  da noi esistono le eccellenze : solo che non vengono valorizzate e finanziate.

brochure consensus

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Pubblicato da admin il 7 gennaio 2015
si ripongono chitarra e racchette....

si ripongono chitarra e racchette….

“Prima della diagnosi potevo avere solo una vaga idea di quello che l’amianto poteva procurare, solo dopo ho saputo che era molto pericoloso… ho saputo che i forni della pasticceria erano rivestiti da amianto [il padre era un pasticcere], l’avevano cominciato a capire tardi che l’amianto faceva male…

Dal ‘71/’72 ho vissuto sempre a Japigia, in viale Magna Grecia, prima abitavo in centro… non ho mai lavorato con l’amianto, io faccio, o meglio, facevo il rappresentante di pasticceria… [...]

Quando mi hanno detto che avevo il mesotelioma mi sono sentito morire, era la fine. Adesso cerco di viverla serenamente… più di tanto non ci penso… che cosa bisogna fare? [...] Se uno ci pensa è peggio…

Se qualcosa deve succedere, succede.

Perché se uno inizia a pensare… tante cose salgono alla mente, i pensieri corrono… uno che è cosciente di quello che ha non può fare a meno di non pensare… anche se dice, d’accordo, non ci penso, ma quando vai a dormire ci pensi eccome… [...]

A me vengono certi sogni strani… per esempio, l’altra notte ho sognato che veniva uno da dietro e per salutarmi mi dava una pacca sulla spalla… mi sono svegliato, ho provato un certo dolore.

 Sai da quando mi hanno operato, quella parte del corpo è molto sensibile, se mi tocco io non ho fastidio, ma se mi tocca qualcun’ altro sento una fitta… ho sempre paura che qualcuno mi urti, per questo evito di stare in mezzo alla folla. [...]

E’ uno stralcio dell’intervista che Lillino ha rilasciato ad una ragazza , Agata Mazzeo, per la sua tesi di laurea   “  Indagine antropologica sull’esperienza di malattia provocata dall’esposizione ambientale all’amianto. Il caso Fibronit di Bari.”

 

E Lillino come sempre, quando si trattava di sensibilizzare sugli effetti patologici dell’amianto ,era in prima fila, come pure quando c’era da consolare ed incoraggiare coloro i quali  , purtroppo  non sono pochi, viene  diagnosticato un   mesotelioma, tumore indotto e provocato dall’amianto.

E’ stato uno dei fondatori dell’associazione ed ha partecipato fino all’ultimo, s’ interessava della situazione della Fibronit  responsabile della sua malattia come quella di tanti baresi che hanno avuto la sfortuna  di avervi lavorato o di aver vissuto nelle vicinanze.

Ha affrontato la malattia con coraggio e fino all’ultimo  ha mostrato la sua fibra di combattente.

Ha lottato ed aiutato gli altri, si è sottoposto a cure demolitive anche perché in questo modo era consapevole di aiutare la Ricerca, affinché altri potessero trarne vantaggio.

Ha lottato anche contro la burocrazia che sempre più spesso aggiunge problemi a quelli che un ammalato di tumore  già ha, per il riconoscimento della sua invalidità .

“ Quasi quasi per accontentarli mi facevo  tagliare una gamba, oltre ad avermi fatto  togliere un polmone”,

così dicendo cercava di sdrammatizzare  la sua condizione di sofferente a cui non volevano riconoscergli l’accompagnamento.

A modo tuo la battaglia contro il mesotelioma l’hai vinta Lillino,  ora puoi respirare senza l’assillo che qualcuno ti dia una pacca sulla spalla, non hai più paura che qualcuno ti urti, puoi camminare felice in mezzo alla folla.

Ti abbracciamo e ti ricorderemo sempre, continuando la tua lotta contro l’amianto e per la ricerca di una cura.

Ciao Lillino, dove sei ora troverai l’abbraccio e la comprensione  di Angela, di Lilli, di Lucia, di Grazia, di Elsa, di Ernesto ,di Gennaro ,di Vito ,di Salvatore ,di Antonio , di Michele e di tutti gli altri con i quali  abbiamo avuto l’onore di percorrere insieme un tratto di cammino  e di cui custodiremo un dolce ed intenso ricordo.

