Un nostro associato,subito dopo il convegno “Verso la 2a conferenza governativa” tenutasi a Casale Monferrato ha inviato una lettera al bisettimanale “Il Monferrato” per esternare le sue perplessità circa la parte del programma che riguarda la Ricerca.

Eravamo fiduciosi nel ritornare a Casale Monferrato,poiché  il Ministro della Salute , mantenendo l’impegno preso l’indomani della sentenza del Processo Eternit,conclusosi in primo grado con la condanna dei responsabili della multinazionale, vi andava a presentare il XV ° Quaderno della Salute .

In più di un’occasione il Ministro Balduzzi  aveva  ribadito la necessità di mettere a punto, in relazione alle tematiche connesse alla individuazione, bonifica, smaltimento dell’amianto ed alla tutela della salute, modelli d’ intervento ispirati ad un approccio integrato da estendere  a tutto il territorio italiano , in quanto il problema amianto si configura come una vera e propria “ emergenza nazionale” nonché sovranazionale.

In particolare per la Tutela della Salute ,facendo riferimento alla situazione di Casale Monferrato aveva  posto l’accento sulla necessità di un progetto centrato sulle diverse aree tematiche: prevenzione, sorveglianza, diagnosi precoce, ricerca clinica  e presa in carico dei casi, da estendere a tutto il territorio nazionale.

L’intendimento del Ministro, è stato messo nero su bianco nel XV ° Quaderno della Salute dai suoi collaboratori ,fornendone uno “stato dell’arte e prospettive in materie  di contrasto alle patologie asbesto correlate”.

 Questo “quaderno”,allo stato attuale ,è stato premesso, è una sorta di “work in progress” verso la conferenza governativa che si terrà a Venezia dal 22 al 24 novembre di quest’anno.

Noi ,associazione familiari vittime dell’amianto di Bari,  siamo rimasti colpiti  nel non veder elencato nelle “slide” esemplificative ,tra i siti d’interesse nazionale da bonificare , quello della Fibronit, responsabile di centinaia di morti tra gli operai e cosa più recente dall’ esplodere dei casi di mesotelioma tra i cittadini residenti ,che hanno avuto solo il torto di aver abitato o frequentato le scuole nelle vicinanze della fabbrica e che non hanno mai avuto a che fare con l’amianto.

Ci è sembrato come se la sofferenza della Città di Bari non venisse presa in considerazione ,nonostante l’opera meritoria sia della magistratura che degli operai e cittadini  baresi che per primi in Italia, hanno sollevato il problema della sicurezza sul lavoro e la pericolosità degli effetti patologici dell’amianto.

La nostra associazione ha uno slogan: lotta al mesotelioma e sostegno ai malati

Per noi la priorità è la ricerca di una cura,conosciamo,purtroppo bene, la fame d’aria, il respiro sincopato, ,l’effetto “corazza”del  torace o addome, la disperazione di chi combatte contro il mesotelioma ,la ricerca spasmodica di un percorso terapeutico efficace, proprio per questo ci aspettavamo che dal “Quaderno” emergessero da parte degli “esperti” indicazioni positive in tal senso.

Sulle quasi 200 pagine del documento nella parte riguardante la “cura” traspare una sorta di rinuncia ,abbondano espressioni del tipo: ” il ruolo della chirurgia sebbene stabilito dalla pratica clinica..è tuttora al centro di controversie” oppure si ammette che per molti anni,il trattamento medico del paziente affetto da mesotelioma pleurico è stato ed ancora  per certi versi  è  ,caratterizzato da un “atteggiamento nichilista” .

Forse per questo la parte più estesa ,nel documento governativo, riguarda l’individuazione dei siti, le problematiche dello smaltimento e della bonifica,argomenti questi ben sviluppati ,mentre l’aspetto della tutela della salute sembra sacrificato forse perché tra i coordinatori,persiste  ancora l’atteggiamento rinunciatario ; non possiamo dimenticare  che uno degli esperti nominati dal Ministro il prof. Garattini ebbe a dire che “ il mesotelioma appartiene al passato,destinato a scomparire quasi naturalmente essendo oggi bandito l’amianto”e quindi si punta alla prevenzione solo attraverso la bonifica dei siti, operazione questa che a nostro parere richiede tempi ancora più lunghi e finanziamenti più cospicui rispetto a  quello del contrasto all’emergenza sanitaria.

La parte riguardante la ricerca clinica è molto deficitaria,eppure nel mondo dei ricercatori v’è un certo fermento,ogni due  anni si tiene un congresso mondiale che riguarda la patologia del mesotelioma,organizzata proprio dell’IMIG,(International Mesothelioma Interest Group)l’ultimo del 2012 è stato tenuto a Boston non più di 10 giorni fa a cui hanno partecipato più  di 500 esperti,dove sono stati invitati anche gruppi di ricerca sul mesotelioma italiani,finanziate dalla Fondazione Buzzi onlus di Casale Monferrato.

Diceva un famoso  cardiochirurgo Sandro Bartoccioni,il quale si è trovato ad essere “dall’altra parte” della barricata che  l’ammalato di cancro si trova ad essere come il naufrago nell’oceano,resiste con la speranza che passi una nave a  raccoglierlo ed invitava gli ammalati a non demordere poiché “una battaglia è persa quando sei tu a pensare di averla persa”.

Fuor di metafora la nave ,per quanto riguarda il mesotelioma,è rappresentata dalla “ricerca clinica”,dalla chirurgia ,dalla radioterapia  e dai tentativi  cui  gli ammalati volentieri si sottopongono  per le future generazioni affinché  possa trovarsi una cura.

I risultati dipendono dalla collaborazione fra Pubblico e Privato, che fanno fronte comune per la ricerca di una cura,esiste già una rete di relazione  fra ricercatori occorre potenziarla e credere che l’interscambio possa portare a risultati a breve termine. Capiamo che si possa correre il rischio di ” illudere”, ma al tempo stesso non bisogna pensare sempre che si possa avere a che fare con “venditori di fumo”,vero  è che i tempi della ricerca sono lunghi,ma se non s’ inizia ad investire la cura del mesotelioma tarda ad essere trovata,occorre fare ogni sforzo con spirito positivo, occorre pensare ai “vivi” affinché non rientrino nel novero delle crude statistiche,ovvero gli inevitabili “colpi di coda pregressi”,in modo che  non vi sia una fine senza speranza ma una speranza infinita.

Lillo Mendola

 

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