Casale rimane un modello di lotta all’amianto.
 
 
Le  città di Casale Monferrato e Bari sono martoriate da un terribile disastro umano e ambientale, entrambe sono vittime degli effetti patologici dell’amianto.
 
A Bari il killer si chiama Fibronit , a Casale Monferrato Eternit fabbriche di cemento amianto ormai dismesse, entrambe hanno lo stesso suffisso ed uguale conseguenze:
la morte di centinaia di operai e cittadini, provocato dal mesotelioma, inconsapevoli del rischio letale che sprigionano le fibre di amianto.
 
Gli operai che hanno lavorato con l’amianto, in passato, i loro familiari e i comuni cittadini, oggi, continuano ad essere offesi nella loro dignità di donne e uomini: i loro progetti di vita spezzati, i loro corpi afflitti non sono casuali incidenti di percorso o numeri nel calcolo delle probabilità, ma sono l’effetto di logiche di potere e di mercato, le stesse logiche che hanno portato, coloro che hanno perseguito unicamente il proprio profitto economico , a tenere all’oscuro della pericolosità dell’amianto, pur essendone a conoscenza, i lavoratori e i cittadini.
 
Abbiamo conosciuto  Bruno Pesce e Nicola Pondrano  più di cinque anni fa , lì contattammo per costituire un’analoga associazione familiari vittime dell’amianto , ci  risposero , dopo essersi informati da quale città  chiamassimo , che proprio in quel periodo  avevano rifatto lo “Statuto”  in quanto a Casale erano confluite nell’associazione altri gruppi che si occupavano della lotta per la messa al bando dell’amianto, ce  ne inviarono   una copia in modo da  averla come  guida e adattarla alla situazione di Bari.
 
Successivamente  dopo la costituzione dell’associazione  e dopo aver messo “in rete”  il sito www.vittimeamianto.it, molti chiamano il numero telefonico ,che funge da “centro di ascolto”,  contattandoci  per parlare con il Comitato Vertenza Amianto.
Puntualmente  giriamo il loro  numero telefonico, specialmente ai giornalisti, che vogliono intervistarli per questioni relative al processo Eternit.
 
Dopo tre anni di contatti telefonici, l’occasione per conoscerci personalmente è la sesta giornata mondiale delle vittime dell’amianto,tenutasi a Casale il 28 Aprile di quest’anno.
 
Facciamo   parte della delegazione dell’Associazione Familiari Vittime Amianto della città di Bari, invitata da quella casalese a partecipare al convegno di lotta Un mondo senza amianto assieme a diverse altre delegazioni italiane ed estere (Messico, Stati Uniti, Brasile, Francia, Gran Bretagna, Spagna, Svizzera) di associazioni di familiari delle vittime dell’amianto, di esposti, rappresentanze sindacali, politiche, mediche e giuridiche, esperte delle questioni legate all’amianto.
Ad ogni angolo di strada, da molti balconi, da molte vetrine sventolavano i tricolori della giustizia,  bandiere italiane issate  soprattutto per  lanciare il messaggio : Eternit Giustizia
Casale Monferrato in quei giorni è il punto di riferimento mondiale della lotta per la messa al bando dell’amianto nel mondo.
Secondo le stime dell’International Labour Organization (ILO), il bilancio mondiale delle vittime per l’esposizione professionale all’amianto è di almeno 100.000 all’anno, cui vanno aggiunti molti altri casi di patologie asbesto correlate per esposizione ambientale e domestica.
Nel 2000 i Paesi che avevano bandito l’amianto erano 18, nel 2010 55; nel 2000 in 66 Paesi si consumava amianto, nel 2010 in 39.
L’obiettivo del convegno di lotta Un mondo senza amianto è quello di redigere un documento mediante il quale avanzare delle istanze presso le principali istituzioni e organizzazioni europee e mondiali per l’ambiente, il lavoro e la sanità.
Bruno Pesce,  portavoce per l’Italia, sottolinea l’importanza simbolica del processo Eternit che si sta svolgendo a Torino, nel quale i principali azionisti di controllo, il barone belga Jean-Louis De Cartier De Marchienne e lo svizzero Stephan Schmidheiny,  sono accusati di disastro ambientale doloso permanente.
 
È probabile che nel prossimo futuro si avvierà un processo bis per coloro i quali si sono ammalati successivamente e non sono costituiti nel processo  e questo riguarderebbe anche i lavoratori italiani impiegati presso gli stabilimenti Eternit in Svizzera.
 
Casale Monferrato è  diventata un punto di riferimento per le altre cittadine, italiane e straniere, per le sperimentazioni di diversi protocolli su come affrontare la bonifica, per la diagnosi e la cura del mesotelioma pleurico tramite il finanziamento al Gime (Gruppo Italiano Mesotelioma) della Fondazione Buzzi Unicem onlus, società cementifera di Casale che in questo modo contribuisce a dare una speranza ed a credere in una cura.
 