 

 

 

Pubblicato da admin il 10 dicembre 2014
Bambolina della Speranza

Bambolina della Speranza

Si raccolgono fondi per la ricerca su molte patologie tumorali,per il mesotelioma poco si fa e quel poco , spesso, viene devoluto a medici o ricercatori che hanno poca esperienza della malattia. Il G.I.Me.( Gruppo Italiano Mesotelioma)  coordinato dal Prof. Luciano Mutti è fuori dai finanziamenti della rete nazionale di recente costituzione  nonostante negli ultimi anni abbia  prodotto trials clinici  di una certa efficacia e meritevoli di approfondimenti sia da parte delle società farmaceutiche che  da parte del Ministero della Salute. 
Anche le Fondazioni private che finora l’avevano sostenuto, hanno preferito finanziare i progetti di altre strutture ,con nomi e addentellati politici che il GIMe non ha voluto  per non avere conflitti d’interesse essendo prioritario ,per questi ricercatori indipendenti, l’ interesse e la salute del paziente. Ci riferiamo alla sperimentazione che più di altre ha dimostrato una certa efficacia ,la combinazione di Gemcitabina e Imanitib ( Gleevec) , queste stesse strutture  non solo non hanno l’onestà di ammettere che si tratta di un rifacimento di una sperimentazione  che appartiene al Gime  ( fonte ClinicalTrials.gov) il cui protocollo è superato  non tenendo   conto degli aggiornamenti nel frattempo  intervenuti , ovvero la non necessità del marcatore PDGF Beta per l’arruolamneto  e la ridotta posologia dell’Imanitib  , ma confermando invece la formulazione iniziale , ottengono  il risultato di escludere  moltissime persone  a cui la combinazione potrebbe  dare risposte positive  sia in termini di riduzione  che di stabililizzazione dell malattia.
A questo proposito i giorni 13 e 14 dicembre presso la Parrocchia San Sabino  di Bari si terrà una vendita della” bambolina della Speranza” ideata e fatta con le mani di una nostra associata coinvolta nella malattia,il ricavato  della vendita e della raccolta  fondi sarà devoluto al GIMe per la ricerca clinica e preclinica sul Mesotelioma.
                                           
                        Sostenendo la Ricerca vogliamo condividere la Speranza con Tutti.
 

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Pubblicato da admin il 23 novembre 2014

Dare voce a chi non l'ha più...Abbiamo sempre guardato a Casale Monferrato come al più importante esempio collettivo di sensibilità ambientale contro l’amianto e all’Associazione Famigliari Vittime Amianto ( AFEVA) un modello da seguire nella lotta della messa al bando dell’amianto.

Anche la nostra città Bari , al pari di Casale Monferrato , è martoriata da un terribile disastro umano e ambientale essendo vittima degli effetti patologici dell’amianto, causati dalla dispersione delle fibre prodotte per tanti anni in massima parte dalla Fibronit  fabbrica di cemento amianto, come la Eternit .

A noi , vittime dell’amianto di Bari, sfugge la logica secondo la quale “un giudice sottoposto alla legge tra Giustizia e Diritto deve scegliere il Diritto” con ciò annullando per intervenuta prescrizione la condanna per disastro ambientale  in nome di un  astratto tecnicismo che rimuove la realtà, “ le morti non fanno parte del disastro ma sono un effetto…quel che perdura è l’effetto, non il disastro” .

Questo è il  tenore del ragionamento fatto dalProcuratore Generale  nella sua requisitoria, considerando il dolore, la sofferenza e la morte delle persone coinvolte nelle patologie tumorali dell’amianto, il mesotelioma, come una sorta di  effetto collaterale, il colpo di coda di una condotta criminale andata in prescrizione.

La sentenza della Cassazione rigettando l’ipotesi accusatoria del “disastro ambientale permanente“  ed escludendo gli effetti della stessa, ha messo in discussione  il ruolo stesso di Giudice negando la “duttilità” interpretativa della propria funzione anche se ciò confligge con il senso di giustizia “la prescrizione non risponde ad esigenza di giustizia sociale ma stiamo attenti a non piegare il diritto alla giustizia sostanziale, il diritto costituisce un precedente, piegare il diritto alla giustizia oggi può fare giustizia ma è un precedente che domani produrrà mille ingiustizie” portando il ragionamento a sconfessare le precedenti sentenze che per certi versi tentavano di coniugare, in mancanza di un disposto normativo, Diritto e Giustizia definendole “sfuggente figura di reato ad evento permanente”.

Ci auguriamo che il clamore e lo sdegno per questa sentenza che da un lato non ammette il reato di disastro ambientale e dall’altro ammette la colpevolezza dell’imputato “il giudice deve sempre tentare di calare la giustizia nel diritto se è convinto della colpevolezza deve sempre cercare di  punire un criminale miliardario che non ha neppure un segno di umanità e prima ancora di rispetto per le sue vittime, ma ci sono dei momenti in cui diritto e giustizia vanno da parti opposte.possa portare ad una normativa che sappia coniugare sia il Diritto che la Giustizia come la stessa Corte ha ammesso di non aver ottemperato con la sentenza del 19 novembre 2014.

L’esempio di composta reazione dell’intera comunità di Casale Monferrato e dell’associazione famigliari vittime dell’amianto  possa continuare ad essere un modello di sensibilizzazione per tutte le associazioni, per bandire nel mondo intero l’utilizzo dell’amianto e possa servire alla bonifica dei territori inquinati e fare da sprono per una svolta nella  ricerca  scientifica, per addivenire al più presto ad una cura del mesotelioma affinché non possa esservi più “latènza” sia della malattia che della Giustizia nel senso che possa al più presto emergere.

Dobbiamo essere grati a Casale Monferrato.

Lillo Mendola

Associazione Familiari Vittime Amianto Bari

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Pubblicato da admin il 27 aprile 2014

Nove è il numero delle ricorrenze, come nove sono gli anni in cui la parola mesotelioma riecheggia nella mente, come una sorta di spartiacque esistenziale, riconduce  alla sensazione d’impotenza  provata nel momento in cui questa malattia viene diagnosticata , il solo nominarla ne  riprovoca  il corto circuito dell’anima

Casale Monferrato 28 aprile 2011

in ricordo delle vittime dell’amianto

Il 28 Aprile di ogni anno ricorre la giornata del ricordo delle vittime dell’amianto proposta nel 2005 dall’ABREA (associazione brasiliana esposti amianto)  assunta e ribadita come tale  dalla Prima Conferenza Europea sull’Amianto in concomitanza della Giornata Mondiale della Salute e della Sicurezza dei Luoghi di Lavoro.

“Tutto cominciò il 10 giugno del 2005.” Così inizia la testimonianza consapevole, v’è sempre una data che resta indelebile in ciascuna vittima dell’amianto e proseguiva ” la mia vita, la sua prospettiva cambiò, radicalmente e brutalmente” fino a spezzarne il progetto.

La ricorrenza, in concomitanza della Giornata della  Salute e della Sicurezza, sembra un paradosso per una patologia indotta dalla mancanza di tutela sia dell’una che dell’altra.

Noi vorremmo  che questa  giornata non servisse solo a “ricordare” le vittime , ma che fosse l’occasione per mettere a fuoco i tanti problemi irrisolti con tutto ciò che riguarda  l’amianto ed i suoi effetti patologici.

Bonifica, mappature, piani per lo smaltimento, discariche sono più di vent’anni che se ne discute e sia pur con ritardo ,la legge istitutiva è del 1992, la nostra regione ne  ha adottato il  Piano Regionale Amianto.

Faticosamente ,grazie alle lotte di una cittadinanza sempre più attiva, si è riusciti ad imporre che nel sito d’interesse nazionale (S.I.N.)  Fibronit non si costruisse e che si ponessero le basi per un grande Parco, che con l’auspicio di tutta la popolazione, verrà chiamato della Rinascita .

 Fibronit  la zona è inquinata ma non si specifica di cosa

Fibronit la zona è inquinata ma non si specifica di cosa

Giuseppe Armenise nel suo primo Romanzo ” Pane e Amianto,girotondo di una città sopra un milione di vite” ha ben presente il dramma di operai e cittadini che vivevano attorno alla fabbrica e che per anni hanno respirato l’aria contaminata dalle fibre cancerogene dell’amianto . Il cronista puntuale in quest’opera prima  lascia il posto allo scrittore  e racconta “ a futura memoria” e mai come in questo caso, per dirla con Leonardo Sciascia, ” la memoria ha un futuro “ poichè narra di  una vicenda, la fibronit di Bari , che ha toccato e continua a toccare la carne viva dei suoi abitanti.

Ci sono voluti l’impegno amministrativo di questi ultimi nove anni perché  si ponessero  le basi per poter scrivere la parola fine alla vicenda Fibronit, ma con la bonifica,purtroppo, non si pone fine al dramma di coloro i quali ne sono coinvolti o che lo saranno. A questa sofferenza, attuale e futura, i regolatori dovrebbero dare risposte specifiche e mettere in atto tutta una serie di azioni affinché  non se ne perpetuino  gli effetti patologici.