Su circa 1200 casi di mesotelioma pleurico registrati in Italia, 40/50 sono a Casale M. e di questi l’80% è causato da esposizione ambientale alle fibre d’amianto.
 
Bisogna estendere la consapevolezza del rischio che la tragedia dell’amianto provoca.
 
Il processo dopo 66 udienze ha chiuso la fase dibattimentale, l’accusa ha chiesto venti anni di reclusione per i due imputati, massimi esponenti della multinazionale svizzero-belga , la sentenza è prevista per il 13 febbraio 2012.
 
Nel documento finale del convegno  il “Processo Eternit” rappresenta il simbolo concreto delle battaglie per ottenere giustizia  ed  assume una prospettiva internazionale per quanto riguarda i diritti delle vittime e i crimini legati all’amianto, determinati dalle multinazionali.
 
Il processo si è potuto fare grazie alla trentennale lotta dell’associazione familiari vittime dell’amianto , dei sindacati ,delle istituzioni, che sono rimasti accanto alle vittime,  determinando la coesione di una Città  che vuole Giustizia in  memoria di tutte le morti provocate dall’amianto   e  per questa via contribuire a  bandirlo nel resto del  mondo.
Purtroppo a rompere questa “coesione” sono state fatte circolare  prima delle “voci“ di proposte transattive da parte del maggior imputato Stephan Schmidheiny con parziali smentite del sindaco e della giunta di centrodestra che la sostiene,successivamente , grazie alla stampa locale ,quando si è saputo il veicolo  (la Becon AG societa satellite) attraverso il quale si concretizzava la transazione, “l’offerta del diavolo” non è stata più nascosta.
 
A nulla sono valsi gli appelli lanciati dall’associazione famigliari vittime amianto (AFEVA) ,nell’assemblea pubblica del 7 dicembre da loro organizzata a cui non si è presentato il sindaco Demezzi .
 
In  particolar modo l’appello fattogli da Romana Blasotti Pavesi la  coraggiosa  Presidente dell’associazione ,da quello accorato della D.ssa Daniela De Giovanni  oncologa responsabile dell’hospice cittadino, che ha riferito dei 47 nuovi casi di mesotelioma dall’inizio dell’anno a Casale,dato sottostimato.
 
Da  Bruno Pesce che ha messo in evidenza i risultati del processo ,da  Nicola Pondrano che ha evidenziato l’incongruenza di accettare l’offerta di 18,3 milioni dallo svizzero e rimanere come parte civile “ a fianco delle vittime”.per il belga Jean-Louis De Cartier De Marchienne  a cui ha augurato lunga vita ma a quasi 91 anni  c’è la probabilità che non possa “partecipare” ai tre gradi di processo.
Da altri innumerevoli interventi di associati che sottolineavano come  la proposta non doveva essere neanche presa in considerazione sentendosi offesi e indignati per la scelta che gli amministratori si accingevano a prendere.
In particolar modo non riuscivano a capire  perché il sindaco andava a prendere una decisione senza coinvolgere la città , accettando l’offerta economica dello svizzero , reputando congrua  la  valutazione dei danni che tutti invece considerano insufficiente ma soprattutto spaccava una città fino allora coesa ,che ha avuto più di 1800 vittime, ha molte aree del proprio territorio ancora inquinate dall’amianto, ha una consolidata e drammatica incidenza di 50 nuovi casi all’anno di mesotelioma, ha una ingente quota di superficie e volumi da bonificare.
 
La rabbia e l’indignazione dei cittadini,si è riversata per le strade di Casale , ed alle 3,27 del 17 dicembre a misfatto compiuto l’AFEVA  ha continuato a ricevere  la solidarietà dall’estero e dall’Italia come dimostrano l’email pervenute all’associazione delle vittime da tutte le parti del mondo.
 