Allo stato attuale la nostra legislazione configura vittime di prima serie  e seconda serie.  Si riconosce poco ,in rapporto alla perdita di una vita umana, agli esposti di tipo “professionale” e nulla a coloro che perdono la vita a causa di una esposizione di tipo  “ambientale”.  Ora  essendo  bandita la lavorazione dell’amianto e, sulla carta, l’esistente dovrebbe essere smaltito, sempre più gli esposti di tipo ambientale saranno in soprannumero rispetto a quelli di natura professionale aggiungendo, alla paritaria sofferenza, la beffa di nessun tipo di azione risarcitoria.

La consapevolezza del rischio amianto ,gli effetti patologici stratificati nel tempo che questo comporta, non è a tutti chiaro ed è qui che la cittadinanza attiva gioca un ruolo essenziale per l’opera di sensibilizzazione . La latenza della malattia sminuisce l’emergenza sanitaria, i morti diventano “invisibili” tanto che l’esigenza di eliminarne le cause o di approntare delle ricerche scientifiche per trovare una cura passano in secondo piano. Spesso gli amministratori, per non creare allarmismi, non hanno il coraggio di chiamare le cose con il loro nome ,il fenomeno viene ovattato.amianto

Il caso della Fibronit in questo senso  è paradigmàtico , s’è fatto in questo caso il  girotondo delle parole :  a tutt’oggi  non esiste una dicitura che evidenzi la presenza dell’amianto , così facendo  le vittime del male d’amianto  appaiono come se fossero colpevoli del male stesso.

Ed invece bisogna essere chiari e diretti anche nella campagna di sensibilizzazione:

  “eliminare l’amianto prima che l’amianto elimina te!”

La battaglia contro l’amianto dovrebbe essere intrapresa tutti i giorni denunciando le località dove questo viene abbandonato o è situato  poiché  la tutela della Salute non è barattabile con il quieto vivere o con il ricatto dell’occupazione e degli interessi economici in generale.

Un discorso a parte merita  la ricerca sul mesotelioma dove persistono  criticità che non si affrontano con l’urgenza e competenza necessaria.

Fino a poco tempo fa ,il mesotelioma era considerata una malattia rara, i finanziamenti che la ricerca riceveva erano residuali perché da dividere con il finanziamento alla ricerca di altre patologie  rare.

La ricerca ha puntato molto sui dati epidemiologici e poco sulla ricerca preclinica e clinica e quel poco è stato   finanziato da Fondazioni private che a loro volta hanno finanziato gruppi di ricercatori su singoli progetti.

Sull’onda della risonanza mediatica del Processo Eternit si è organizzata la 2a conferenza governativa sull’amianto dove la ricerca clinica è risultata molto deficitaria puntando più sulla problematica inerente alla individuazione dei siti, dello smaltimento e della bonifica, problemi sicuramente importanti, ma che poco aiutano chi malauguratamente si trova coinvolto nella malattia.

Tenuto conto che il picco della malattia è prevista nel 2020 nel mondo i tumori da amianto stanno effettivamente avendo una impennata sia nel numero dei gruppi che se ne occupano sia nella qualità della ricerca condotta.

Tutto ciò al di fuori dell’Italia, anzi paradossalmente idee e ricerche italiane per mancanza di fondi sono costretti a farsi finanziare da altri stati  quali l’Australia ,Stati Uniti e Canada con il risultato che i nostri ammalati non possono aderire ed usufruire  di  queste sperimentazioni cliniche.

In conclusione il miglior modo per ricordare le vittime dell’amianto é  farsì che tutti gli sforzi vengano indirizzati alla ricerca di una cura ,e  fare in modo che i tentativi di  sperimentazioni cui gli ammalati si sottopongono non sia fine a se stesso ma che possano avvantaggiarsene coloro i quali si ammaleranno in futuro,  dimodochè   rimangano  “vivi” e non rientrare nel freddo numero delle statistiche del Registro  Nazionale Mesoteliomi.

A loro va il nostro pensiero.

Lillo Mendola

 

Pubblicato da admin il 3 dicembre 2013

Il diritto a non essere più confortati, Giuseppe Armenise, autore  del suo primo romanzo - Pane e amianto - ricorre ,per spiegarlo, a Pablo Neruda  :

“ Vivi nella mia assenza

come in una casa

E’ una casa sì grande l’assenza

che  entrerai dentro i muri

e appenderai i quadri nell’aria”

     

Il personaggio di Francesca, figlia di una vittima dell’amianto “ ne aveva abbastanza di conforto. Voleva che le fosse riconosciuto il diritto a non essere più  confortata. E voleva che questo diritto le fosse riconosciuto subito. Se la poesia ha un senso, il senso è quello di dilavare via i grumi del rancore. Spesso non è l’assenza che sentiamo, ma l’abbandono. E ne diamo colpa a chi se ne andato. Il papà di Francesca se n’era andato una mattina senza preavviso, con la stessa fatalità con la quale aveva affrontato ogni santo giorno a piedi la strada che separava la casa degli affetti dal lavoro delle certezze. Lungo la via aveva incontrato più volte, beffarda, senza che questa mai facesse le presentazioni, la trasfigurazione di una lusinga. Forte, seducente, infida lusinga. Lungo la strada, durante il lungo trascorrere della città che rotolava attraverso i binari della ferrovia dal quartiere Japigia a Madonnella, si era venuto formando lo spazio mentale dove albergavano insieme la sapienza del carnefice e l’intensità di slanci emotivi della vittima.”

girotondo di una città sopra un milione di vite. Fibronit per non dimenticareDa un episodio di cronaca, il caso della  Fibronit di Bari il cronista puntuale,  come se  volesse un effetto catartico lascia il posto allo scrittore,  racconta  “per non dimenticare”  la storia di un percorso d’amore, di denuncia, di dolore, di morte, ma alla fine di crescita e riscatto civile capace di affermarsi nonostante persino le vittime designate perché esposte ai veleni di una vecchia fabbrica d’amianto appaiano chi assente, chi addirittura ostile, preda di un misterioso ricatto che determina, apparentemente contro ogni logica, la sopravvivenza per oltre vent’anni di una discarica di rifiuti cancerogeni tra le case.

Ci racconta della crescita civile degli operai, dei cittadini, della consapevolezza che l’amianto non solo fa male , ma che uccide non solo le persone che ne vengono a contatto ma soprattutto i loro progetti di vita.

Dalla denuncia del caso Fibronit nasce un lungo percorso di riscatto civile e  di ricerca personale. C’è un misterioso patto che tiene insieme gli ex operai sopravvissuti  e il destino futuro dei suoli della fabbrica abbandonata. Un patto che affonda le sue radici nell’illusione del progresso. Tanti si sono legati a questa promessa convinti di poterne ricevere protezione, conforto e un futuro per i propri figli. Ma il patto è un imbroglio e insieme una maledizione, che colpisce soprattutto chi si dimostra più fedele e leale.

In tredici anni di storia, viaggiando tra Bari, Matera, Broni, Casale Monferrato, Torino, Lecco, Bergamo e Milano, si intrecciano le vicende professionali e umane di un gruppo di persone (il Giornalista, il Biondo, il Baffo, lo Smilzo, il Sornione, l’Assessore e il protagonista, voce narrante) :  lo zoccolo duro del Comitato Cittadino . In principio sospettose l’una dell’altra, vengono chiamate quasi inconsapevolmente a stringere una catena di amicizia e solidarietà per fare i conti con una città lontana, ostile e spesso rassegnata. Una città che non vuole vedere i rischi ambientali e igienico sanitari ai quali, se non si intervenisse presto con una bonifica, almeno altre due generazioni sarebbero consegnate al rischio amianto ,come i dati del C.O.R Puglia hanno evidenziato in questi anni.

Il mistero della Fibronit, alla fine, si svela solo grazie al senso della maternità e alla profondità del femminile. Sono madri, mogli, figlie e vedove delle vittime (quasi ormai 400 tra gli operai, ma a decine anche nella popolazione, tra coloro che non hanno mai lavorato alla Fibronit) a consentire – attraverso la loro testimonianza di vita capace di evocare una grande stagione di energia, amore, pietà e speranza – di risalire alle tante verità inconfessate e crudeli che appartengono agli uomini della fabbrica dell’amianto. Sarà una donna, dopo dieci anni di rivendicazioni, delusioni, tradimenti, tentativi di corruzione, sequestri e processi penali, a riuscire finalmente nel compito di riscattare le attese frustrate dei protagonisti e portare a compimento l’iter per la  bonifica. Un traguardo raggiunto dolorosamente, con decine di vittime lasciate colpevolmente per strada e consegnate alla memoria, di altre che purtroppo rimarranno coinvolte dagli effetti patologici dell’amianto per  cui si chiede alle Istituzioni  che si facciano carico  della ricerca di una cura del   mesotelioma, anche  per evidenziare  la possibilità della costruzione di un nuovo senso di comunità.

Il libro verrà presentato dall’Autore il giorno 11 Dicembre 2013 alle ore 18 presso l’aula consiliare del Comune  sita in Corso Vittorio Emanule II a Bari.