Come ha ben “postato” l’avv. Sergio Fravettotradimento ed autorete per la città”sul gruppo di facebook “Processo Eternit”, con un voto irresponsabile ha reso pur in presenza  di un’ imputazione penale gravissima (disastro ambientale doloso permanente) a carico dei proprietari svizzero e belga dell’Eternit ed una richiesta altrettanto pesante di pena fino a 20 anni, il consiglio comunale con un voto irresponsabile ha regalato all’imputato svizzero uno sconto senza precedenti:
  • ha regalato  il disimpegno totale dall’obbligo futuro di bonifica e di ulteriore risarcimento a fronte di fattori ed eventi in corso di verifica ed accadimento;
  • ha regalato una quantificazione irrisoria dei danni ad oggi, senza proiezioni certe.
  • si è dichiarato completamente risarcito, oggi anche per il futuro.
  • si è accollato tutto l’onere della bonifica, assolvendo gli inquinatori da ogni responsabilità risarcitoria ulteriore.
  • l’offerta economica dello svizzero Schmidheiny è stata accolta in un baleno, con clausole liberatorie gravi ed illegittime perché lesive del diritto dell’intera comunità ad avere risarcito tutto il danno ambientale subito; ciò è avvenuto in pendenza di un processo giunto al termine del dibattimento ed in attesa della sentenza. Non ci poteva essere regalo maggiore all’imputato svizzero e, soprattutto, quando il secondo imputato ha oggi già 90 anni.
  • l’imputato svizzero, fino all’ultima udienza del processo, ha negato ogni responsabilità per l’inquinamento e i suoi avvocati hanno tentato di demolire l’impianto accusatorio della Procura di Torino;
  • non ha versato nulla in questi anni per la bonifica a Casale, pur conoscendo la causalità esiziale della fibra di amianto utilizzata negli stabilimenti.
E prosegue : ” Il consiglio comunale, la giunta ed il sindaco stanno realizzando una grave ed irreparabile autorete alla città; compiono un atto di sfiducia nei confronti della Procura di Torino e del Collegio del Tribunale che hanno dedicato tempo e professionalità, intelligenza ed intuizione investigativa.”
 
In effetti il “Processo Eternit” (1) ha utilizzato una soluzione giuridica radicalmente diversa al problema della qualificazione dei danni da amianto, per la prima volta la Procura ha deciso di non contestare ai responsabili dell’esposizione i reati di omicidio o di lesioni colpose in relazione ai singoli soggetti che hanno contratto il mesotelioma, bensì i reati di cui all’art. 437 co. 2 c.p. (rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro, aggravato dalle verificazione del disastro o dell’infortunio) in relazione alle patologie (non solo mesoteliomi, ma anche asbestosi e tumori polmonari) insorte tra i lavoratori, e del reato di cui all’art. 434(disastro doloso) in relazione ai moltissimi casi di mesotelioma verificatisi nella popolazione di Casale Monferrato, in ragione della pervasiva diffusione dell’amianto anche al di fuori degli impianti ove la sostanza veniva lavorata.
Il procedimento si segnala  per la scelta di contestare, invece dei consueti reati di danno che presuppongono la prova della causalità individuale tra l’esposizione alla sostanza e le singole patologie insorte tra gli esposti, reati di pericolo, in relazione ai quali per l’accusa è sufficiente fornire la prova che l’esposizione abbia cagionato un pericolo per la salute della popolazione.
Di più l’aspetto più innovativo del processo di Torino è ancora un altro. La contestazione di reati di pericolo non ha impedito, infatti, alla Procura di indicare nel capo di imputazione tutti i singoli soggetti (centinaia di persone) che secondo l’ipotesi accusatoria sono morti o si sono ammalati in ragione dell’esposizione. In sostanza, l’impostazione della Procura è che per contestare non solo gli illeciti di pericolo, ma anche le aggravanti relative alla verificazione degli eventi “disastro” o “infortunio” non sarebbe necessario accertare i singoli nessi causali tra l’esposizione, da un lato, e la morte o le lesioni, dall’altro, bastando l’evidenza epidemiologica che l’esposizione abbia cagionato un danno alla popolazione.
 
Ed ancora prosegue Sergio Fravetto:
 
“ Si stanno valutando possibilità di impugnazione degli atti amministrativi ed ipotesi di azioni di tutta la collettività, anche in surroga del Comune, per difendere i diritti al risarcimento totale dei danni subiti ed attesi.”
 
E  conclude :
 
“Rivolgo un esplicito appello alla Magistratura: noi casalesi, da decenni esposti alla fibra di amianto, colpiti dal mesotelioma negli affetti e fra gli amici, chiediamo una condanna esemplare e giusta, nella parte sanzionatoria, senza sconti od attenuanti; chiediamo una valutazione risarcitoria congrua, complessiva e non residuale, con anche la considerazione di una scansione pluriennale dei danni, data la permanenza del reato.
La nostra storia è la storia di una strage, è la storia del più grande inquinamento industriale italiano e forse europeo. Chiediamo che almeno per una volta, venga sancito in modo giusto il principio che chi inquina paga e paga fino in fondo, senza sconti ed alibi, senza rinvii a nuovi costi per la comunità.”
 
Si, Casale Monferrato per la dignità  della sua gente, per l’impegno e la cordialità dei suoi cittadini rimane,per tutte le associazioni delle vittime amianto , un modello di lotta per la messa al bando dell’amianto nel mondo e non merita una classe politica ottusa come amministratori .
Ci auguriamo sia e rimanga  “pro tempore”   sicuri che l’associazione non si muoverà di un millimetro dalle posizioni assunte affinché  continui a sventolare  ,per Casale Monferrato, il tricolore della giustizia.
 
 
(1)   http://www.penalecontemporaneo.it/gliautori/3-luca_masera/
          “ Danni da amianto e diritto penale “

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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