 

  

 

 

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Pubblicato da admin il 22 novembre 2013

 

Quale speranza per l'uomo,oggi?E’ il grande tema del Meeting del Volontariato 2013, l’appuntamento  annuale delle associazioni di volontariato  coordinate dal C.S.V. ( Centro di Servizi del Volontariato ”San Nicola”)  che si svolgerà a Bari il 23 e 24 Novembre  presso la Cittadella Mediterranea della Scienza Viale Biagio Accolti Gil,2 (zona industriale ex C.I.A.P.I.).

Il meeting  non è solo un grande evento di promozione  della solidarietà ma è il   momento d’ incontro, riflessione ,scoperta in cui tutte le associazioni si riconoscono.

La domanda :” quale speranza per l’uomo oggi” è il tema di questa settima edizione

Lo stesso tema sarà sviscerato nei vari convegni in cui si svilupperanno le relative  tematiche intorno all’Uomo:

  • Quale speranza per il Lavoro
  • Quale speranza  per le Istituzioni
  • Quale speranza  per l’Impresa
  • Quale speranza  per la Scuola
  • Quale speranza  per la Famiglia

domande a cui tenteranno di rispondere i partecipanti .

Non mancheranno momenti di svago con il concerto di Erica Mou ( sabato 23 ore 20,30 Sala Cittadella) cantautrice che con la sua voce soave si sta proponendo come una delle più interessanti nel panorama musicale italiano.

Ci sarà uno spazio dedicato ai bimbi e per rendere più condiviso il percorso del meeting gareggeranno fra loro le varie associazioni andando allo “sbaraglio” misurandosi nel Canto, ballo, imitazioni, barzellette per contendersi il titolo di volontario creativo 2013.

Qui il programma-meeting

La nostra associazione parteciperà al meeting, saremo allo stand n.44 , per continuare nell’opera di sensibilizzazione sugli effetti patologici dell’amianto.

 Come raggiungere il meeting:

IN AUTO
Coordinate GPS: 
41″ 07′ 22,96″ N 16″ 39′ 00,99″ E

Provenendo da Nord:

Prendere l’uscita 5 verso Bari Centro/Bari S. Paolo/Interporto
Entrare in Strada Vicinale del Tesoro
Svoltare a sinistra e imboccare Viale Biagio Accolti Gil
Provenendo da Sud:
Prendere l’uscita 6 verso Bari
Svoltare a destra e imboccare Via la Rotella Pasquale
Continuare su Viale Guglielmo Lindemann
Svoltare a destra e imboccare Viale Francesco Fuzio
Alla rotonda prendere la 2a uscita e imboccare Viale Biagio Accolti
 Gil

CON I BUS
Linea 13:
 P.zza Moro – San Paolo (Cap. via Dalfino)
Linea 53: P.zza Moro – S. Girolamo-Fesca – Via De Blasi

Cittadella della scienza

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La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 Aprile 1974

La Gazzetta del Mezzogiorno del 18 Aprile 1974

Con il bando di gara per la messa in sicurezza definitiva, la “vicenda Fibronit” sembrerebbe in dirittura d’arrivo .

La richiesta della messa in sicurezza risale al 1995 ma la pericolosità del sito si conosceva sin dagli anni ’70 del secolo scorso, quando gli operai dell’allora Cementifera Italiana Fibronit SpA (ex Sapic) ricorrevano al Pretore Dr.Vincenzo Binetti  per “la gravissima situazione che regna in fabbrica sotto il profilo dell’igiene e della sicurezza del Lavoro” e dove i “dipendenti continuano ad ammalarsi e a morire.

     Questa che potrebbe sembrare una dichiarazione allarmistica e demagogica, è invece probabilmente inadeguata solo per difetto, alla gravissima situazione che regna in fabbrica sotto il profilo dell’igiene e della sicurezza nell’ambito del lavoro.

    La vicenda non è nuova. Come risulta dai ritagli di stampa [..]da tempo i dipendenti hanno impostato, sul piano sindacale rivendicativo, il  problema della Salute sul posto di lavoro.

 Ed ancora  “ Hanno sostenuto lotte durissime culminate nel gennaio-febbraio del 1972, in agitazioni, assemblee e scioperi, che hanno registrato l’unanime adesione dei lavoratori”.

Il ricorso all’Ill. Sig. Pretore era stato rivolto da 128 operai, organizzazioni sindacali rappresentati dai  loro avvocati.

Nell’esposto si chiedeva che fosse eseguita un’ispezione giudiziale nella fabbrica con l’ausilio d’idonei consulenti tecnici per eseguire i dovuti accertamenti sui tassi di polverosità nei vari reparti e sulle singole produzioni.

Alcuni momenti dell'ispezione in fabbrica eseguita dal Pretore di Bari, dott.Vincenzo Binetti.

Alcuni momenti dell’ispezione in fabbrica eseguita dal Pretore di Bari, dott.Vincenzo Binetti.

 

L’intervento presso l’Autorità Giudiziaria rappresentava un successivo momento della lotta che da anni gli operai conducevano contro la direzione dell’azienda dove si producevano manufatti di cemento amianto, i quali  sprigionavano polveri che provocavano una grave malattia denominata asbestosi : malattia che aveva già provocato nell’arco di 10 anni ben 15 vittime.

La stessa ordinanza confermava ,in data 10.04.1974, che  fossero verificati “lo stato dei luoghi e la qualità e condizione all’interno della fabbrica, posto che a partire dal 1971 erano stati accertati con allarmante progressione numerosi casi di malattie professionali, particolarmente di asbestosi, alcuni sfociati nel decesso dei lavoratori colpiti.”

La fabbrica iniziò la sua attività, precisamente nel 1935, sarebbe durata fino al 1985, occupando un’area di circa 100.000 metri quadri e impiegando mediamente 400 lavoratori. Essa fu collocata al di fuori dell’area urbana, tuttavia nei decenni successivi, la città ha finito con  inglobare la fabbrica in una progressiva espansione verso Sud, durata fino ai primi anni Novanta. Durante il boom economico e edilizio degli anni Cinquanta e Sessanta, proprio in questa zona sono  stati , infatti, costruiti  numerosi palazzi di edilizia popolare: appartamenti a basso costo che attrassero principalmente, agli inizi, gli operai della fabbrica, i quali, assieme alle loro famiglie, si trasferirono nelle immediate vicinanze del luogo di lavoro. Alcuni lavoratori con le rispettive famiglie hanno vissuto proprio all’interno dello stabilimento, abitando negli appartamenti messi a disposizione dalla compagnia . Quella che era aperta campagna, in un paio di decenni, è andata trasformandosi in una zona densamente popolata; sono sorti grandi condomini, cooperative, ma anche numerosi servizi, scuole, attività commerciali, uno studentato universitario, anche un campo nomadi non autorizzato, sgomberato e spostato appena un po’ più in là. Tutto ciò letteralmente a ridosso di quello che oggi è considerato un sito d’inquinamento ambientale di rilevanza nazionale.

Inoltre, via Caldarola, dove sorge lo stabilimento, ha rappresentato, ed è tuttora, una delle principali strade di una città squarciata dai binari di una ferrovia che divide il centro da quella che ormai non può più essere considerata periferia . Una strada, attraversata ogni giorno da centinaia di automobilisti e pedoni. Presso lo stabilimento si producevano molti manufatti in cemento-amianto (tubi, lastre ondulate, vasche, manicotti, etc… ), impiegati massicciamente in edilizia. L ’amianto utilizzato proveniva per la maggior parte dalla cava di Balangero, dall’Australia e dall’attuale Zimbabwe.

Il cemento-amianto era costituito per il 15/20 per cento da amianto e per il resto da cemento .

da sinistra: i laboratori MeleValerio,Scardicchio del Consiglio di Fabbrica,il Prof.Antonio Grieco,la dott.ss a Marina Musti, Il prof. Nicola Zurlo e il prof.Marroni consulente medico dell'INCA-CGIL centrale

da sinistra: i lavoratori Mele,Valerio, Scardicchio del Consiglio di Fabbrica,il prof.Antonio Grieco,la dott.ssa Marina Musti, Il prof. Nicola Zurlo e il prof.Marroni consulente medico dell’INCA-CGIL centrale

La lavorazione, nelle sue varie fasi, avveniva senza alcuna prevenzione e, pertanto, senza alcuna garanzia nel suo impatto ambientale: le operazioni di trasporto e la manipolazione del minerale determinavano una notevole dispersione di polveri, minacciando la salubrità sia del luogo di lavoro sia delle aree adiacenti alla stessa fabbrica.

L’amianto era trasportato in sacchi di juta, quindi sottoposto alla sminuzzatura e cardatura ad umido per separarne le fibre, per poi essere miscelato con cemento e impastato con acqua. Dopo la stagionatura, i manufatti erano rettificati al tornio e segati a secco. È difficile immaginare quanta polvere potesse disperdersi durante questo ciclo.

Soltanto nel 1967 si apportarono alcune parziali modifiche al processo produttivo: il trasporto adesso avveniva con l’ausilio di mezzi meccanici proprio per diminuire (seppur di poco) la dispersione delle polveri.
 I provvedimenti adottati dall’azienda non furono  ritenuti sufficienti e idonei  dai lavoratori tant’è che si rivolsero al Pretore.

Nel 1975, lo stesso anno delle prime denunce della totale inesistenza di  misure di sicurezza sul luogo di lavoro, da parte dei sindacati, fu  rilevata la presenza di polveri nell’aria non solo della fabbrica, ma anche nelle zone limitrofe, già ad alta densità abitativa.

L’ex Sapic (Società Adriatica Prodotti in cemento-amianto)  per decenni ha anche stoccato rifiuti di lavorazione e scarti di produzione, colmando aree depresse e livellando ampie zone di territorio sia per recuperare superfici utili alla movimentazione di mezzi meccanici sia per la costruzione di nuovi capannoni.

La Fibronit , nel corso della sua attività produttiva, ha adibito intere aree a discarica di rifiuti e scarti di lavorazione, in quanto non erano stati previsti sistemi di raccolta e smaltimento degli stessi, mancava, fra l’altro, una normativa che regolamentasse le procedure in tal senso .Anche altre aree della città, esterne alla fabbrica furono ripetutamente utilizzate come discarica abusiva.

La signora  Franca Maria Bortone, vedova dell’avvocato Gaetano Volpe, uno dei principali punti di riferimento delle lotte sindacali a Bari negli anni Settanta, soprattutto per quanto riguarda il “caso Fibronit”, racconta che “quelli della Fibronit andavano a scaricare direttamente a mare il materiale di risulta contenente amianto, sul Lungomare verso Torre a Mare.

I Baresi lo sapevano che quella era una zona malsana, te ne accorgevi dal pessimo odore, lì ci scaricava non solo la fogna, per questo furono scettici, in un primo momento, quando il Comune decise di costruire proprio lì un’area attrezzata per la balneazione. Sulla spiaggia c’erano pezzi d’amianto grandi come pietre che venivano prelevati tranquillamente dai cittadini per utilizzarli come rivestimento dei pozzi delle loro ville, infatti l’amianto è bello a vedersi, argentato com’ è” .

Sulla beffarda quanto drammatica questione di come si sia  costruito  un’area attrezzata per la balneazione proprio in quella parte del Lungomare, nei pressi di Torre Quetta, senza che il territorio fosse prima bonificato, anche se collegato alla vicenda Fibronit ,torneremo in seguito ,poiché Torre Quetta  è un’altra storia ,che dice molto della mancata consapevolezza e percezione dei rischi per la Salute da parte degli amministratori pubblici.

Come pure ritorneremo in seguito a spiegare del perché , dopo la chiusura dello stabilimento nel 1989, l’opera di una parziale messa in sicurezza del soprasuolo sia stata ultimata solo nel 2007, dopo tante pressioni da parte , ma non solo, delle organizzazioni cittadine e dopo tante morti causate da malattie asbesto-correlate, soprattutto la peggiore, il mesotelioma pleurico. Gli anni dalla chiusura dello stabilimento alla messa in sicurezza provvisoria evidenzieranno le responsabilità più̀ propriamente politiche della gestione del sito Fibronit, durante e, soprattutto, dopo la sua attività̀ produttiva.

Qui si vuole evidenziare di come la battaglia , contro gli effetti patologici dell’amianto, sia iniziata prima che la risonanza mediatica del processo Eternit di Torino ,con la pluriennale lotta degli operai e abitanti di Casale Monferrato tramite l’Associazione Famigliari Vittime Amianto  , la portasse all’attenzione mondiale.

Di come la stessa lotta ebbe inizio proprio dalle lotte e rivendicazioni degli operai baresi, i quali  prima di essere elencati nel C.O.R. (Centro Operativo Regionale) del Re.na.m (Registro Nazionale Mesotelioma) firmarono quel ricorso al Pretore aprendo la strada affinché le leggi  sulla sicurezza dei luoghi di lavoro trovassero piena applicazione, tanto da far dire al Procuratore Generale della Repubblica della Corte di Appello di Bari dott. Ignazio De felice :

” Non deve essere più consentito che alla logica del massimo profitto sia sacrificata ogni elementare preoccupazione dell’incolumità personale degli uomini addetti al lavoro”

Correva l’anno giudiziario 1975.

Credits immagini : Archivio Comitato Cittadino Fibronit 

Credits ricerca : Agata Mazzeo
Università di Amsterdam – Master in Antropologia Medica
Studiosa di questioni politiche e sociali
legate all’amianto e familiare di una vittima.

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